Odio gli indifferenti

Vorrei parlarvi di due figure, due giganti del nostro tempo, Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer.

Due figure che dovrebbero essere un faro per tutti coloro che credono in determinati valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia.

Partiamo da Antonio Gramsci, dovreste conoscerlo  tutti (ma ne dubito), è stato un politico italiano. Nel 1921 fonda il Partito Comunista d’Italia con Umberto Terracini, che poi è stato il presidente dell’Assemblea costituente che dal ’46 alla fine del ’47 ha stilato la nostra Costituzione.

Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer erano accomunati da valori di sinistra, ma soprattutto da un orizzonte che voleva escludere coloro che non partecipano attivamente alla vita sociale, politica ed economica del proprio paese, coloro che sono definiti gli indifferenti. C’è una raccolta di iscritti importanti di Antonio Gramsci che si intitola proprio così: “Odio gli indifferenti“, sono parole del 1917.

Antonio Gramsci si scaglia contro gli indifferenti perché diventano più colpevoli di chi prende posizione. Un po’ come gli ignavi descritti da Dante nell’anticamera dell’inferno. Sono coloro che non stettero né con i ribelli a Dio, né con quelli vicino a Dio, né con quelli ribelli al re, né con quelli vicino al re. Sono quelli che se ne sono lavate le mani, che non si sono impegnati, che non hanno speso attivamente la forza di cittadinanza attiva che dovrebbe abitare tutti noi dal momento che costituiamo una comunità.

Però vorrei leggervi alcune parole di Antonio Gramsci per dirvi quanto ancora siano attuali. Lui fonda il Partito Comunista d’Italia nel 1921, nel 1924 ne diventa il segretario. Poi verrà arrestato dal regime fascista. La sua salute si deteriorerà in carcere. Le famose lettere del carcere di Gramsci sono uno specchio di di civiltà, di senso civico, di senso sociale dell’abitare la comunità, quella comunità teorizzata da Jean Jacques Rosseau.

Le parole di Antonio Gramsci che più di tutti riescono a essere presenti, ad essere un classico, a parlarci ancora nel nostro tempo. Sono parole sulle quali dovremmo riflettere anche nel nostro tempo, anche sugli ultimi accadimenti. Pensiamo al referendum fortunatamente vinto dal no per la riforma costituzionale e a tutti coloro che se ne sono un po’ lavate le mani.

Odio gli indifferenti“, scriveva Antonio Gramsci. “Vivere vuol dire essere partigiani“. Questa è una frase famosissima di Gramshi. E ancora “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Per questo odio gli indifferenti“. Un verbo forte odiare. “Odio gli indifferenti perché col loro parassitismo, col loro declinare ogni scelta del nostro vivere sociale ad altri, eh fanno un danno, fanno un danno forse maggiore di chi prende posizione, anche se la prende dall’altra parte“.

L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia, opera passivamente, ma opera.

È la fatalità.
È ciò su cui non si può più contare.

L’indifferenza è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti, coloro che non prendono posizione rovesciano i piani più di coloro che vogliono distruggere i piani che mirano a un orizzonte sociale degno di questo nome.

Gramsci parla di assenteismo.
L’assenteismo, l’astensionismo oggi alle elezioni all’ultimo referendum è stata una buona affluenza, il 59%.
Ma se pensiamo quel 2 giugno del 1946 hanno votato l’89% degli aventi diritti.

Gramsci parla di assentismo come forma di indifferenza e dei tanti fatti della vita sociale che maturano nell’ombra.

In poche mani, non sorvegliate da nessun controllo. I fatti sociali più importanti maturano all’ombra. Il potere le contraddice se stesso e non punta al bene comune, ma punta al bene e si arrocca in quella turris burnea e burnea che si è costruito proprio in questo modo“.

Mani che tessono“, diceva lui, “la tela della vita collettiva e che la massa ignora perché non se ne preoccupa“. La massa ignora perché non se ne preoccupa.

Essere cittadini attivi vuol dire informarsi, vuol dire avere una coscienza di quello che accade nella propria collettività e vuol dire avere un attenzione particolare per ciò che fa il potere, che deve essere lì demandato da noi, sono i nostri rappresentanti che devono fare il bene della collettività.

