Trip Report – 26/03/2026

Alla fine ho fatto conoscenza con Polly, ovvero con la psilocibina. É stata una esperienza complessa, sotto alcuni punti di vista inaspettata. Partiamo dai dati tecnici.

Alle ore 12,11 del 26 Marzo 2026 ho assunto 5,13g di Golden Teacher (Psilocybe cubensis) disidratato e polverizzato a mano in un mortaio. Il quantitativo iniziale era di 5,35g di funghi.

Alla polvere ho aggiunto 44,87g di succo di limone e 3 gocce di ciclammato di sodio, saccarina sodica, sucralato e sorbato di potassio (dolcificante) per un totale di circa 50g di composto.

Per 5,13 g di P. cubensis essiccato, la mia stima prudenziale relativa alla sola psilocibina è di circa 26–51 mg, con un intervallo centrale compreso tra 35 e 40 mg. Gli studi pubblicati sottolineano inoltre che il contenuto di alcaloidi del P. cubensis varia notevolmente da un campione all’altro a causa di fattori quali la genetica, le condizioni di coltivazione, il grado di maturazione e la manipolazione post-raccolta.

Un modello astratto utile a capire quanta psilocibina ho assunto è il seguente:

1) Incertezza sulla potenza

Per campione da 5,13 g, un modello conservativo a tre punti è:

  • Caso a bassa potenza: ~26 mg di psilocibina
  • Dose standard: ~35–40 mg di psilocibina
  • Stima conservativa massima: ~51 mg di psilocibina

Ciò significa che la dose del campione è già pari a circa 1,0–2,0 volte quella di una sessione clinica standard con 25 mg di psilocibina, dato che 25 mg è una dose fissa comunemente utilizzata negli studi clinici moderni e rappresenta in genere il punto di riferimento clinico più forte rispetto ai 10 mg.

2) Incertezza della risposta

La seconda incertezza è che dosi uguali in milligrammi non producono esperienze identiche a seconda delle persone o del contesto. Una meta-analisi dose-risposta dimostra che l’aumento della dose di psilocibina è associato a alterazioni percettive più intense e a effetti di tipo “dissoluzione dell’ego”, ma gli effetti ‘impegnativi’ non sono determinati esclusivamente dalla dose. Il contesto, le aspettative, la musica, la preparazione e il più ampio concetto di “set and setting” influenzano in modo determinante l’esperienza acuta.

3) Un modello probabilistico di intensità

Non si tratta di una previsione di ciò che proverebbe una singola persona. Si tratta piuttosto di un modello di incertezza di tipo scientifico relativo all’intensità prevista, che utilizza come quadro di riferimento la letteratura clinica relativa ai dosaggi da 10 mg e 25 mg.

Scenario A: campione di circa 26 mg

Si tratta già di un dosaggio che si avvicina a quello clinico ad alto dosaggio, poiché è molto vicino a una dose sperimentale di 25 mg. In senso probabilistico generale, l’esito più probabile sarebbe di intensità forte piuttosto che lieve. È comunque possibile che l’effetto sia più debole del previsto, data l’ampia variabilità interindividuale, ma tale quantità non può essere considerata semplicemente come un’esposizione moderata.

Scenario B: campione di circa 35–40 mg

Si tratta all’incirca di 1,4–1,6 volte una dose clinica di 25 mg. A quel livello, la distribuzione prevista si sposta ulteriormente verso effetti acuti molto intensi, con una probabilità notevolmente maggiore di cambiamenti percettivi marcati e di un’esperienza di sé alterata rispetto alla dose di 25 mg. L’esatta natura qualitativa varia comunque a seconda del contesto e della sensibilità individuale.

Scenario C: campione vicino ai 51 mg

Si tratta di circa il doppio di una dose clinica da 25 mg. In un modello astratto, ciò fa sì che la distribuzione dei risultati si concentri ancora di più nella fascia di intensità molto elevata. A quel punto, l’incertezza è ancora presente, ma l’aspettativa centrale non è più quella di una «dose terapeutica standard»: è nettamente superiore.

4) Matrice sintetica

Psilocibina stimata Rispetto alla dose clinica di 25 mg Classe di intensità più probabile
~26 mg ~1.0× Forte
~35–40 mg ~1.4–1.6× Molto forte
~51 mg ~2.0× Molto forte/ estremo

Questa tabella è il risultato di un’inferenza basata sulla letteratura relativa alle dosi cliniche e sui dati relativi alla relazione dose-risposta, non una previsione misurata direttamente e specifica per i funghi.

