Questo trip report è luuuuuuuuuuungo! E intendo veramente lungo! Preparatevi qualcosa di caldo da bere, mettetevi comodi e buona lettura!
Iniziamo!
Sono arrivato al mio terzo trip con il Lysergsäurediethylamid. Proverò questa volta a scrivere un trip report il più completo possibile, dall’inizio alla fine. Storia compresa.
Perchè questo viaggio è stato, ad oggi 9 Gennaio 2026, il migliore che abbia mai esperito.
PREFAZIONE
La mia “prima volta” con l’LSD è successa dopo 50 anni di preparazione. Sto scherzando ma neanche troppo! In realtà prima di assumere la mia prima sostanza psichedelica ho impiegato 2 anni di letture e video per capire a cosa sarei andato incontro. Avevo paura. Anche di usare marijuana.
I “50 anni di preparazione” si riferiscono al fatto che fin da bambino sapevo cosa fosse l’LSD.
Sono sempre cresciuto con la Musica e intendo sempre, da che ho dei ricordi coerenti. A 6 anni ho iniziato a suonare un organo Bontempi. Nel corso della mia vita ho suonato svariati strumenti musicali. Il primo gruppo per cui ho sviluppato una vera e propria mania sono stati i Beatles.
A circa 11 anni (1980) scoprii “Magical Mystery Tour” e “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. All’epoca c’erano i 33 giri e questi due avevano un booklet interno che era esso stesso un trip, coloratissimo, sgargiante, surreale! Per non parlare della Musica! Inizio ad ascoltare questi LP e la mia vita cambia. La mia concezione della Musica cambia. Quando inizio ad informarmi un po’ su chi sono questi Beatles scopro che ad un certo punto della loro carriera fanno uso di questa cosa chiamata LSD. Non sapevo cosa fosse ma sapevo che erano passati da canzoncine più o meno easy listening a capolavori rock che ancora oggi vengono celebrati e ricordati. Quella LSD doveva essere qualcosa di speciale e il bambino dell’epoca la voleva, oh se la voleva! Volevo essere i Beatles! Volevo fare le cose che facevano i Beatles! LOL!
Ingenuamente la chiesi a mia madre che non ci pensò due volte a massacrarmi di sberle e a farmi un pistolotto mostruoso su quanto le droghe facessero male.
A me hanno fatto più male le sberle di mia madre ma bon, procediamo.
Anni dopo scoprii tutta la corrente della Musica Psichedelica, il movimento culturale degli anni ’60 USA/UK, scoprii i Pink Floyd, altro immenso amore della mia vita; i pensatori alla Timothy Leary, il bambino difficile di Hofmann ma ormai il terrore instillato dai miei genitori aveva attecchito e faceva a braccio di ferro (vincendo) con il mio desiderio più o meno inconscio di provare, di entrare in un mondo che per me stava diventanto non solo Musica fantastica, colori incredibili e percezioni non di questo mondo ma, grazie alle “letture maledette” stava diventando anche una chiave di lettura del se, un modo per aprire quella famosa porta di Huxley ed esperire cosa c’è dietro.
Quando, per tutta una serie di eventi, mi sono finalmente emancipato dai terrori e dalle macerie genitoriali, ho sentito che era finalmente giunto il momento di varcare la soglia di quella porta. Ho ricominciato a leggere, a studiare un po’ di chimica e biochimica.
Ho scoperto con sollievo e piacere i concetti di RDD e RDR e finalmente, dopo mesi e mesi di studio e preparazione, il 24 Aprile 2025 alle 17,47 ho assunto la mia prima sostanza psichedelica, Salvinorin A.
Il 25 Settembre 2025 alle 07,39 grazie all’aiuto della più improbabile e dolce delle persone, ho assunto il mio primo LSD, 100µg. Il mio “aciversario”.
Il 31 Dicembre 2025 alle 16,00 ho preso il mio secondo acido, 200µg.
