Trip Report: 31/12/2025

31 Dicembre, mattina presto, circa le 7,00.

Mi sveglio di soprassalto, pieno di deliziosa aspettativa! Il mio primo Ultimo dell’Anno psichedelico! 😍

Doccia bollente, cinque minuti di cottura al vapore e poi giù al bar per una colazione veloce.

Una passeggiatina per stemperare l’emozione e poi a casa a preparare il tutto. Inutile negarlo, sono eccitatissimo!

Una pulita veloce alla casa (in questi frangenti ringrazio di vivere in un monolocale), cambio di lenzuola e coperte (pulite e profumate fresche di lavatrice) e preparazione del setting: qualcosa da bere di dolce, un paio di frutti per tappare eventuali buchi allo stomaco, qualche fetta di radice di zenzero tagliata fresca per eventuali nausee (mai avute ma volevo che fosse tutto perfetto), incenso Satya acceso nelle due stanze, finestre chiuse, telefono in airplane mode (a parte per il wifi che mi serve per la Musica), computer spento.

Felpona di pile morbidissima anche questa appena tirata fuori dalla lavatrice, calze di lana, temperatura regolata sui confortevoli 23° e playlist psichedelica da 20,3 ore per 254 pezzi tutti diversi tra loro e sistemati in modo da creare una sorta di altalena emotiva (pezzi meditativi come quelli di Hans Zimmer seguiti da rock psichedelico tipo Iron Butterfly, seguito da Pink Floyd, Beatles, Cream, Jean Michelle Jarre, Led Zeppelin, Moby Grape, Blonde Redhead e molti molti altri) a basso volume, come una sorta di tappeto psichedelico sul quale posarmi e rotolarmi.

L’assunzione era prevista per le 16,00 quindi passo tutto il resto della mattinata a giocare al PC e il primo pomeriggio a fare mindfulness.

Alle 16,00 prendo finalmente i miei 200μg che depongo sotto la lingua e ce li lascio finchè il cartone non si dissolve nella saliva.

Mi imbozzolo letteralmente nella felpa, sotto le coperte al caldo, ad occhi chiusi, con la Musica che a bassissimo volume mi culla.

Alle 18,12 mi alzo per andare ad urinare e mi rendo conto che il viaggio è iniziato. Urino velocemente e mi precipito a letto, di nuovo.

E il mondo sboccia come un fiore.

La prima cosa che sento è una sensazione potentissima di calore interno, di coccola e di sicurezza. Sono al sicuro, protetto, il mio cervello è massaggiato dolcemente e si sta liquefando in un mare tiepido di serenità.

Mi viene da piangere da quanto questa emozione è forte e avvolgente e piango, mi lascio andare, mi lascio abbracciare e cullare.

Sono sdraiato e provo a tirare fuori le braccia da sotto le coperte; mi muovo lentamente e mi sta bene così.

Quando alzo le mani vedo dei filamenti dorati che connettono la punta delle mie dita mentre lo sfondo del mio campo visivo si muove come un vapore colorato. Mi viene da ridere, è troppo bello, troppo dolce e rilassante.

La Musica si è destrutturata e ricostruita in forme che potrei definire frattali (ovvero ricostruita in dimensioni frattali)e percepisco le frequenze sonore in maniera distinta, cristallina, precisa ed emotivamente profonda.

Mi sento a casa, qualsiasi cosa voglia dire. Un sollievo immenso, un senso di sicurezza e pace come mai ho provato prima.

Non so per quanto tempo sono vissuto in questo stato di grazia.

Poi… Non so cosa mi sia successo, quale processo il mio cervello abbia messo in moto. Sta di fatto che mi sono alzato dal letto e mi sono preparato un joint con 0,2g di marijuana.

Si, l’ho pesata. Forse è stata la forza dell’abitudine (sono abituato a controllare e pesare qualsiasi cosa utilizzi), forse non lo so ma sta di fatto che ho avuto la lucidità sufficente per prendere l’infiorescenza, pesarla, triturarla e preparami il joint.

Una volta pronto, sono tornato sul letto, ho acceso il cilindretto e ho iniziato a fumare. Ero ancora nel pieno del viaggio.

Dopo i primi due tiri il buzz era forte ma totalmente gestibile.

Dopo si è aperto un universo parallelo. Molto probabilmente ero ad occhi chiusi, non saprei bene. Mi sentivo letteralmente tirare da ogni parte, come se la gravità fosse impazzita e stesse cambiando rapidamente.

La Musica era sparita, credo di aver sentito una sorta di muggito profondo e continuo mentre davanti ai miei occhi turbinavano degli oggetti che sembravano fasci muscolari ma completamente neri, in continuo movimento.

Adesso, a posteriori, non avrei dovuto continuare a fumare ma in quel momento non l’ho fatto: ho continuato fino a che ho sentito un bruciore alle labbra.

E il mondo è sprofondato in un caos fatto di vento mugghiante velocissimo che mi sballottava ovunque, fasci di fibre nere e grigio scuro che volavano dovunque e un pensiero gelido che si è letteralmente fatto strada attraverso quelle fibre: “vai… Mi sono fottuto. Ora rimarrò in questo stato allucinato per sempre. Quanti neuroni mi sono bruciato?”

