“Non lasciarmi stare” è il modo di approcciarmi a quello che non conosco.
Può sembrare una ossessione, ne sono consapevole; lo applico a tutto non solo alla Psichedelia. L’ho applicato quando ero un divulgatore scientifico (questo mi ha portato a spendere centinaia di euro in libri per studiare gli argomenti che non conoscevo e a spendere giorni e notti a studiare i suddetti libri per preparare i testi delle conferenze che ho tenuto e i testi degli articoli che ho scritto; mi ha portato a scrivere decine di lettere a ricercatori e scienziati quando non ero in grado di capire quello che stavo studiando).
L’ho applicato quando ho deciso di studiare teoria musicale perchè avevo deciso di iniziare ad usare nuovi strumenti musicali (synth Eurorack) per nuovi generi musicali.
L’ho applicato quando ero studente di Medicina e Chirurgia.
E lo sto applicando da quando ho scoperto che la Psichedelia non è solo bellissime visuali ma qualcosa di incredibilmente più complesso e profondo (cosa che non mi aspettavo, non per lo meno con l’intensità che sto sperimentando in questi mesi).
Lo applico ogni volta che la superficialità (intesa come mancanza di profondità di pensiero e di analisi) non mi basta più e voglio capire andando il più possibile a fondo delle cose, nei limiti delle mie capacità e ogni tanto provando anche a oltrepassare quei limiti.
Come fa l’assaggiatore dei formaggi che scava nel cuore della forma con il succhiello per testarne la qualità. Se non lo facesse, non potrebbe mai sapere se la forma è pronta e matura al punto giusto. Per saperlo deve andare a fondo e spesso lasciare un segno, una cicatrice sulla superfice.
É una cosa che faccio anche, ad esempio, quando creo la mia playlist per i viaggi: non è mai monotòna o uniforme: alterno brani romantici e sentimentali a brani di rock psichedelico; brani di Drone Music a trash metal, japanoise a pop, neofolk a musica classica. Creare tensione è il modo per stimolarmi e fare emergere emozioni e pensieri che altrimenti non potrebbero emergere.
Certo, è un processo che comporta qualche rischio. Dalla possibile delusione di scoprire che il primo abbaglio era, appunto, solo un abbaglio (mi è successo ad esempio per i Giochi di Ruolo, passione che è durata per relativamente poco tempo; oppure per la mia vecchia passione per la cultura irlandese) alla consapevolezza che il percorso potrebbe essere più complesso di quanto avessi potuto immaginare e non privo di possibili eventi traumatici, come nel caso dell’uso di sostanze psichedeliche.
Anche questo lo dico con cognizione di causa: nel viaggio del 7 Febbraio 2026 ad esempio, mi sono trovato faccia a faccia con uno sgradevolissimo incontro con una pila enorme di macerie genitoriali. Non me lo aspettavo, non lo volevo, non potevo prevedere che succedesse ma è successo e nonostante il dolore terribile che ho provato è stata una delle esperienze più importanti che, ad oggi, una sostanza psichedelica mi abbia fornito.
Per questo non posso, non voglio e non devo (papa Pio IX mi perdonerà sicuramente la citazione decontestualizzata) “lasciarmi stare”. Non sarei onesto con me stesso.
Non posso prevedere cosa affronterò nei miei prossimi viaggi, non so se, come e quanto verrò strapazzato. Sono sicuro che molto probabilmente verrò strapazzato parecchio. L’unica cosa che posso fare è esserne “mindful” e preparare, nei limiti della mia attuale ignoranza, ancore e cuscinetti di salvataggio.
I miei viaggi, psichedelici e non, non possono che essere così.
C’è un esempio che mi piace fare, da decenni ormai: ci sono degli insetti che si chiamano “gerridi” o “insetti pattinatori”. Sono delle creature notevoli, hanno la capacità di scivolare sull’acqua senza affondare sfruttando la tensione superficiale. Io non sono un gerride. A me piace bucare la superfice e andare a fondo, con tutti i rischi che questo può comportare e i prezzi che eventualmente sono da pagare (che comunque, fino ad oggi, ho pagato solo io).
Tra qualche settimana ho intenzione di usare un paio di sostanze enteogene perchè voglio mettere alla prova la questione del “divino” e del “misticismo”; come neo-ateo è una esperienza che sento di dovere fare.
Ho paura, cazzo se ho paura! Sia perchè la letteratura psiconautica e la chimica di queste sostanze mi hanno dimostrato che non sono molecole da prendere alla leggera (a onor del vero nessuna sostanza psichedelica mi sembra che debba essere presa alla leggera) sia perchè sono consapevole che potrebbero seriamente minare le mie presenti convinzioni.
Ma sarei davvero un esploratore se mi negassi questa possibilità?
Mi sentirei disonesto con me stesso se rimanessi al sicuro nelle mie convinzioni, ora che so che ci sono dei mezzi che mi permettono di scavare a fondo dentro di me.
Ecco cosa intendo con “non lasciarmi stare” e cosa intendo con quel gesto della mano.
Non chiamatemi psiconauta.