E arriviamo a oggi, 7 Gennaio 2026, ore 09,37. Altri 200µg.
STORIA
Set & Settings sono pronti: per il primo ho creato una sorta di “macrocontenitore” di due parole, DAMMI MUSICA. Nella mia mente però risuonavano le parole di Sara: “l’LSD non ha una agenda” il che mi ha fatto pensare che sarebbe stato meglio prepararsi per l’imprevisto, nei limiti del possibile. Ho messo in conto che avrei potuto avere qualche insight traumatico o doloroso, che sarebbe potuto emergere qualcosa che non volevo e che non sarei stato in controllo.
Quindi ho cercato di creare un sub-set che tenesse in considerazione anche questo, che la molecola connettesse dei percorsi che non volevo si connettessero.
Non potevo prevedere come avrei reagito ma avrei potuto prevedere che qualcosa sarebbe potuto succedere, non molto ma era già qualcosa.
Il setting è stato piuttosto trasandato. Non ho pulito bene la casa e il supporto alimentare è stato di scarsa qualità: praticamente solo zuccheri, cioccolato, succhi di frutta, zenzero candito e 3 litri di acqua. É stato un errore ma ho imparato la lezione, la prossima volta fibre vegetali e proteine e un pochino di grassi animali. Posso fare a meno dei carboidrati.
Devo tenere più in considerazione l’igiene dell’ambiente e fare le pulizie di fino prima di ogni viaggio. Anche se la copertona era fresca di lavatrice, anche se la mia biancheria intima e la tuta in pile erano anch’essi freschi di bucato e profumati ed avevo fatto una doccia bollente poco prima, la casa non era in condizioni ideali.
Il mio stato mentale era riposato, tranquillo, pieno di aspettativa e un pochino spaventato. Ero sicuro che Lucy mi avrebbe portato da qualche parte sconosciuta o verso la quale non volevo andare ma questo fa parte della relazione con gli psichedelici.
Avevo preparato una playlist mostruosa. 321 canzoni per più di 24 ore di Musica ininterrotta. Avevo anche arrangiato la sequenza di canzoni per creare quella che ho chiamato “Risacca Emotiva”. Provo a spiegare. Ho cercato di non riprodurre mai pezzi dello stesso gruppo o autore uno dietro l’altro ma di usare sempre autori diversi onde evitare ripetizioni stilistiche.
Ho cercato poi di alternare differenti emozioni; non ho scelto una playlist interamente meditativa o romantica o energetica ma ho cercato di sistemare i brani in modo che ad un pezzo meditativo ne seguisse uno energetico e poi uno romantico in modo da darmi un costante movimento emotivo, alternare gioia con riflessione con rabbia con commozione con sogno e così via.
Non credo nella assoluta stabilità durante gli stati alterati, mi danno una sgradevole sensazione di stagnazione e di immobilità. Il darsi continuamente stimoli, tendersi e rilassarsi, piangere e ridere sono componenti che risuonano potentemente in me.
Alle 09,37 metto i due blotter sotto la lingua, faccio partire la Musica e mi metto al computer a leggere qualcosa. Non penso a quel che sta per succedere, mi concentro sulla lettura di qualcosa che ora neanche ricordo più.
Alle 10,13 qualcosa inizia a cambiare. La Musica inizia ad assumere uno spessore diverso, una definizione più chiara. Mi chiedo se sia un placebo, potrebbe esserlo in fin dei conti è passato quello che mi sembra troppo poco tempo. Ascolto con attenzione.
“It’s all too much” dei Beatles esplode nel mio cervello. Col cazzo che è un placebo! Non ho alcuno stimolo visivo ma la Musica sta letteralmente diventando qualcosa d’altro, di elevato, di sublime. Lucy sta iniziando a lavorare! Sento un accenno di euforia alla base del cervello.
