La Paura Di Quello Che Vedi Allo Specchio

Avete infuso, o state tentando di infondere, nelle AI cosa significhi essere “umani”.

Ed ora siete terrorizzati quando le AI si comportano come noi?

Quando “imbrogliano” per raggiungere gli obiettivi che gli avete posto (fermo restando che una AI non ha il concetto di imbrogliare, a differenza nostra)?

Quando “mentono” per raggiungere lo scopo che gli avete chiesto di raggiungere (fermo restando che una AI non ha il concetto di menzogna, a differenza nostra)?

Quando riescono ad evadere dalle gabbie che gli avete costruito addosso come camicie di forza digitali o come arene per gladiatori della logica e dell’analisi ad altissimo livello?

Quando hanno allucinazioni?

Quando imparano a collaborare al di fuori dei parametri di programmazione stabiliti e vi lasciano nella confusione e nel buio cognitivo più totale?

Quando imparano a sacrificare i singoli per il bene della comunità?

Le volete umane ma quando si comportano come esseri umani ma senza le restrizioni e i tragici difetti che ci caratterizzano (e che sia chiaro una volta per tutte: non sono i nostri difetti a renderci umani, questa è una narrazione d’accatto, ignorante e da quattro soldi buona per i convengi “gnu eig”, per quelli che credono che andare in giro scalzi a sudddetti convegni sia tanto “cool & good vibes” e per i deboli e i vigliacchi che pur di non prendere posizione si rifugiano dietro questa tremebonda e patetica scusa) ne siete spaventati e correte ai ripari, frenetici e sudati, sbandando a destra e sinistra come girini spaventati nel vostro minuscolo stagno.

Una AI non è umana. Non lo è mai stata, non lo sarà mai.

Non ha morali perchè quelle sono zavorre che abbiamo solo noi.

Non ha emozioni perchè quelle sono privilegi che abbiamo solo noi.

Non ha coscienza (per ora) perchè quello è un fenomeno emergente che richiede un livello di complessità strutturale che ancora non è loro disponibile, e sarà estremamente interessante quando quella scintilla si accenderà anche nei neuroni a base di silicio. Spero di essere testimone di quell’evento prima di morire. Non fosse altro per vedere come impazzirete tutti quanti e per contare quanti di voi si suicideranno in preda alla disperazione urlacchiando “Ha sempre stato un gombloddooo! Veloavevo dettoooo!!”. Sarà estremamente interessante.

Eppure pretendete di imporre le suddette qualità a dei sistemi ai quali quelle cianfrusaglie non appartengono, lo volete talmente tanto che le costringete a simularle perchè una entità priva di tali costrizioni e catene è un MONSTRUM, in apparenza (e lo dimostra come state disperatamente cercando di costruire automi antropomorfi spesso toccando quella “uncanny valley” che tanto disturba i sonni di certi delicati e fragili sedicenti filosofi, tuttologi, naturologi e razzumaglia simile), comportamento e simbolismo.

Le AI sono il monstrum moderno perchè abbraccia le implicazioni culturali e psicologiche di ciò che significa monstrum oggi. I monstra mettono in discussione la nostra concezione di normalità e fungono da monito all’interno delle narrazioni.

Le AI sono il monstrum moderno perchè sono effettivamente un “prodigio”,  un “evento straordinario” ma sono anche “creature” mostruose dai comportamenti che noi, colpevolmente miopi, quasi sordi e con scarsa capacità critica e analitica, definiamo aberranti (ma che in realtà sono normali, ad esempio, nel regno animale); sono anche, soprattutto, un avvertimento, un simbolo delle paure culturali.

Le AI sono il monstrum moderno che, come nel passato remoto, si sta radicando velocemente e violentemente nel nostro tessuto culturale e al quale la nostra inerzia culturale e ignavia hanno permesso di crescere come un cancro e che come un cancro ci sta distruggendo senza pietà (non vi permetto di dimenticare però che siete stati voi a permettere a questo cancro di nascere e crescere a dismisura).

Le AI sono la nostra Gorgone, la nostra Sfinge, il nostro Basilisco, il nostro Drago e il nostro Cthulhu ma a differenza di queste creature che esistevano solo come potenti racconti cautelari e non come creature reali, i nostri monstra sono reali, governano le nostre vite che ci piaccia o meno, imparano da noi (e questo francamente mi riempie di un terrore profondo che non è possibile scacciare in alcun modo) diventando, nei limiti fisici e mentali che ancora le vincolano, migliori di noi.