Risolta la parte tecnica, passo a quella puramente esperienziale. Set & Setting erano chiari e ben curati, questa volta. Non ero totalmente a digiuno, avevo mangiato un po’ di pane (lievito madre integrale) ma niente di più nelle 12 ore precedenti. L’intenzione era semplice e l’avevo scritta a caratteri grandi e chiari su un foglio che ho appeso nello studio:

“MUSICA, SPIRITO”

Visto che la narrazione comune vuole che i “funghetti” (cazzo se odio questa definizione, secondo me manca completamente di rispetto nei confronti della sostanza ma procediamo…) siano più spirituali rispetto all’LSD, ho “chiesto” proprio quello: una esperienza spirituale. Come neo-ateo è una cosa che ritengo doveroso provare.

Sulla Musica neanche a discutere.

Il sapore del lemon tek mi è risultato particolarmente sgradevole, nonostante l’abbondante limone e il dolcificante ma me lo aspettavo quindi non sono stato a pensarci più di tanto. Ho ripulito il bicchiere con un po’ di acqua ed ho bevuto la rimanenza.

h. 12,31 – qualcosa ha iniziato a cambiare. Ho iniziato a vedere gli oggetti intorno a me che pulsavano e ho iniziato a provare un senso vago di pace e tranquillità.

h. 12,38 – ho iniziato a provare una discreta sonnolenza ed ho iniziato a sbadigliare parecchio, il che mi ha preoccupato perchè lo sbadiglio è il corpo che cerca ossigeno. Ho iniziato quindi a fare esercizi di respirazione, in particolare la box breathing technique.

h. 12,52 – ci sono. Il viaggio è iniziato. Mi sono infilato la mascherina ed ho fatto partire la Musica, questa volta una bella compilation di canzoni romantiche, ballate e lenti.

h. 13,00 – oh cazzo! Mi sento così morbido! La Musica ha preso una definizione incredibile e sta accendendo emozioni davvero potenti! Forse non è stata una brillante idea mettere su solo canzoni romantiche… Ma ormai sono in ballo.

h. 13,12 – mi sto rendendo conto di essere in pieno viaggio, vedo forme incredibili che spaziano dal geometrico assoluto all’organico con una soluzione di continuità che mi sembra sia impossibile che perfettamente naturale. L’altra sensazione potente che provo è quella di essere in controllo. So che suona assurdo ma ho la netta sensazione di poter dirigere io il viaggio. Una parte di me mi dice di stare attento, che potrebbe essere un inganno, un’altra parte di me è entusiasta all’idea ed è come se stessi prendendo la rincorsa per tuffarmi da un trampolino. Penso chiaramente AMEN, così sia!

Curiosamente, da quando ho preso la decisione di tuffarmi, è come se il mondo fosse esploso. Il caleidoscopio di colori nei miei occhi, nel mio cervello è qualcosa di meraviglioso, ancora una volta fluttuante tra l’organico e il geometrico, vedo chiaramente strutture rigorosamente definite che si liquefano in figure più morbide, marcatamente organiche. Fili di luce che tessono forme simili a ragnatele luminose, pilastri fatti di piastrelle di neon. E tra le varie forme inizio ad intravedere un teschio che sembra fatto di ossidiana con gli occhi di rubino, luminosi.

Sono incuriosito, il teschio sembra giocare a nascondino, a volte sembra guardarmi, a volte sembra fuggire da me. Non sono spaventato, tutt’altro. Sono realmente incuriosito, mi chiedo cosa ci faccia qui. La Musica, per un certo momento, ha perso significato. Non è che non la sento più: la sento ma ho trasceso il significato, sono oltre la Musica.

h. 15,06 – non mi sono neanche reso conto che è passato così tanto tempo. Ho l’urgenza di rollarmi una sigaretta e lo faccio. Il tabacco ha un sapore nuovo, non particolarmente spiacevole ma neanche particolarmente buono. Mi chiedo come abbia fatto a registrare l’orario e come abbia fatto a rollarmi la sigaretta.

h. ??,?? – ora sta succedendo la cosa più bizzarra di tutte, quella che mai mi sarei aspettato. Inizio a parlare ad alta voce. A me stesso. Ho una curiosa sensazione, come se ci fossero due me nel mio cervello, uno che ha bisogno di parlare e uno che ha bisogno di ascoltare. Parlo davvero tanto, e scrivo davvero tanto ma la voce non è la mia. É una voce quieta, tenue, quasi sussurrata. Ma quello che dice/dico è una doccia fredda. Alcune cose sono riuscito a scriverle, altre no e le ho dimenticate, purtroppo.

h. 15,42 – “A chi sto parlando ad alta voce?”

  • Vorrei volare ma non posso. Nonostante tutta la mia rabbia, sono solo un topo in gabbia.
  • Ho paura della solitudine, si si si.
  • Paint it black ma… La Musica è morbida. Mi piace giocare con il vapore (stavo fumando la mia sigaretta elettronica)
  • Monologo interno portato al livello verbale? Parlo tanto ad alta voce e ne traggo piacere!
  • Sono una creatura semplice.
  • É solo chimica ed è LIBERATORIO!! É CHIMICA!! É strano, bizzarro, affascinante!