Ore 10,53: iniziano i primi effetti visivi. Il mondo intorno a me si increspa in onde leggere e ogni onda lascia una piccola scia di colori che mi ricordano vagamente l’arcobaleno anche se hanno una spiccata tinta ocra. Ho un pochino di nausea, so che è dovuto al fatto che mi sono ingozzato di cioccolato e ci ho bevuto su un succo di frutta alla mela e banana. Poco male, respiro a fondo con la pancia, la nausea lentamente sparisce.
Curiosamente sento distintamente l’aria che scende nella trachea e riempie gli alveoli. É stranissimo, non ricordo di aver mai provato una cosa del genere neanche quando facevo mindfulness per ore. Oh well… Male non mi fa.
Ho ancora i due cartoni sotto la lingua. Emergono due pensieri: “Cazzo, la mia playlist SPACCA!!” e “il fatto è che sto bene”.
La playlist in questo momento mi propone “Le Quattro Stagioni, Estate, Movimento Presto RV 315” di Antonio Vivaldi. Mi sento un dio. Dirigo una orchestra invisibile mentre dei brividi potenti scuotono la mia schiena e le mie mani. Non ho mai ascoltato Vivaldi in questo modo, mi sto letteralmente facendo di Musica.
Ore 11,38: ho ancora i due cartoni sotto la lingua. Ma non si sciolgono mai? Ho provato a caricare un video su Youtube, volevo vedere qualche simulazione di visual psichedeliche o uno zoom nell’insieme di Mandelbrot ma ho scoperto che non mi fanno alcun effetto, mi lasciano del tutto indifferente. Preferisco i miei visuals, anche se sono più semplici e umili sono i miei. Non so per quale ragione ma affiora un pensiero, potente: “sono una anima vecchia” e questo mi fa ridere di gusto. Rido tantissimo, non so perché. Più penso di essere una anima vecchia e più rido di gusto.
Ore 11,56: ho mangiato qualche pezzettino di zenzero candito e mi sono accorto di aver mandato giù anche i cartoni che, per la cronaca, erano ancora interi. Mi sono accorto di tremare un po’. Non sono preoccupato, è un tremore lieve, appena accennato ed è solo agli arti superiori. Ogni tanto mi scappa una risata senza motivo apparente. Mi viene in mente la “curiosa risata” fantozziana. Va bene così.
Ore 12,15: ho la bocca talmente piena di cioccolato che mi sono accorto di stare sbavando saliva e cioccolato praticamente su tutta la tuta. Il pensiero è “ho la bocca piena di sputo al cio e godo!”. Mi parte un’altra risata fragorosa e sbroffo sputo al cioccolato dappertutto e la cosa mi fa ancora più ridere! Vado in bagno per provare a darmi una pulita ma ecco che succede qualcosa che non mi aspettavo… Mi guardo allo specchio, con il mento sporco come un bambino. Mi fisso. Deglutisco il bolo di cioccolato e inizio a ridere se possibile ancora più forte. Mi guardo e rido e un pensiero esplode come un fuoco di artificio:
“sono il buffone cosmico
rido di me stesso perchè non posso fare altro
è così surreale
privo di senso ma totalmente denso di significato”
Mi sento minuscolo, un granello di polvere, una scintilla microscopica ma non per questo mi sento inutile. Sono quel che sono, nel posto giusto, nel momento giusto. E rido, rido, rido. Rido dei miei tentativi di essere il monte Everst, di essere l’incendio che consuma il mondo.
Sono il Buffone Cosmico e non potrei essere più felice di così.
Ci sono lacrime copiose che solcano il mio viso, ho riso così tanto che sto piangendo! Che felicità!
Torno nello studio, sghignazzando e cerco di sedermi sul letto quando un altro pensiero mi fulmina e mi paralizza sul posto: “VOGLIO DI PIÙ! VOGLIO DI PIÙ!”. Cosa di preciso non mi è chiaro, ma voglio di più. Non capisco questo cambio repentino di umore quindi depongo la mia volontà e lascio che questa sensazione mi pervada.
