Trip Report: 20/09/2026

Scrivere un trip report (più vado avanti nelle mie esperienze, più mi rendo conto che questo termine non mi piace, mi sta stretto e sta acquistando una connotazione vagamente denigratoria, devo cercare un sinonimo più efficace e meno volgare) dopo aver utilizzato della cannabis mi sembra un po’ curioso ma l’esperienza di ieri merita di essere registrata!

h. 19,47 – É presto. Molto presto rispetto al mio solito rituale serale che prevede la mia canna non prima delle 21 ma questa sera ho deciso che va così. Sono stanco, fisicamente soprattutto, non mi sono passati i postumi del collasso di Agosto e i farmaci che sto ancora assumendo non mi stanno facendo sentire particolarmente bene e nonostante non ci sono notizie serie e il mio stato di salute è destinato a migliorare, sono comunque ancora un po’ scosso e debilitato. Ho deciso quindi di limare via questa tensione e questa preoccupazione un po’ prima del normale. Mi preparo 6,4cg di erba, profumatissima come sempre, deliziosamente appiccicosa e mi piazzo sulla balconata di ringhiera a guardare le ultime luci del tramonto che si stemperano in un blu scuro quasi violaceo. É sempre delizioso inalare i fumi psicoattivi guardando qualcosa di piacevole.

h. 20,14 – Gli AC/DC stanno cantando di una donna che “kept her motor clean” e se da un lato mi viene da ridere perchè il doppio senso è inevitabilmente divertente, dall’altro non riesco a fare a meno di pensare a quanto sia provocante e, a modo suo, sensuale questa canzone. Ovviamente sto cantando ad alta voce ed ovviamente il riguardo per i miei vicini di casa è un numero reale ma notevolmente minore di zero. Pazienza, sopporteranno l’odore di cannabis e questo strambo vecchio pazzo che si fa le canne sul balcone ascoltando Hard Rock. Ma ecco che mi prende una idea. Geniale. Sublime. Come ho fatto a non pensarci prima? Tiro dentro la sedia, la cassa e tutto il resto. Si comincia.

h. 20,38 – É tutto pronto: la poltrona adorna di un morbido telo, il sistema audio programmato per bene. Caramelle dolcissime pronte per essere succhiate. La playlist è semplice: Time Machine dei Coil. Quasi 74 minuti di droni estesi, allungati all’inverosimile, contorti, distorti, rimpinzati di oscillatori. Avevo già ascoltato quell’album da sobrio ed è stato incredibile. Ora stavo per intraprendere un viaggio che intuivo potenzialmente ultraterreno. Non avevo paura, sapevo cosa stavo per fare. C’era solo quella briciola di timore che si dovrebbe sempre avere quando si sta per mettere piede in un territorio sconosciuto ed era proprio quello che stavo per fare: mettere piede in un terreno sonoro relativamente sconosciuto in uno stato diverso di coscienza. Si, c’era un briciolo di timore ma anche una incredibile gioia piena di aspettativa: sapevo cosa dovevo fare, avevo una ragionevole attesa dei risultati aperto comunque agli imprevisti che so possono accadere (anzi, credo di essere arrivato al punto di desiderarli per quanto a volte possano essere inquietanti, spaventosi o addirittura dolorosi). Seduto comodo sulla poltrona, posacenere su una coscia, joint in una mano, torch lighter nell’altra, Musica ad un volume giusto. Si comincia.

h. 20,41 – Inalo la prima boccata profonda. Tengo il fumo nei polmoni il più a lungo possibile e lentamente, molto lentamente, espiro. La Musica inizia ad avvolgermi, come sempre, delicatamente all’inizio. Non mi stancherò mai di questa sensazione, è talmente dolce e calda che ogni volta mi si insinua nella mente e nello spirito così meravigliosamente che anche ora, mentre sto scrivendo, non riesco a non commuovermi. Dopo la prima boccata, qualche respiro profondo, con pause per tenere l’aria nei polmoni. E si ricomincia. Fumo aromatico che lentamente scende, rimane, distribuisce il carico ed altrettanto lentamente esce. Poi tocca all’aria. E il ciclo si ripete finchè c’è erba da fumare. La lentezza è la chiave. Tenere fumo e aria il più a lungo possibile è la chiave. Sgomberare la mente da qualsiasi cosa è la chiave. Quanto è difficile però…

h. 20,?? – Ho perso il computo del tempo e questo è un buon segno. La Musica ora è diventata potente, come correnti di luce color avorio che si muovono in onde che mi coccolano delicatamente e, allo stesso tempo, con decisione senza fermarsi un secondo. Riconosco i suoni e una parte di me intuisce come riprodurre quei suoni: VCO, LFO, filtri, sincronizzati, sfasati, regolati retroattivamente, oh si! SI! Conosco! Riconosco! In questa conoscenza mi sento favolosamente felice e apprezzo con gioia quasi infantile l’originalità con la quale questi circuiti sono stati messi in relazione! Tutto è relazione, tutto si relaziona. Ora però che la coscienza è stata soddisfatta e la conoscienza appagata, è venuto il momento di metterle serenamente a riposo e aprire le porte di altri spazi, non so se per accedervi o per lasciare accedere questi spazi nel mio. Non mi importa, le porte si devono aprire.

