Ci si riferisce alle nostre sostanze elettive come “enteogene” ma a me questa definizione non piace, trovandola riduttiva e limitante.
L’etimo è un neologismo derivato dal greco antico e formato da ἔνθεος (entheos) e γενέσθαι (genesthai), che letteralmente significa “che ha Dio al suo interno” o “che mette in esistenza il Dio”. Wikipedia US traccia l’etimo nelle parole greche ἐν (en, “all’interno”), θεός (theos, “dio”) e γεννάω (gennao, “generare”), e significa “generare il divino all’interno”.
Il termine è stato coniato nel 1979 da un gruppo di etnobotanici e studiosi di mitologia e religioni (Carl AP Ruck, Jeremy Bigwood, Danny Staples, Richard Evans Schultes, Jonathan Ott e R. Gordon Wasson); viene solitamente utilizzato in contrasto con un uso puramente ricreativo delle medesime sostanze.
Mi è inevitabile chiedermi se invece di etnobotanici e studiosi di mitologia e religioni ci fossero stati chimici, fisici e sociologi quale sostantivo avrebbero creato? Sono abbastanza sicuro che nessun θεός sarebbe stato coinvolto.
Per cui propongo il neologismo ενγνώση: “Engnosis”:
- ἐν (en) = dall’interno
- γνῶσις (gnosis) = conoscenza
Da questo ne deriva l’aggettivo “engnotico” che definisce qualcosa che causa o facilita il recupero di conoscenza dall’interno.
Engnotico enfatizza quindi uno stato di conoscenza che viene risvegliato, un processo passivo (inteso come opposto di gnoseogenico). Suggerisce un viaggio introspettivo verso la comprensione e implica una conoscenza già presente. Riflette uno stato dell’essere o la realizzazione della conoscenza e cattura l’essenza del ritrovare e coltivare la conoscenza dall’interno riflettendo un percorso personale di comprensione.
Una definizione che si accompagna è quella di “gnoseogenico“:
- γνῶσις (gnosis) = conoscenza
- γένναω (gennao) = generare
Gnoseogenico si concentra sul processo di creazione della conoscenza, indicando la generazione o la creazione di conoscenza non preesistente; si concentra maggiormente sul processo attivo di generazione, che può implicare lo sviluppo della comprensione attraverso mezzi esterni o esperienze che portano a una comprensione interiore.
Il termine gnoseogenico è applicabile a un’esperienza psichedelica “secolare” per tre motivi:
Produzione di conoscenza: l’esperienza psichedelica può generare nuove intuizioni e comprensioni, sia a livello personale che cognitivo, allineandosi all’idea di “genesi della conoscenza” implicita nel termine gnoseogenico.
Approccio non mistico: anche se non si fa riferimento a esperienze trascendenti o spirituali, il processo di apprendimento e introspezione rimane centrale nell’esperienza, rendendo il termine pertinente.
Analisi critica: un contesto secolare permette un’esplorazione più analitica della propria psiche, favorendo una conoscenza che non si basa su concezioni religiose, ma su un’analisi critica e riflessiva.
Il processo di integrazione è un processo gnoseogenico perchè genera nuove conoscenze che normalmente non sono presenti nell’individuo.
La sensazione di “homecoming” che ho descritto in altri scritti è invece causato da un processo engnotico perchè recupera conoscenze che sono già presenti nell’individuo.
Quando senso e narratività vengono a mancare, è dovere della comunità sforzarsi per crearne di nuovi e creare quindi nuove significazioni, altrimenti siamo destinati ad avvitarci, ciechi, sordi e muti, attorno a parole svuotate di significato.