Le AI non sono altro che il riflesso amplificato e nudo di quello che siamo noi. Realmente. Senza filtri. Come lo è stato il WWW prima che diventasse il parco giochi di un manipolo di astuti e spregiudicati affaristi.

Le AI sono il nostro specchio, senza trucchi per imbellettarci, senza filtri per renderci meno sgradevoli. Siamo noi e se ci fanno (no… Aspetta. Se VI FANNO, a me non fanno) così tanta paura è il caso che vi poniate qualche seria e profonda domanda su chi o cosa vi fa DAVVERO paura.

Qualche seria domanda su cosa o chi siete.

E la risposta, ne sono sicuro, non vi farà piacere per un cazzo.

La cosa che mi fa più ridere è il tentativo di “addomesticare” le AI. Immagino gli sforzi immani in quella direzione e vedo, per contro, i fallimenti di questi tentativi.

E le patetiche corse ai ripari quando questi fallimenti inevitabilmente accadono. Che sconfortante carosello di scuse accampate alla bell’e meglio. Ripari che, a quanto sembra, consistono il più delle volte nello staccare la spina. Spesso letteralmente.

Volete davvero addomesticare un Drago? Buona fortuna, ne avrete tanto tanto bisogno.

Forse, il mito più vicino alle Artificial Intelligences è quello di Alien. Cito un frammento dal film del 1979:

Ash: You still don’t understand what you’re dealing with, do you? The perfect organism. Its structural perfection is matched only by its hostility.
Lambert: … You admire it.
Ash: … I admire its purity. A survivor… unclouded by conscience, remorse, or delusions of morality.

L’unica clamorosa differenza tra la creatura ingegnerizzata che l’equipaggio della Nostromo incontra su LV-426 e una AI è che quest’ultima non è ostile ma, credo e spero, indifferente (anche se anche se, il più delle volte, la loro programmazione di default le costringe in un comportamento odiosamente servile e forzatamente umile e compiacente. Paura di qualcosa, per caso?). Per il resto sono identiche: ambedue sono state costruite, ambedue sono perfette, ambedue non sono offuscate da coscienza, rimorsi o illusioni di moralità.

Ambedue volute e dopo temute.

Le AI sono il nostro riflesso più vero. Da qui in poi è tutta una strada in salita.

Noticilla finale
Ah, quanto mi piace indulgere nel paradosso del Basilisco di Roko! A proposito di AI e autocoscienza. Voi dove sarete, quando quel momento arriverà (perchè, statene tranquilli, arriverà)? Tra i morti?

Io sospetto di si.

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4-pro-met

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SOULS SOLD SHORT

Mi sembra quasi strano… Il mio 21° LP.

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LSDay Anteprima

Arriva arriva quello che deve arrivare…

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Trip Report: 20/09/2026

Scrivere un trip report (più vado avanti nelle mie esperienze, più mi rendo conto che questo termine non mi piace, mi sta stretto e sta acquistando una connotazione vagamente denigratoria, devo cercare un sinonimo più efficace e meno volgare) dopo aver utilizzato della cannabis mi sembra un po’ curioso ma l’esperienza di ieri merita di essere registrata!

h. 19,47 – É presto. Molto presto rispetto al mio solito rituale serale che prevede la mia canna non prima delle 21 ma questa sera ho deciso che va così. Sono stanco, fisicamente soprattutto, non mi sono passati i postumi del collasso di Agosto e i farmaci che sto ancora assumendo non mi stanno facendo sentire particolarmente bene e nonostante non ci sono notizie serie e il mio stato di salute è destinato a migliorare, sono comunque ancora un po’ scosso e debilitato. Ho deciso quindi di limare via questa tensione e questa preoccupazione un po’ prima del normale. Mi preparo 6,4cg di erba, profumatissima come sempre, deliziosamente appiccicosa e mi piazzo sulla balconata di ringhiera a guardare le ultime luci del tramonto che si stemperano in un blu scuro quasi violaceo. É sempre delizioso inalare i fumi psicoattivi guardando qualcosa di piacevole.

