Il futuro della AI secondo Tommaso Poggio (2016)

Un grosso problema iniziale in questo approccio consiste nel distinguere ciò che fa parte dei nostri geni da quanto viene appreso.

«La nostra intelligenza -afferma Poggio- non è esclusivamente frutto dell’apprendimento e dell’esperienza. Si basa anche su aspetti che si sono sviluppati con l’evoluzione e ci sono trasmessi dai geni. Se non sappiamo distinguere tra quanto è innato e quello che si deve imparare, allora diventa molto difficile anche capire da che parte iniziare per arrivare a un’intelligenza artificiale. Partire da zero, da una condizione di tabula rasa, non è una soluzione praticabile».

Studiare il funzionamento del cervello in quest’ottica e capire da dove scaturisce l’intelligenza diventa allora fondamentale. Anzi, secondo Poggio è la sfida più seria che si presenta oggi di fronte alla scienza.

«È con il cervello, con la mente -afferma lo scienziato -che cerchiamo di risolvere tutti gli altri problemi. Se riuscissimo a capirne il funzionamento e a trasferirlo alle macchine, anche noi ci faremmo più intelligenti, perché queste stesse macchine ci aiuterebbero a pensare e a risolvere più velocemente e facilmente tutti gli altri problemi. Ecco perché secondo me questa è la priorità massima tra tutti i grandi problemi della scienza».

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