Il Bicchiere Che Hai Lasciato

Sul tavolo, il bicchiere che mi hai lasciato si sta coprendo lentamente di perle di condensa e non riesco a non pensare alla tua pelle bianca, calda e sudata, chiedendomi che sapore potrei gustare se la baciassi.

Sorseggio lentamente la bevanda ma il sapore dolce non aiuta ad allontanare i miei pensieri da te, anche perchè ti vedo passare continuamente davanti a me, entrando e uscendo dal locale, sorridendo ai clienti. Il gusto esageratamente nettarino accende fantasie in bilico tra morbida e avvolgente tenerezza e un ruggente incendio erotico.

Niente di più meravigliosamente estatico; nella mia mano sembra quasi che la condensa sul bicchiere stia sublimando per il calore che certe fantasie stanno accendendo in me.

Hai appena risistemato i tuoi capelli nella crocchia che porti durante il turno. Alzi le braccia per mettere a posto l’acconciatura e il tuo corpo si è deliziosamente inarcato in una forma perfetta, sembri la statua di Flora scolpita da un dio innamorato, i seni perfettamente delineati spiccano innocenti, pieni e sodi sotto la camicetta mentre la curva del tuo ventre guida lo sguardo sul tuo fondoschiena fino alle tue cosce ferme. É solo un secondo, una immagine che rimane impressa nel fondo dei miei occhi e nel mio sangue che invade rovente i distretti più eccitati del mio corpo.

Mi chiedo quanto sei consapevole della immensa, meravigliosa ed esplosiva sensualità che spargi intorno a te e che fa vibrare ogni singola cellula del mio essere nella tua direzione. No che non lo sai, e questa tua ingenuità aumenta a dismisura l’erotismo che irraggi come il sole irraggia il suo calore.

Potrei non pensarti e non guardarti se lo volessi. Mi sarebbe facile. Ma voglio guardarti e voglio pensarti; mi piace soffermarmi a parlare con te per perdermi nei dettagli dei tuoi occhi azzurri; è delizioso seguire la linea sensuale del tuo collo fin dove raggiunge la clavicola; ho un brivido di eccitazione ad immaginare un tuo gemito di piacere se ti mordessi proprio in quel punto; mi piace guardare le tue labbra muoversi e la lingua guizzare dietro esse per plasmare parole e fantasticare sul piacere che potrei avere sentendo quelle labbra rosee sulle mie labbra e quella lingua umida nella mia bocca.

Eppure ti ho quasi odiato. Ho atteso, una sera, la fine del tuo turno per poterti salutare. Ti ho visto prepararti, dismettere il grembiule da lavoro e uscire ma mentre giravi la testa guardando chissà cosa, i tuoi capelli finalmente sciolti hanno tracciato una curva bionda nell’aria; curva dietro la quale sei sparita come per un odioso gioco di prestigio. Neanche il tempo di scattare in piedi e cercarti per la via che già eri un ricordo.

Eppure mi eri passata davanti, con il casco appeso al gomito. Come hai fatto a non vedermi mentre ero proteso verso di te?
Ti ho quasi odiato, se non fosse che immediatamente dopo mi sono vergognato di quella emozione che ho scacciato con il ricordo della tua falcata e dei tuoi fianchi morbidi che oscillavano ipnotici, facendo pompare il mio sangue nelle vene come fiumi in piena carichi di stupefacenti desiderî pornografici e di primievi istinti predatori.

Non ti ho più vista da allora. Di te mi sono rimasti vividi e languidi ricordi, un desiderio inestinguibile che mi tormenta ogni notte e l’impronta umida di un bicchiere che posso vedere solo io, rimasta per sempre sul quel tavolo.

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