h. 20,?? – Le porte si sono aperte. Per un momento, ad occhi chiusi e sulle onde madreperlacee della Musica, mentre una stella azzura con sei raggi intrecciati di venature rosse e bianche che si dipartono dal suo nucleo danza sull’orizzonte nero striato di linee verdi, sento qualcosa. Sentire non è il termine giusto, è una… Parafisa semantica? Ignoranza? La mia “coscienza” diventa liquida, mi sento liquefare letteralmente, colare dalla poltrona ma non è il mio corpo che sta colando. Non sento il corpo. Sento. I feel. La Musica mi sta delicatamente fondendo, è una tale meravigliosa sensazione! La stella azzurra ora brilla di una luce che non potrei mai guardare direttamente, se fosse fisica, se si trattasse di fotoni. Invece la guardo e guardo la stella cambiare, esplodere e contrarsi proprio come se fosse una stella di idrogeno, elio, carbonio, azoto e ossigeno; mentre frequenze assurde volano intorno me come un vento di luce. E poi succede.

h. ??,?? – Un punto. Tutto si concentra in un punto. Un pulsare cristallino, frequenze che mutano con un ritmo costante, rassicurante, mentre tutto, forse anche io o quello che è rimasto di me, si compatta, si aggrega e si somma in un punto di infinito buio, una assenza di luce che non spaventa ma accoglie e offre una insospettata serenità (ho il sospetto che questa offerta sia riservata a chi la sappia cogliere ma ho anche il sospetto che questo ragionamento rischi di alimentare il mio ego in modo pericolosamente eccessivo). Non provo paura. Non provo niente. Non sento niente. Per un momento non sono più. Dissolto, sciolto, sparito, annullato ma al contempo espanso talmente tanto da essere diventato così sottile (sottile, quasi stiracchiato, come il burro spalmato su troppo pane) da… Guarda un po’… Da essere annullato. Sono al tempo stesso 0 e ℵω. Per un momento che non posso quantificare (perchè non avevo nè i mezzi fisici nè la capacità computazionale) il mio ego, la mia coscienza, la mia “chiamala un po’ come preferisci” è sparita, ha varcato le porte lasciando il guscio vivo del mio corpo a gestire la sacrosanta e comunque gloriosa carnalità per diventare ∅ o {}: il perfetto il vuoto assoluto descritto al meglio come solo la Matematica può fare: l’insieme vuoto.

h. ??,?? – E poi succede. Di nuovo. Come sempre. Basta davvero poco per disintegrare questo stato di estasi che faccio così fatica a raggiungere. Sembra quasi una maledizione ma in realtà so bene che è la mia impreparazione a condannarmi a questo cupo e violento rientro. Questo stato, che credo che d’ora in avanti chiamerò 0ℵω (Zero Aleph Omega State o ZAOS, mi piace!) sparisce non appena “provo” qualcosa e, allo stato attuale, non riesco a non provare qualcosa praticamente nello stesso istante in cui riesco a varcare le porte. Certo, provo una felicità e una gioia letteralmente sovraumane, emozioni che mi tolgono il fiato e mi fanno esplodere il cuore (metaforicamente, non dovrei neanche sottolinearlo ma il mio futuro me mi sarà riconoscente di questa precisazione) di emozioni trascendenti ma sono comunque emozioni che distruggono il mio ZAOS, mi risucchiano violentemente e spiacevolmente “al di qua” delle porte nel tempo di un battito di ciglia e la differenza tra quel non-essere così totale, seppur di brevissima durata, e l’essere nel quale la mia attuale incapacità di mantere lo ZAOS mi costringe è dolorosa, quasi fisicamente. Non fraintendermi, o tu hypocrite lecteur: non è che nello spazio di una manciata di microsecondi torno perfettamente lucido e sobrio. No, non funziona così. La mia “mind at large” non è più così “at large”, ho permesso che le porte si chiudessero ma la “mind” rimane comunque iper-recettiva. La Musica rimane regina e sovrana del mio spirito perchè quella è la scelta fatta a monte, perchè questo è quello che sono e “nothing’s gonna change my world” (cit. Lennon–McCartney); i pensieri continuano a scorrere fluidi e ribelli (ieri ho segnato alcuni appunti riguardo le relazioni tra morale e Ragione e le implicazioni derivanti dalla mancanza di Ragione nelle leggi e su come sia moralmente giusto e corretto disobbedire alle leggi nel momento in cui queste siano contrarie alla Ragione) e qualsiasi cosa mi fa inevitabilmente ridere come un bambino. Ma le porte sono chiuse. Quello spazio mi è precluso. Mi basta così poco perchè quell’estasi mi venga sottratta e mi piacerebbe tanto attribuire la responsabilità ad una causa esterna, una qualsiasi ma non è così.

Ho ancora tanta strada da fare e non so davvero se raggiungerò mai una meta. Ad essere dolorosamente sincero con me stesso non sono neanche sicuro sicuro sicuro di volerla raggiungere quella meta. Il vuoto, il nulla totale o lo ZAOS perfetto (ovvero il perfetto vuoto assoluto che si ricongiunge con l’infinito) un po’ mi fa paura ma dall’altro mi attira con una forza prorompente, affascinante. Quasi come un amante. Quasi come la segreta sinfonia del mondo pronta a svelarsi. Bellissima e altrettanto terrificante.

Voglio raggiungerla, voglio abbracciarla, fondermi e perdermi ma ne ho anche un po’ paura.

Sono acque incredibilmente profonde e io, ad oggi, ho soltanto avuto un assaggio di quanto profonde possono essere.

Oh beh. “you’ve gotta just keep on pushing”.

I was riding, I was riding
The sun was rising up from the fields
I got a feeling I just can’t shake
I got a feeling that just won’t go away
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And if your friends think that you should do it different
And if they think that you should do it the same
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And if you feel you got everything you came for
If you got everything and you don’t want no more
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away
And some people say it’s just rock and roll
Oh but it gets you right down to your soul
You’ve gotta just keep on pushing
Push the sky away

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Perchè sono l'Amministratore
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