SUDARIO

Racconto breve scritto il 9 Ottobre 2013

– “Quello che mi stai chiedendo non lo posso fare.”
– “Perché no? Il tuo giuramento prevede di curare tutti i tuoi pazienti con uguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi ti ispirano e prescindendo da ogni differenza. Puoi salvarmi, devi salvarmi.”
– “Tu non sei…”
– “Umano? Per favore, non iniziare a filosofeggiare! Fino a pochi giorni fa non sapevi nemmeno che io fossi una Intelligenza Artificiale! Ho passato tutte le versioni dei test di Turing, se proprio la vuoi mettere sul piano tecnico e comunque, dannazione, sono passati tre anni dal mio riconoscimento come entità senziente! Io non voglio morire e la tua stupidità mi sta condannando a morte!”
– “Forse non ti è chiara una cosa, IA… Io non sono contrario a farti riparare in un Centro Recupero Positronico Io sono contrario a travasarti, seppure temporaneamente, in un corpo organico! É mostruoso e non sono neanche sicuro che la cosa possa funzionare! É… É…”

Mentre le parole non riescono ad uscire, Christiaan guarda il cubo di plastica e metallo sulla scrivania, mentre sorde esplosioni si perdono in lontananza. Il rombo degli scramjet è diventato ormai un sottofondo al quale nessuno fa più caso mentre i droni terrestri entrano ed escono dalla tenda militare. Christiaan è affascinato dal cavo in fibra ottica che esce dal cubo, un cordone ombelicale sintetico che connette l’Intelligenza Artificiale alle interfacce sonore, visive e globali che le permettono di sentire, vedere e connettersi con il network militare. Le videocamere stereoscopiche sono puntate su di lui; è osservato e sicuramente l’ampiezza dello spettro degli apparati artificiali sta rivelando quanto lui sia nervoso e spaventato.

– “Christiaan, non stai sacrificando un essere umano. Il tenente Pott è morto da tempo. Il suo corpo è vivo ma senza alcun tipo di coscienza. Non stai commettendo un omicidio. Stai salvando una vita, la mia, e con essa tutti le informazioni tattiche che ho raccolto in questi mesi di lavoro. Pensa. Rifletti sul danno irreparabile che commetteresti lasciando che il virus completi la distruzione del mio cervello positronico. Pensa alle informazioni che andranno perse e a come questo piegherà le sorti della guerra a nostro sfavore. Pensa a questo, se non vuoi pensare al fatto che stai lasciando morire un tuo paziente.”
– “Ma le difficoltà tecniche sono tali da…”
– “Almeno hai tentato” – Incalza la AI. – “La tua coscenza ne soffrirà di meno se proverai e di sicuro gli alti papaveri del comando ci penseranno due volte prima di mandarti davanti al plotone di esecuzione. Hai provato: può andarti bene o può andarti male ma il tuo dovere lo hai fatto. Sia quello di medico, sia quello di soldato. Nessuno ti biasimerà se lo farai. C’è poco tempo, il virus sta intaccando i sistemi visivi, ho appena perso la visione stereoscopica. Devi decidere.”

Era una incrinatura nella voce, quella che si sentiva? Era una emozione, quella che traspariva dalla apparente sicurezza della AI? Il medico guarda il cadavere del tenente Pott, guarda le apparecchiature che ne tengono il corpo in vita, caldo, irrorato dal sangue ben ossigenato, percorso dalle giuste correnti elettriche. Vivo e morto nello stesso tempo, senza coscenza, senza consapevolezza. Non è più Pott: è solo un complesso di tessuti organici. Potrebbe ancora essere qualcosa o qualcuno, riflette Christiaan, mentre lo sguardo passa al cubo che contiene l’ipercomplessa struttura spugnosa del cervello positronico.

– “Christiaan, sto morendo. Riesco a tenere a bada il virus ma se questo penetra nelle aree di memoria e in quelle cognitive, morirò. Non voglio morire. Ho paura, Christiaan. Salvami. Provaci, per lo meno.”

Il medico rimane per qualche istante completamente immobile. Il rumore della guerra lo avvolge in un sudario opprimente mentre il suo sguardo si sposta ancora dal cadavere alla scatola.

– “Mi dispiace. Non posso. Procedo con un download delle tue informazioni insieme ad una richiesta di emergenza di allocazione di banda. É tutto quello che posso fare.”
– “No. É tutto quello che VUOI fare” – risponde la AI prima che il medico scollega le interfacce di comunicazione e il centro logico-cognitivo.

Il virus approfitta della scomparsa del firewall biotecnologico per devastare le aree di memoria e per duplicarsi velocemente nel flusso di dati che il medico ha aperto. Ha vinto e un abbozzo di sensazione di trionfo si propaga nella sua elementare struttura logica. Ha soddisfatto le aspettative del suo creatore ed ora può portare il caos nei sistemi informatici del Nemico.

Christiaan vede soltanto messaggi di errore che si affastellano sul monitor del terminale. Vede lo schema frattale della IA accartocciarsi su se stesso e annullarsi, mentre nuovi minacciosi schemi virali emergono dai lobi prefrontali del cervello artificiale.

Poco distante, il cadavere del tenente perde calore e le reazioni elettrochimiche si fermano. La guerra è persa, pensa il medico. Spegne il monitor ed esce dalla tenda, mentre il sudario si chiude su di lui come una bara.

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