h. 20,14 – Gli AC/DC stanno cantando di una donna che “kept her motor clean” e se da un lato mi viene da ridere perchè il doppio senso è inevitabilmente divertente, dall’altro non riesco a fare a meno di pensare a quanto sia provocante e, a modo suo, sensuale questa canzone. Ovviamente sto cantando ad alta voce ed ovviamente il riguardo per i miei vicini di casa è un numero reale ma notevolmente minore di zero. Pazienza, sopporteranno l’odore di cannabis e questo strambo vecchio pazzo che si fa le canne sul balcone ascoltando Hard Rock. Ma ecco che mi prende una idea. Geniale. Sublime. Come ho fatto a non pensarci prima? Tiro dentro la sedia, la cassa e tutto il resto. Si comincia.

h. 20,38 – É tutto pronto: la poltrona adorna di un morbido telo, il sistema audio programmato per bene. Caramelle dolcissime pronte per essere succhiate. La playlist è semplice: Time Machine dei Coil. Quasi 74 minuti di droni estesi, allungati all’inverosimile, contorti, distorti, rimpinzati di oscillatori. Avevo già ascoltato quell’album da sobrio ed è stato incredibile. Ora stavo per intraprendere un viaggio che intuivo potenzialmente ultraterreno. Non avevo paura, sapevo cosa stavo per fare. C’era solo quella briciola di timore che si dovrebbe sempre avere quando si sta per mettere piede in un territorio sconosciuto ed era proprio quello che stavo per fare: mettere piede in un terreno sonoro relativamente sconosciuto in uno stato diverso di coscienza. Si, c’era un briciolo di timore ma anche una incredibile gioia piena di aspettativa: sapevo cosa dovevo fare, avevo una ragionevole attesa dei risultati aperto comunque agli imprevisti che so possono accadere (anzi, credo di essere arrivato al punto di desiderarli per quanto a volte possano essere inquietanti, spaventosi o addirittura dolorosi). Seduto comodo sulla poltrona, posacenere su una coscia, joint in una mano, torch lighter nell’altra, Musica ad un volume giusto. Si comincia.

h. 20,41 – Inalo la prima boccata profonda. Tengo il fumo nei polmoni il più a lungo possibile e lentamente, molto lentamente, espiro. La Musica inizia ad avvolgermi, come sempre, delicatamente all’inizio. Non mi stancherò mai di questa sensazione, è talmente dolce e calda che ogni volta mi si insinua nella mente e nello spirito così meravigliosamente che anche ora, mentre sto scrivendo, non riesco a non commuovermi. Dopo la prima boccata, qualche respiro profondo, con pause per tenere l’aria nei polmoni. E si ricomincia. Fumo aromatico che lentamente scende, rimane, distribuisce il carico ed altrettanto lentamente esce. Poi tocca all’aria. E il ciclo si ripete finchè c’è erba da fumare. La lentezza è la chiave. Tenere fumo e aria il più a lungo possibile è la chiave. Sgomberare la mente da qualsiasi cosa è la chiave. Quanto è difficile però…

h. 20,?? – Ho perso il computo del tempo e questo è un buon segno. La Musica ora è diventata potente, come correnti di luce color avorio che si muovono in onde che mi coccolano delicatamente e, allo stesso tempo, con decisione senza fermarsi un secondo. Riconosco i suoni e una parte di me intuisce come riprodurre quei suoni: VCO, LFO, filtri, sincronizzati, sfasati, regolati retroattivamente, oh si! SI! Conosco! Riconosco! In questa conoscenza mi sento favolosamente felice e apprezzo con gioia quasi infantile l’originalità con la quale questi circuiti sono stati messi in relazione! Tutto è relazione, tutto si relaziona. Ora però che la coscienza è stata soddisfatta e la conoscienza appagata, è venuto il momento di metterle serenamente a riposo e aprire le porte di altri spazi, non so se per accedervi o per lasciare accedere questi spazi nel mio. Non mi importa, le porte si devono aprire.