Per questo Antonio Gramsci usa questo verbo fortissimo, li odia, odia coloro che non prendono posizione. Sono gli ignavi descritti da Dante e per i quali Virgilio usa la famosa frase “non ragioniam di loro, ma guarda e passa“. Non sono neanche degni dell’inferno.

Sono stati ripudiati da Dio, ma anche ripudiati dal diavolo che non li vuole all’inferno, perché farebbero risultare coloro che han commesso dei peccati migliori di quello che non sono. E Dante ce lo dice chiaro e tondo con delle strofe straordinarie: “Coloro che vissero senza infamia e senza lodo“.

Sentite qua. «Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli»

I cieli li cacciarono per non perdere bellezza, Ne l’inferno li accoglie nelle sue profondità, poiché i dannati potrebbero ricevere gloria dalla loro presenza.

I dannati ricevono gloria dalla presenza degli ignavi, dalla presenza degli indifferenti, dalla presenza di chi non partecipa attivamente, che non vuol dire iscriversi a un partito politico, vuol dire compiere delle azioni politiche.

Ogni nostra azione quotidiana è un’azione politica. Poi c’è anche il nostro impegno che è necessario, non soltanto quando ci sono le elezioni, quando ci sono i referendum, il nostro impegno sociale, cioè far sì che i nostri atteggiamenti siano atteggiamenti etici, ossia che non facciano solo il bene nostro, ma il bene della comunità in cui viviamo.

Antonio Gramsci passò alla storia per una frase famosissima: il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà.

Ed è una frase che ci dice tutto il pessimismo della ragione. Se noi vediamo i contesti sociali nei quali viviamo, siamo sempre pessimisti. Dobbiamo avere l’ottimismo della ragione. Ma quell’ottimismo non deve essere un ottimismo vano, deve essere un ottimismo che è fondato sulla capacità, sul libero arbitrio, sulla maturità critica di ogni persona di fare scelte che abbiano che siano affiancate da questa parolina che ormai è andata in disuso, etiche, parole ed azioni etiche.

E cosa lo unisce ad Enrico Berlinguer? Enrico Berlinguer, naturalmente condannava agli indifferenti, chi non partecipava alla vita politica, ma soprattutto l’indifferenza verso quello che stavano diventando i partiti politici. Partiti politici che nel suo dire, nella famosa intervista che rilasciò Eugenio Scalfari sulla famosa questione morale, li descriveva perfettamente.

Siamo nel 1981, sembra che descriveva i partiti di oggi e leggete come li descriveva Enrico Berlinguer. E anche questo ha a che fare con l’indifferenza, perché noi siamo parte costitutiva dei rappresentanti politici, noi siamo parte costitutiva dei partiti politici che hanno preso una deriva che Berlinguer aveva preconizzato nel 1981, più di 45 anni fa.

Dice Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società. Non conoscono i reali problemi della società e se li conoscono li conoscono in modo mistificato. Idee, ideali, programmi, pochi e vaghi“.

Qui è durissimo Berlinguer: “Sentimenti e passione civile zero“.

Sentimenti e passione civile zero.

É Il 28 luglio 1981. Sono parole adeguate: “gestiscono interessi i partiti, invece di gestire la cosa pubblica, gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti. Non conoscono i bisogni della società, non conoscono la società in cui vivono.Quando si arriva al palazzo si perde l’orientamento, si perde quell’orizzonte che è uno e unico quando svolgi un’attività politica attivamente. L’unico orizzonte possibile è la cancellazione delle diseguaglianze.”

Far sì che il destino beffardo che fa sì che un bambino nasca in una famiglia sfortunata e abbia un orizzonte ristretto e l’altro bambino nasce nella famiglia fortunata e ha un orizzonte sterminato.

Ecco dove davvero si deve intromettere la politica in virtù di quello che dice la Costituzione, compito della Repubblica, rimuovere gli ostacoli di carattere sociale ed economico che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.

E chiude Enrico Berlinguer, “oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune“. La lapide di Enrico Berlinguer, senza perseguire il bene comune. Questo stavano diventando i partiti.

Non lo diceva solo ai partiti avversari, lo diceva anche al suo partito e quindi gli eredi di quella cultura politica, se ancora esistono, dovrebbero riflettere molto su questa cosa.

E dovreste rifletterci tutti quanti.

Ammesso che qualcuno, in questo “benedetto, assurdo bel paese” sia ancora in grado di riflettere.

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