L’amore è una cosa dinamica, che muta nel corso del tempo.
È fallibile e imperfetta ma proprio dalla sua fallibilità e imperfezione trae la sua forza: esperienza, conoscere meglio se stessi nello sforzo di interagire con l’altro.
Tendere asintoticamente a rendere perfetto qualcosa che non può esserlo migliora la conoscenza di se proprio per la sua mutabilità e per il porci quindi continuamente e forzatamente in produttiva competizione con noi stessi.
Non può essere perfetto perché l’amore è un melange bidirezionali di emozioni, razionalità e comportamenti tossicomanici (nella fase dell’ innamoramento) che seppure ha dei pattern ben identificati e riconoscibili, ogni volta presenta sfumature importanti dipendenti dal soggetto dell’innamoramento.
Amare qualcosa di meno complesso emotivamente e intellettivamente di un essere umano adulto sottrae dalla dinamicità e mutabilità temporale e quindi dalla capacità di conoscenza del se. È un processo sterile, fermo nel “tempo emotivo” perché l’amato non muta nel tempo, ha zero o pochissime esigenze usualmente facilissime da soddisfare per ottenere la gratificazione amorosa: amare un oggetto, un animale o un infante.
È una gratificazione effimera, atemporale, facile e veloce da realizzare. Sostanzialmente disumana.