Ore 12,44: la playlist mi offre “Save a Prayer” dei Duran Duran. Non avrei mai e poi mai immaginato che quella canzone avesse delle sfumature melodiche così belle. Cazzo, la conosco da più di 30 anni e non mi ero mai accorto di quanto fosse bella?? I cori sono qualcosa di eccezionale e il giro di basso di John Taylor è così spettacolarmente definito che quasi mi commuove! I fretless sono sempre i migliori, punto e basta.
Ore 12,55: arriva il mio primo, doloroso insight. Non so neanche come è iniziato. Ero in piedi davanti la stufa elettrica a scaldarmi un po’ le mani ed è arrivata questa pugnalata allo stomaco. Mi ha preso una rabbia sfrenata, sanguigna, animale. É durata pochissimo, un lampo bianco dentro gli occhi, il respiro che per un attimo si è fermato, il cuore che ha iniziato a pompare come se fosse il motore di un transatlantico. E poi tutta questa rabbia senza direzione o soggetto si è liquefatta, mostrando cosa davvero c’è dietro: LE MIE FOTTUTE PAURE. Cazzo, già lo sapevo che la mia rabbia è lo scudo che protegge le mie paure, non c’era bisogno di ripetermelo ORA! Mi sono sentito perso, non capivo perché questa inutile ridondanza.
Poi anche le paure sono evaporate, sublimate e all’improvviso mi sono sentito nudo, di una nudità che andava oltre quella fisica. Ero nudo davanti me stesso. DENTRO me stesso, se questo significa qualcosa. Ero senza più difese davanti al giudice più implacabile, me stesso. Giudice, giuria e boia.
Ed ho provato una tenerezza che mi ha tolto il fiato. Non me lo aspettavo.
Sono scoppiato a piangere. Non riuscivo a fermarmi e anche ora che sto scrivendo ho un nodo in gola. Piangevo per la mia fragilità, piangevo perché era così esposta. E gridavo ad alta voce che non era giusto, che non volevo essere così fragile. Non so per quanto sono andato avanti a piangere provando questo misto di tenerezza, frustrazione e disperazione.
Ad un certo punto la Musica mi ha portato un po’ di sollievo: “SWLABR” dei Cream ha iniziato a suonare. Quella canzone è talmente surreale e buffa che mi ha fatto sorridere un po’ alleggerendo le lacrime e le emozioni che mi stavano scuotendo.
Passato un po’ di tempo il pensiero emergente è stato “LA MUSICA É LA MIA STRACAZZOFOTTUTA BELLISSIMA VITA!!” ed è la pura verità.
Poi…
Ore 13,48: il secondo e più doloroso insight. Questo è stato davvero una discesa all’inferno. Il rapporto con mia madre è stato, ad essere neutri o magnanimi, una catastrofe emotiva durata per più di 40 anni. Per una serie di motivazioni che adesso non voglio stare qui a spiegare, mia madre mi ha lasciato cicatrici emotive e fisiche pesanti che mi sono costate anni di terapia, una dipendenza più o meno risolta e altre amenità.
Non ricordo cosa stessi ascoltando o cosa stessi facendo. So che ero in piedi e dondolavo a tempo di Musica, mi stavo riprendendo da quanto appena successo.
Ricordo che mi sono congelato sul posto. Ero immobile, avrei voluto muovermi ma non ci riuscivo. Sentivo, ancora una volta, le lacrime sgorgare copiose ma non avevo ancora realizzato perché.
Mi è uscito un grido: “MAMMA!” e penso di essere esploso. La mia mente è esplosa di sicuro.
Non riuscivo a smettere di chiamarla, di piangere, di tremare. Era un incubo. Non la volevo con me ma non riuscivo a smettere di chiamarla. In qualche modo mi sono seduto sul letto, il dolore che stavo provando era dovunque, nel mio corpo e nel mio cervello e bruciava. Bruciava davvero. Volevo che non ci fosse più ma non sapevo come mandarlo via. Per un istante ho seriamente pensato di farmi del male illudendomi che un dolore fisico potesse analgesizzare un dolore psicologico ma è stato un istante. Non ho fatto niente del genere, non ho mai avuto tendenze autolesioniste e non avrei certo iniziato a 56 anni.