h. 20,?? – Le porte si sono aperte. Per un momento, ad occhi chiusi e sulle onde madreperlacee della Musica, mentre una stella azzura con sei raggi intrecciati di venature rosse e bianche che si dipartono dal suo nucleo danza sull’orizzonte nero striato di linee verdi, sento qualcosa. Sentire non è il termine giusto, è una… Parafisa semantica? Ignoranza? La mia “coscienza” diventa liquida, mi sento liquefare letteralmente, colare dalla poltrona ma non è il mio corpo che sta colando. Non sento il corpo. Sento. I feel. La Musica mi sta delicatamente fondendo, è una tale meravigliosa sensazione! La stella azzurra ora brilla di una luce che non potrei mai guardare direttamente, se fosse fisica, se si trattasse di fotoni. Invece la guardo e guardo la stella cambiare, esplodere e contrarsi proprio come se fosse una stella di idrogeno, elio, carbonio, azoto e ossigeno; mentre frequenze assurde volano intorno me come un vento di luce. E poi succede.

h. ??,?? – Un punto. Tutto si concentra in un punto. Un pulsare cristallino, frequenze che mutano con un ritmo costante, rassicurante, mentre tutto, forse anche io o quello che è rimasto di me, si compatta, si aggrega e si somma in un punto di infinito buio, una assenza di luce che non spaventa ma accoglie e offre una insospettata serenità (ho il sospetto che questa offerta sia riservata a chi la sappia cogliere ma ho anche il sospetto che questo ragionamento rischi di alimentare il mio ego in modo pericolosamente eccessivo). Non provo paura. Non provo niente. Non sento niente. Per un momento non sono più. Dissolto, sciolto, sparito, annullato ma al contempo espanso talmente tanto da essere diventato così sottile (sottile, quasi stiracchiato, come il burro spalmato su troppo pane) da… Guarda un po’… Da essere annullato. Sono al tempo stesso 0 e ℵω. Per un momento che non posso quantificare (perchè non avevo nè i mezzi fisici nè la capacità computazionale) il mio ego, la mia coscienza, la mia “chiamala un po’ come preferisci” è sparita, ha varcato le porte lasciando il guscio vivo del mio corpo a gestire la sacrosanta e comunque gloriosa carnalità per diventare ∅ o {}: il perfetto il vuoto assoluto descritto al meglio come solo la Matematica può fare: l’insieme vuoto.

h. ??,?? – E poi succede. Di nuovo. Come sempre. Basta davvero poco per disintegrare questo stato di estasi che faccio così fatica a raggiungere. Sembra quasi una maledizione ma in realtà so bene che è la mia impreparazione a condannarmi a questo cupo e violento rientro. Questo stato, che credo che d’ora in avanti chiamerò 0ℵω (Zero Aleph Omega State o ZAOS, mi piace!) sparisce non appena “provo” qualcosa e, allo stato attuale, non riesco a non provare qualcosa praticamente nello stesso istante in cui riesco a varcare le porte. Certo, provo una felicità e una gioia letteralmente sovraumane, emozioni che mi tolgono il fiato e mi fanno esplodere il cuore (metaforicamente, non dovrei neanche sottolinearlo ma il mio futuro me mi sarà riconoscente di questa precisazione) di emozioni trascendenti ma sono comunque emozioni che distruggono il mio ZAOS, mi risucchiano violentemente e spiacevolmente “al di qua” delle porte nel tempo di un battito di ciglia e la differenza tra quel non-essere così totale, seppur di brevissima durata, e l’essere nel quale la mia attuale incapacità di mantere lo ZAOS mi costringe è dolorosa, quasi fisicamente. Non fraintendermi, o tu hypocrite lecteur: non è che nello spazio di una manciata di microsecondi torno perfettamente lucido e sobrio. No, non funziona così. La mia “mind at large” non è più così “at large”, ho permesso che le porte si chiudessero ma la “mind” rimane comunque iper-recettiva. La Musica rimane regina e sovrana del mio spirito perchè quella è la scelta fatta a monte, perchè questo è quello che sono e “nothing’s gonna change my world” (cit. Lennon–McCartney); i pensieri continuano a scorrere fluidi e ribelli (ieri ho segnato alcuni appunti riguardo le relazioni tra morale e Ragione e le implicazioni derivanti dalla mancanza di Ragione nelle leggi e su come sia moralmente giusto e corretto disobbedire alle leggi nel momento in cui queste siano contrarie alla Ragione) e qualsiasi cosa mi fa inevitabilmente ridere come un bambino. Ma le porte sono chiuse. Quello spazio mi è precluso. Mi basta così poco perchè quell’estasi mi venga sottratta e mi piacerebbe tanto attribuire la responsabilità ad una causa esterna, una qualsiasi ma non è così.

