Un grosso problema iniziale in questo approccio consiste nel distinguere ciò che fa parte dei nostri geni da quanto viene appreso.
«La nostra intelligenza -afferma Poggio- non è esclusivamente frutto dell’apprendimento e dell’esperienza. Si basa anche su aspetti che si sono sviluppati con l’evoluzione e ci sono trasmessi dai geni. Se non sappiamo distinguere tra quanto è innato e quello che si deve imparare, allora diventa molto difficile anche capire da che parte iniziare per arrivare a un’intelligenza artificiale. Partire da zero, da una condizione di tabula rasa, non è una soluzione praticabile».
Studiare il funzionamento del cervello in quest’ottica e capire da dove scaturisce l’intelligenza diventa allora fondamentale. Anzi, secondo Poggio è la sfida più seria che si presenta oggi di fronte alla scienza.
«È con il cervello, con la mente -afferma lo scienziato -che cerchiamo di risolvere tutti gli altri problemi. Se riuscissimo a capirne il funzionamento e a trasferirlo alle macchine, anche noi ci faremmo più intelligenti, perché queste stesse macchine ci aiuterebbero a pensare e a risolvere più velocemente e facilmente tutti gli altri problemi. Ecco perché secondo me questa è la priorità massima tra tutti i grandi problemi della scienza».