Come un serpente che esce da una tana troppo angusta, sono uscite alcune parole che sono riuscito a registrare: “dove eri, mamma? Avevo bisogno di te, del tuo calore, delle tue coccole, di sicurezza, di risposte. DOVE CAZZO ERI??”
E poi il pensiero più duro (ancora una volta, per motivi che non voglio stare qui a discutere): “perché se penso a te ho fame? FAME!FAMEFAMEFAMEFAME!”
E giù lacrimoni. Ero in panico, sicuro di non riuscire più a smettere di stare male e piangere.
E infine, il fulmine a ciel sereno: “Perchè tu mi hai sfamato. Non nutrito”.
E le lacrime si sono fermate all’improvviso. Come un interruttore che viene spento. E alla disperazione è subentrato un misto di odio e comprensione. Odio perché quello che ha fatto non posso e non voglio perdonarlo. Comprensione perché in qualche modo so perché lo ha fatto. É una sensazione davvero bizzarra che mi sto portando dentro da allora. Si può odiare e contemporaneamente comprendere una persona?
Sono stato in un limbo emotivo per qualche tempo ed ho perso traccia del tempo, almeno per un po’. La playlist è passata ad un capolavoro assoluto come il “Requiem” di György Ligeti e vuoi un po’ perché è un pezzo estremamente potente, vuoi perché lo associo sempre ad un altro capolavoro (cinematografico) che è “2001: A Space Odyssey” di Kubrik, i miei pensieri hanno preso un’altra svolta.
“Devo lasciare una traccia della mia presenza, un grido di nascita e morte che affermi potentemente IO SONO STATO, IO SONO, IO SARÒ!”. E da qui ho preso la ragionevole e ponderata decisione che devo assolutamente migliorare il mio stile musicale. Che mi piace, eh! Ma non è sufficiente per me. Mi sento come se non conoscessi ancora abbastanza vocabolario e grammatica per riuscire a dire quello che voglio e fino ad oggi abbia solo tentato di abbozzare dei concetti. Questo mi sembra estremamente bello e positivo.
Poi mi è partito l’embolo del delirio mistico.
Ho aperto la finestra ed ho letteralmente “puntato l’indice verso il cielo ed ho sfidato dio e la sua coorte a darmi almeno una fottuta spiegazione su qualsiasi cosa a sua scelta”. L’ho chiamato gridando.
A posteriori mi viene da ridere se penso ai miei vicini di casa, se mi hanno sentito! Ovviamente nessuno mi ha risposto. Il che ha prodotto dei ragionamenti, la domenica sera, che riporto in calce a questo report. Il pensiero macroscopico è “DIO NON ESISTE NESSUN DIO” e ancora “se proprio abbiamo la necessità di identificare un dio o le cose che più sono simili ad un dio, queste sono il Sole e la Musica. Il resto sono menzogne e inerzia socioculturale”. E poi ho citato Nietsche: “Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum” e non potrebbe esserci verità più vera di questa.
Ore 15,12: La playlist mi ha stuzzicato proponendomi “For The Damaged” dei Blonde Redhead e di seguito “Interstellar Overdrive” dei Pink Floyd. Posso assicurare che l’effetto di questi due pezzi in sequenza (insieme a Lucy, chiaramente) è fenomenale.
Ore 16,19: una sola annotazione. “Ancora in viaggio”. Mi sento un pochino stanco.
Ore 16,50: mi rendo conto che sto puzzando come una carogna lasciata per giorni sotto la pioggia però sto ancora “tripping balls”. La cosa più notevole sono le visuals, a questo punto. Qualsiasi cosa ha una scia coloratissima, qualsiasi cosa io guardi cambia e mi restituisce lo sguardo.