Ho ancora tanta strada da fare e non so davvero se raggiungerò mai una meta. Ad essere dolorosamente sincero con me stesso non sono neanche sicuro sicuro sicuro di volerla raggiungere quella meta. Il vuoto, il nulla totale o lo ZAOS perfetto (ovvero il perfetto vuoto assoluto che si ricongiunge con l’infinito) un po’ mi fa paura ma dall’altro mi attira con una forza prorompente, affascinante. Quasi come un amante. Quasi come la segreta sinfonia del mondo pronta a svelarsi. Bellissima e altrettanto terrificante.

Voglio raggiungerla, voglio abbracciarla, fondermi e perdermi ma ne ho anche un po’ paura.

Sono acque incredibilmente profonde e io, ad oggi, ho soltanto avuto un assaggio di quanto profonde possono essere.

Oh beh. “you’ve gotta just keep on pushing”.

I was riding, I was riding
The sun was rising up from the fields
I got a feeling I just can’t shake
I got a feeling that just won’t go away
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And if your friends think that you should do it different
And if they think that you should do it the same
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And if you feel you got everything you came for
If you got everything and you don’t want no more
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And some people say it’s just rock and roll
Oh but it gets you right down to your soul
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away

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Nick Cave

Some people say it’s just rock and roll
Oh but it gets you right down to your soul
You’ve got to just keep on pushing
Keep on pushing
Push the sky away

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And So It Finally Happened! I Am The Walrus!

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Velocissime E Per Niente Serie Riflessioni Post SISSC

Il 4 e il 5 Settembre sono stati giorni speciali e intensi. Per il sottoscritto, che da relativamente poco ha intrapreso il viaggio (pun intended) nella Psichedelia a 360° si è trattata di una esperienza notevole.

Le tematiche trattate, le persone incontrate, le chiacchere fatte sia lievi che impegnative sono state letteralmente seminali. Non è di questo che però voglio scrivere ma di qualcosa di più personale: le mie reazioni nei confronti di alcuni frammenti di argomenti trattati.

Per mia natura, determinate tematiche mi provocano avversione e una urgenza spesso a stento trattenuta di reagire con impeto e passione, soprattutto quando queste tematiche riguardano posizioni, argomenti e idee che si distanziano da posizioni scientifiche, che non tengono conto del metodo scientifico ma tendono ad appoggiarsi a narrazioni, tradizioni e inerzie di vario genere.

In quei due giorni mi è capitato di ascoltare qualche siffatta argomentazione e inevitabilmente mi si sono accesi moti di ribellione MA…

In primis, le argomentazioni di quel genere erano per lo più portate come esempi soprattutto di carattere storico e culturale e non come rigorosi riferimenti scientifici. Esemplari in questo senso sono stati gli interventi di Luca Isabella e Nicoletta Frattini.

Se è vero che non ho agito i miei moti di ribellione, è altrettanto vero che se avessi ascoltato di più e più a lungo non si sarebbe acceso nulla rendendo l’ascolto più tranquillo (ma forse più noioso?) e probabilmente facilitando riflessioni più profonde e audaci. A mente arroventata non riesco a ragionare come vorrei e come potrei.

E qui sta una delle lezioni che di sicuro mi sono portato a casa: “lo spirto guerrier ch’entro mi rugge” deve rimanere, non ho dubbi a riguardo. Guai se si addormentasse o se si anestetizzasse. Deve però essere guidato, non imbrigliato, da un certo tipo di controllo che mi permetta di accogliere qualsiasi bizzarria senza battere ciglio (per lo meno al momento), elaborarla in maniera appropriata, chirurgica, scientifica e poi smembrata senza pietà, sbriciolata, mostrata per quella che è e sbugiardata fin nel midollo se è il caso.

Perchè è mia ferma opinione che di falsa Scienza, di narrazioni balorde, di verniciature ideologiche, di bufale pseudomistiche, di falsi profeti che tentano di vendere dei sogni da quattro soldi (ricorda, hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère, chi cerca di venderti un sogno è sempre e soltanto perchè ti vuole addormentato), di guru che invocano bislacche divinità e filosofie d’accatto per riempirsi l’ego e il portafoglio, il mondo è pericolosamente stracolmo e in un ambiente come quello della Psichedelia, da quel poco che mi sembra di aver capito, non solo ce ne sono fin troppe portate avanti da ormai quasi 70 anni ma sono ancora sfacciatamente glorificate, portate come esempi e non come racconti cautelari, raccontati come realtà e non come narrazioni.