É stato terrificante, precipitavo in un qualcosa di sconosciuto, oscuro e gelido e più tentavo (miseramente, a dire il vero) di emergere, più sprofondavo in quell’orrido senza fine.

Non sapevo come uscirne, la razionalità era un concetto alieno, assente.

Ho fatto l’unica cosa che potevo fare: ho abbandonato qualsiasi parvenza di raziocinio e mi sono abbandonato, mi sono lasciato andare con un vaghissimo senso di speranza e un più che solido e presente senso di disfacimento, dissoluzione e assenza.

Anche in questo caso non so quanto tempo è durato ma in qualche modo l’abbandono, il non combattere ma l’arresa totale ha funzionato. Non ero più io. Non c’ero più. Non c’erano più pensieri, emozioni, direzioni. Non posso dire che non c’era niente perchè neanche quello c’era, non c’era presenza nè assenza.

In qualche modo sono riuscito ad aprire gli occhi e le cose hanno iniziato a migliorare: la prima cosa che ho notato è che il mio personale universo non rispettava più le regole della geometria euclidea ma quelle della geometria iperbolica.

Ragazzi… Sono scoppiato in una risata fragorosa! Era bellissimo! Non potevo credere che stavo sperimentando in prima persona questo tipo di distorsione! Essendo un appassionato di Matematica e Geometria sapevo molto bene dove ero e per quello mi sentivo entusiasta! Fino a quel momento avevo solo esperito la geometria iperbolica attraverso simulazioni al computer e un videogioco, trovarvisi dentro è tutto un altro paio di maniche ed è incredibilmente interessante e divertente!

Sapevo però che non ero ancora arrivato a destinazione. Ammetto con un certo sforzo, ho preso i miei earpods, me li sono infilati a fatica e altrettanto a fatica ho caricato la playlist dei Pink Floyd.

E da li, nonostante sia un neo ateo convinto della prima ora (Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett e Christopher Hitchens sono tra i miei filosofi/pensatori di riferimento), credo di essere entrato a gamba tesa in paradiso.

La Musica era… Qualcos’altro. Sublime in un modo che non ha uguali. Talmente ricca, sfaccettata, profonda, sonora, avvolgente, viva che non ho davvero parole adeguate per descriverla.

Ad ogni frequenza corrispondeva una pulsazione di luce, ad ogni pulsazione un colore cangiante, profondamente saturo, quasi organico ma totalmente, meravigliosamente astratto.

I testi, già da sobrio assolutamente visionari, onirici e ogni tanto oscuri e inquietanti (pensiamo a “The Wall”?) erano diventati forme che ricevevano luce colorata dalla Musica e insieme creavano un panorama audiovisivo stupefacente nel quale mi sono perso con un piacere e un estasi che non ho mai provato prima.

Era il distillato, la quintessenza, l’ecceità scotiana dell’arte dei Pink Floyd che mi faceva sentire contemporaneamente minuscolo, umile ma parte integrante di quell’universo psichedelico.

In quel momento non ero in grado di ragionare ma solo di “sentire” nella accezione anglosassone di “to feel”; percepire senza il filtro della ragione, esperire nella forma più cruda e vera. O almeno a me sembrava così. In ogni caso in quel momento non so come sono passato dalla gelida oscurità al caleidoscopio sensoriale. Non mi sono posto il problema.

E ancora non so quanto tempo ho passato in quello stato di estasi. Forse mi sono addormentato, forse no. Non mi interessa davvero.

Quando ho riaperto gli occhi alla realtà immanente ero estremamente stanco fisicamente e mentalmente. Forse c’era della luce che filtrava dalle veneziane, non mi interessava. Ero tornato da un posto incredibile, da una esperienza incredibile, l’unica cosa che dovevo e volevo fare era rimanere immobile, al caldo, riflettere delicatamente su quanto appena vissuto.

E magari bere qualcosa, avevo una sete infernale che comunque ho spento subito visto che avevo vicinissimo a me una bevanda.

Ad oggi posso dire che, nonostante le apparenze, non si è trattato di un “bad trip”. Non ho rispettato me stesso nè le sostanze che ho usato, questo lo so. Sono partito con un set che ho tradito per una qualche ragione che ancora non mi spiego (forse la voglia di andare più a fondo, di esplorare di più, non lo so) ma non posso e non riesco davvero a definirlo un bad trip.

Ho imparato almeno un paio di lezioni importantissime: non tradire mai il set è la prima.

Mischiare diverse sostanze psichedeliche non è una brillante idea a meno che non si sappia ESATTAMENTE cosa si sta facendo, perchè e come; in base a questa scelta, preparare un set & setting appropriato: il mio non era adeguato all’esperienza che ho vissuto e questa è la lezione più importante.

Credo anche che un “bad trip” non sia mai tale se si riesce a trarne un valido insegnamento. Certo, può essere impegnativo, spaventoso anche. Sfibrante, di sicuro. Ma se è una fonte di insegnamento è davvero “bad”?

Happy Tripping a tutti! 💚

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