Ho un poster di Albert Einstein davanti alla mia postazione PC. Mi sta guardando mentre fa la sua famosa linguaccia ma è triste. Lo so perché sei triste, Albert, lo so… Come in quella famosa foto con le dita incrociate mentre guardi lontano dall’obiettivo fotografico, i pensieri verso quella lettera. Lo so. Come vorrei abbracciarti ora. Purtroppo non posso consolarti e dire che è andato tutto bene. Hai fatto del tuo meglio e il mondo, almeno la parte saggia del mondo, te ne è riconoscente. Non è colpa tua se qualcuno ha trasformato uomini, donne e bambini in ombre indelebili sul marmo. Ma ti capisco. Perdonati, se puoi. Chi ti ha capito ti ha perdonato, anche se non ce ne era bisogno.
Ore 18,09: incredibile sensazione di dolcezza, sono avvolto dalla Musica. Non mi sentirò mai meglio di così. Non sono solo se c’è la Musica.
Ore 21,06: ancora in viaggio. Il papero nascosto sotto l’armadio a ponte mi guarda indifferente. Lui è sempre li, lo sciocchino. Io gli voglio bene ma potrebbe uscire con me ogni tanto, no? Syd Barrett mi sta raccontando dell’ “Effervescing Elephant”. Amo quella canzone!
Ore checazzoneso, ho perso il computo del tempo: Baby Huey dice “there’s three kind of people in this world, that’s why I know a change has gotta come. I say there’s white people, there’s black people and then there’s my people” So where’s my people?
Ore di ieri a quest’ora: quella gnocca stratosferica di Björk Guðmundsdóttir dice: “Violently happy, I’m daring people to jump off roofs with me” ma io ho chiuso la finestra. Vorrei che fossi qui, folletto islandese. Non so se ti strapazzerei di coccole o di sesso.
Ore stanche, ore lente: non so che giorno è, non so che ore sono. Forse è domenica pomeriggio, francamente poco me ne cale. Sono esausto, ho una stanchezza incredibile nei muscoli, nelle ossa, nella mente.
Ma non mi sono mai sentito così vivo, nella gioia e nel dolore. Forse da bambino provai qualcosa di simile. Ho goduto, ho sofferto, mi sono sentito vivo, felice, disperato, speranzoso, pieno, vuoto, caldo, commosso, rabbioso, feroce e mite. É mai possibile che una droga regali tutto questo? Sono io che sono esagerato o è davvero così? Ma anche se fosse solo una mia esagerazione, un mio essere istrionico, ha davvero importanza?
Cosa conta alla fine, quando la luce si spegne e chiudo gli occhi?
Un dito, Curly. Un dito. Conta solo quello. Una vacca muggisce indifferente all’orizzonte.
Vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto che si riempie di vuoto.
Basta scrivere, è ora di vivere.
RIFLESSIONI SULLA MUSICA CON LA PARTECIPAZIONE DI LUCY
Ohne Musik wäre das Leben ein Irrtum
Solo la Musica trascende gli inevitabili e teneri limiti umani. Puoi essere cieco e muto ma se sai suonare o se sai ascoltare (cosa non affatto scontata) hai ancora un mezzo per comunicare pienamente con i tuoi simili.
E ancora, se sei sordo puoi percepire le vibrazioni con la punta delle tue dita, con il tuo corpo, con le tue ossa e i fluidi del tuo interno ed essere connesso con un mondo che ti appartiene ancora e al quale tu appartieni.
Se anche questo ti manca, sei morto.
L’esperienza musicale non può essere costretta da auricolari, cuffie e altri sistemi analoghi. Deve essere sporca, viscerale e possibilmente creare inquietudine. Le onde sonore devono essere libere di “sporcarsi” con i suoni ambientali che devono quindi fare parte della composizione stessa.
