Lo psiconauta è un esploratore, un’alpinista della psiche; il fatto che sostanze stupefacenti abbiano causato la rovina di molte persone non dovrebbe impedire la sua esplorazione, così come lo scalatore che supera il cadavere di qualcuno che ha raggiunto la vetta dell’Everest.
È possibile affermare che l’esplorazione della mente sia necessariamente accompagnata da una certa paura, così come l’alpinista si prepara meticolosamente per una scalata.
Il fatto che alcune sostanze siano altamente pericolose e i cui effetti devastanti siano evidenti a tutti dovrebbe fungere da monito significativo, anziché da stigma o da inviti al non-intervento o al non-ritorno.
In questa fase, è fondamentale considerare l’approccio di coloro che si preparano meticolosamente e richiedono informazioni per valutare attentamente le opzioni disponibili, comprendere il livello di preparazione personale e decidere se sia opportuno attendere o rinunciare, anche di fronte a esperienze psichedeliche potenzialmente gratificanti, ma che, se assunte senza moderazione, potrebbero rivelarsi più dannose di quanto spesso ammetto.
Cosa si intende per “droga”? Non c’è molto da interpretare. Qualsiasi ricerca scientifica condotta in modo rigoroso riporta le stesse cose. Il caos e la confusione sopraggiungono quando ognuno tenta di dare la propria interpretazione, più o meno misticheggiante, più o meno condivisa o condivisibile e spesso legata a correnti di pensiero che sono accompagnate da bias cognitivi.
Dalle definizioni rigorose e scientifiche si ricavano dei fatti che, una volta spogliati da qualsiasi significato personale, rivelano la cruda realtà (e sottolineo realtà, non verità, in quanto quest’ultima è soggettiva, come dimostrato dall’esperimento “the invisible gorilla” del 1999). Spesso questa realtà non piace, dà fastidio e va contro i bias cognitivi menzionati in precedenza, che tanto sembrano portare conforto e giustificazione.
Per questo motivo, non credo che si possano classificare determinate sostanze come “migliori” o “peggiori”, di serie A o di serie B.
È possibile, tuttavia, classificarli in base ai danni che provocano, alla dipendenza fisica o psicologica che causano e alla loro utilità oggettiva, farmacologica e clinica. Questa è l’unica categorizzazione che ritengo logicamente possibile. Voglio sottolineare con forza che per “utilità” intendo anche l’essere uno strumento per la crescita e l’esplorazione personale, nonché una forma di intrattenimento (che è etimologicamente diverso dal divertimento). Credo fermamente che l’unico criterio per giudicare una sostanza sia l’equilibrio tra benefici e rischi: se questo è oggettivamente troppo sbilanciato verso i rischi, non ne vedo l’utilità.
L’alcol etilico è a tutti gli effetti una droga psicoattiva e sappiamo (o dovremmo sapere) che non esiste una dose minima sicura (https://www.who.int/europe/news/item/04-01-2023-no-level-of-alcohol-consumption-is-safe-for-our-health). L’OMS ne ha dato una definizione agghiacciante (https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/alcohol). Lo stesso vale per la nicotina.
Il National Survey on Drug Use and Health ha classificato le sei sostanze che creano maggiore dipendenza: cocaina, eroina, alcol, fentanil, nicotina e metanfetamina.
Detto ciò, se a qualcuno piace tirarsi le righe di bamba e in questo ci vede un’esperienza mistica, un’illuminazione o chissà cos’altro, la mia vita non cambia. Se qualcuno pensa di essere il nuovo Charles Bukowski perché si ubriaca ogni santo giorno, a me sta bene.
Non mi sta bene quando si sceglie di non guardare la realtà oggettiva e si tenta di sostituirla con scuse che sembrano giustificazioni. Non mi sta bene soprattutto quando si abbracciano (o si dovrebbero abbracciare) concetti come la riduzione del danno e del rischio, ma mi rendo conto che si tratta di un “problema” personale.
Per concludere.
Sono d’accordo che il cadavere trovato lungo la via per la cima dell’Everest non rappresenta un deterrente per gli alpinisti che vogliono comunque raggiungere quella cima, ma, da quanto ho letto, ci sono diverse vie per raggiungere la stessa cima. Trovo stupido e inutilmente rischioso voler a tutti i costi usare i passaggi più pericolosi, quando ci sono due vie principali relativamente sicure.