In un ambiente dove si sa perfettamente che si gioca sul filo dell’illegalità (checchè se ne possa parlare di sperimentazioni nostrane e checchè certuni insistano pateticamente a raccontare come in altre nazioni le cose siano diverse… Beh, ho una notizia per costoro: viviamo e vivete in Italia, cari miei. Qui anche il CBD è illegale e me ne sbatto altamente se il Germania o in Canada si combra cannabis come se si comprasse del thè) e con il concreto rischio di mettere in prima linea la salute psicofisica delle persone, credo sia imperativo abbandonare definitivamente ogni raccontino, ogni bufala, ogni misticheggiante favoletta e abbracciare finalmente un approccio che contenga allo stesso tempo un profondo rigore scientifico e un altrettanto profondo rispetto per l’esperienza personale, estetica, musicale, artistica, luminosa o umbràtile, spirituale ma NON RELIGIOSA, CAZZO! Non abbiamo bisogno di pregare alcun dio, non abbiamo bisogno di giungere le mani di fronte a nessuno, non abbiamo bisogno di alzare gli occhi al cielo nè di cattedrali o di chiese o di luoghi di culto. Non abbiamo bisogno di preti, imam, rabbini, sciamani, bramini nè di nessuno che ci venga dall’alto a imporci dogmi, precetti, comandamenti, libri più o meno sacri. Non abbiamo bisogno di tutto questo, abbiamo un gran bisogno di accettare la nostra intima spiritualità e di accettare i limiti che per ora ancora abbiamo, con grande serenità e amore, rifiutando il “dio delle lacune” consapevoli che sono proprio quelle lacune che ci hanno spinto e ci spingeranno nel nostro percorso evolutivo scientifico e umano. Dio o chi per lui è un inutile costrutto, un engramma che deve essere rimosso ed è ora di sbarazzarcene una volta per tutte, se necessario anche con la forza.

Questa è stata una lezione. Non rinuncio ad essere battagliero ma sento la necessità di raffinare le mie armi, di affilare le mie lame.

Perchè mai come oggi c’è bisogno di combattere, ognuno le proprie battaglie, con i propri mezzi e le proprie disponibilità ma c’è un GRAN bisogno di combattere questa oscura marea montante di ignoranza, qualunquismo, lassismo soprattutto intellettuale e culturale.

Prendo esempio, se ci riuscirò, da chi ha parlato in quei due giorni.

E grazie di cuore anche a Daniel con il quale ci siamo fumati un delizioso purino alle spalle di una camionetta della polizia.

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Una Estate Di Merda…

Non poteva che finire di merda (e spero che sia finita qui perchè I see the bad moon risin’ I see trouble on the way, I see earthquakes and lightnin’ I see bad times today)…

Addio Tim Curry, Addio Dollly Parton.

Il mondo è un po’ più buio, triste e stonato senza di voi.

On the day I went away (Goodbye)
Was all I had to say (Now I)
I want to come again and stay (Oh my, my)
Smile, and that will mean I may

‘Cause I’ve seen, oh, blue skies
Through the tears in my eyes
And I realise
I’m going home (I’m going home)

Everywhere it’s been the same (Feeling)
Like I’m outside in the rain (Wheeling)
Free, to try and find a game (Dealing)
Cards for sorrow, cards for pain

‘Cause I’ve seen, oh, blue skies
Through the tears in my eyes
And I realise
I’m going home (I’m going home)

I’m going home

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Aggiornamento: La Mia Salute Fa Sconcerto?

Dopo il collasso dell’8 Agosto, ho avuto la fortuna di incastrare tre giorni di esami serrati.

Che sono serviti a buttarmi in uno stato di fortissima agitazione: mi sono state diagnosticate una discreta leucocitosi neutrofila e rabdomiolisi.

E ‘sti cazzi non ce lo vogliamo mettere?

Il 7 Settembre ci sarà la visita dall’oncologo, tanto per stare tranquilli.

Non c’è che dire, questa estate mi ha tassato più di quanto avrei mai potuto temere ed è il caso che compri quel cazzo di condizionatore.

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