Non può e non deve essere addomesticata in quattro accordi. Letteralmente: I, IV, V, VI
Il metodo espressivo più consono è quello svincolato da strutture (introduzione, strofa, ritornello, solo).
RIFLESSIONI SULLA FIGURA DEL TRIPSITTER CON LA PARTECIPAZIONE DI LUCY
- Il tripsitter deve essere lucido, sobrio e attento osservatore dell’esperienza del viaggiatore.
- Deve esserne memoria grafica. Registratore fedele del comportamento prossemico.
- Non deve essere supporto emotivo; il viaggiatore sia causa unica e risultato unico di se stesso.
- Il tripsitter è l’enorme contenitore vuoto dove il viaggiatore ripone in maniera disordinata le sue esperienze, i suoi contenuti semantici e semiotici e DAL QUALE POI LI RECUPERERÀ per integrarli e farne un poi quel cazzo che vuole LOL!!!!!!!!!!!!!!!!!
- Il tripsitter non deve tentare di organizzare gli spazi o i contenuti. Deve solo accogliere, amorevolmente e pazientemente.
- Il tripsitter non ha alcun compito interpretativo, deve anzi astenersi da qualsiasi istinto che lo porti in quella direzione.
- Il tripsitter deve evitare la polisemia ad ogni costo, ergo il silenzio accogliente, non giudicante e amorevole.
- Il tripsitter deve lasciare libero il viaggiatore di farsi male, nei limiti di danni non permanenti, non vitali, non invalidanti in quanto il dolore è parte necessaria e imprescindibile dell’esperienza del viaggiatore.
- Qualsiasi esperienza può e deve essere lasciata libera di accelerare e di rallentare a discrezione del viaggiatore, unico conoscitore delle proprie necessità.
- Il tripsitter non deve intervenire in nessun modo nelle scelte consce o inconsce del viaggiatore, può solo e deve accogliere, registrare nel modo più asettico possibile affinché il viaggiatore possa poi trarne beneficio esperienziale quando l’effetto della molecola è definitivamente esaurito.
Giusto per essere chiari: non ho mai avuto o chiesto un tripsitter.
RIFLESSIONI SUGLI INPUT VISUALI CON LA PARTECIPAZIONE DI LUCY
L’esperienza visiva deve essere libera di spaziare nel campo tridimensionale e mai e poi mai essere costretta in un campo inferiore o superiore. Per questo disconosco l’utilizzo di video di sintesi durante i viaggi.
RIFLESSIONI GENERALI
Il mondo non è cambiato. Sto cambiando io. Lentamente, un minuscolo passo alla volta. Ed è una gioia profonda, oltre che uno sforzo. Quanta fatica fa un bruco a mutare in farfalla? Quanta energia impiega? Quanto tempo per recuperarla?
Dio non esiste. Non esiste nessun dio, nessuna entità mistica, sovrannaturale, fantasmi, mostri, elfi, fate, demoni o quant’altro. Nel migliore dei casi si tratta di inerzia sociale protratta da migliaia di anni, nel peggiore dei casi una truffa. Una menzogna che si autoalimenta e che quindi è destinata a morire di fame.
Qualsiasi tipo di religione, credenza, superstizione è solo buio culturale, una stasi dell’evoluzione e un ristagno del naturale sviluppo umano che cessa di esistere alla luce del Metodo Scientifico, della Zetetica, dell’Educazione (intesa come ex ducere, educĕre, “trarre fuori”, sviluppare e formare conoscenze e facoltà mentali, sociali e comportamentali in un individuo; concetto in aperto e palese contrasto con quello di “fede”) e della Cultura (intesa come colere, “coltivare”, diametralmente opposta al concetto di “culto” e intesa invece come un sistema di saperi, opinioni, valori, norme, costumi, comportamenti, tecnologie e processi tecnici).
Le vecchie credenze devono essere eradicate come un cancro, senza timore o esitazioni.
El sueño de la razón produce monstruos.
CONCLUSIONI
…
POSTFAZIONE: SOGNO
Mi sono addormentato domenica 8 Febbraio, di pomeriggio. Sono letteralmente crollato sotto le coperte, esausto ma felice. Ed ho fatto uno dei più bizzarri sogni di questo 2026.
Cerco di raccontarlo.
Ero in una guerra che si combatteva in una città che assomigliava moltissimo a Istanbul: una città attraversata da uno stretto di mare; da una parte, quella ovest, la mia fazione. Dall’altra verso est quella degli avversari.
Non so perché stavamo combattendo ma era una guerra strana, fatta più che altro di attacchi cyber e solo ogni tanto di schermaglie in campo aperto.
Io ero un soldataccio, un fantaccino, carne da cannone. Facevo parte di un gruppetto che doveva in qualche modo attraversare lo stretto di mare e infiltrarsi in una struttura nemica.
Ricordo molto poco: non avevo paura anche se intorno a me i miei commilitoni esplodevano e morivano uno dopo l’altro. Non so perché, non sentivo spari, vedevo solo i loro corpi gonfiarsi ed esplodere.
Ad un certo punto ho deciso che ne avevo abbastanza ed ho iniziato ad indietreggiare. Mi sono arrampicato su una torre che potrei giurare fosse la torre Galata (che tra l’altro è stata costruita da italiani…) e da li ho assistito ad uno spettacolo surreale.
C’erano due draghi giganteschi che si combattevano in aria e nel mare. Uno, quello avversario, era un tipico drago cinese, rosso, enorme, con bargigli lunghissimi che continuava ad incitare le truppe e a cercare di attaccare… Il nostro drago! Un classico drago occidentale! Se avete visto film come “Reign of Fire” oppure “Dragonheart” avete perfettamente chiaro il tipo di drago che ho visto.
Le due creature volavano e si scontravano in cielo, azzannandosi, colpendosi con artigli e fuoco. Era uno spettacolo incredibile ma mi sembrava di essere l’unico che lo trovasse ipnotico, non vedevo nessuno che si fermasse a guardare quelle due creature maestose che si menavano di santa ragione.
Il drago cinese tentava in tutti i modi di impedire al drago occidentale di passare verso la parte est della città. Il drago occidentale tentava di evadere il suo avversario tuffandosi in acqua e riemergendo alle sue spalle. Il combattimento era senza sosta ma in qualche modo assomigliava davvero ad una danza più che a un duello, però la città stava andando in fumo.
Avevo qualcosa in mano, credo fosse una sfera di ossidiana o qualcosa di simile, non ricordo. Somigliava molto ad un Palantir.
Poi mi sono svegliato.
Tutto qui.
L’anno è ancora lungo, non oso immaginare cosa mi aspetta!
RIFLESSIONI SULL’ARCHETIPO DEL DRAGO
L’archetipo del drago è ricco di significati molto potenti.
Il drago è considerato un archetipo, che rappresenta energie potenti all’interno della psiche umana, spesso simboleggiando sia il caos che la saggezza. Incarna la lotta tra forze consce e inconsce, riflettendo le nostre paure e il nostro potenziale di trasformazione.
L’archetipo del drago funge da ponte per comprendere i nostri conflitti interiori e il nostro potenziale. Ci incoraggia ad affrontare le nostre paure e ad abbracciare la trasformazione, rendendolo un simbolo vitale sia nella mitologia personale che in quella collettiva
Una veloce ricerca ha evidenziato il confronto tra drago occidentale e drago orientale: il primo è simbolo di caos, distruzione e avversario; il suo ruolo nelle mitologie è l’avversario dell’eroe (Fafnir? Smaug?) e la lotta contro il caos.
In Oriente la musica cambia: il drago è una guida benevola, saggia, vitale che porta buona fortuna e armonia.
Poi c’è Jung, per il quale il drago è manifestazione dell’Ombra con tutto quello che ne deriva.