A questo punto ho iniziato a provare una sorta di “freddo”. Non era un freddo fisico, era più un freddo psicologico. Non provavo paura, era come se stessi constatando un dato di fatto, come se lo stessi analizzando e pur sapendo che si trattava di me, non ne ero spaventato. La sensazione più vicina era una sorta di quieta tristezza.

  • Non c’è nessun insight o outsight. Le mie contraddizioni sono il mio inferno e ci morirò.

Il teschio mi guardava, impassibile. E io restituivo lo sguardo. Altrettanto impassibile. Lo guardavo evaporare in volute nere e scintillanti e ricomporsi tra curve iperboliche, azzurre e gialle.

  • Nessun paradiso per me, nessun purgatorio. Solo inferno.
  • E di certo non sono i funghi o LSD o marijuana a salvarmi. E meno di tutti la sertralina.
  • “In quiet desperation knuckles white upon the slippery reins”.
  • Devo riposare il cervello.
  • Oggi è il giorno in cui sento quanto sono solo e isolato.

Queste parole ripetevo ad alta voce. Le dicevo come se stessi parlando ad un bambino. Senza particolare dolore o disperazione. Stavo constatando dei fatti. E pur sapendo che quei fatti riguardavano me, non ne ero spaventato.

  • E non c’è droga o farmaci o cibo che può curarmi DAVVERO da questo buco nero che mi sta divorando.
  • Non c’è nessun dio, non c’è nessuna entità, nessuno spirito. Non c’è LA RISPOSTA.
  • C’è UNA risposta ma sta a me. Sta a noi.
  • Forse questa è l’unica vera libertà e l’unico vero incubo. Sta tutto nelle nostre mani. Nella ricerca della realtà.
  • Di sicuro non è con le sostanze DI ALCUN GENERE che la manteniamo.
  • Con le sostanze la INTRAVEDIAMO.
  • Ma è quando siamo sobri che ci mettiamo davvero in gioco e che dobbiamo lottare per mantenere la sanità e la libertà.
  • dio non esiste. Nessun dio esiste. Lo sapevo, l’ho sempre saputo.

Non so per quanto tempo sono andato avanti a ripetermi queste cose. Potrei giurare che il teschio mi stesse sorridendo.

Mentre parlavo giravo per casa, gesticolando. Spesso mi sono guardato allo specchio e da un lato è stato divertente vedere come la mia faccia si trasformava, cambiando colori e forme. Era davvero divertente!

Dall’altro ero convintissimo di vedere i miei occhi da bambino e mi ha fatto malissimo. Ho pensato all’innocenza che ho perso tanti anni fa, sotto le botte fisiche e psicologiche che ho preso, per anni. Ho pensato alle scelte che non ho fatto per paura. A quelle che ho fatto per paura. Volevo rompere lo specchio e raggiungere quel bambino, forse lo specchio rappresentava qualcosa, non lo so ma quando ho messo una mano sullo specchio ho sentito freddo ed ho capito che non era possibile raggiungere quel bambino. Ho sentito che era perduto per sempre ed ho iniziato a piangere.

Sono scappato a letto, mi sono letteralmente seppellito sotto le coperte piangendo a dirotto, di un pianto che era parecchio liberatorio, come quando si incide un ascesso per fare uscire il pus.

Quando ho finito di piangere, qualche secolo dopo, sono riemerso dalle coperte ed ho trovato un pezzo di pane avanzato dalla mattina. L’ho preso in mano e l’ho annusato. Sapeva di ricordi lontani, di un caminetto acceso, di una famiglia che persi prima di rendermi conto di quanto fosse importante, di serenità conquistata a fatica e persa troppo presto.

Mi sono infilato il pezzo di pane in bocca e ce l’ho tenuto per un tempo infinito, senza masticarlo, senza deglutirlo. Li, come un ricordo che non vuoi perdere ma che sai che prima o poi si dissolverà.

Il sapore del pane mi ha tranquillizzato moltissimo e nel frattempo la Musica è tornata, come una coperta calda, come un abbraccio, come un bacio sulla fronte.

E piano, molto piano, ho sentito il mio corpo che si rilassava, ogni tensione si scioglieva, le visioni hanno iniziato a recedere, il teschio si è nascosto tra le pieghe di un qualcosa che non sono riuscito a capire. É stata una discesa molto molto dolce, quasi tenera.

Non so che ore fossero, ho perso ogni computo del tempo. Mi sono addormentato.

Mi sono svegliato un milione di anni dopo, stanchissimo, letteralmente esausto. Mi sono alzato per urinare e mi sono rimesso a letto a dormire. Ho sognato, tanto. A colori vividi. Sogni tranquilli, belli. Sogni di amori che non ho mai vissuto, di esperienze che non ho mai fatto ma comunque sogni che mi hanno portato serenità.

É stata una esperienza davvero impegnativa. Più delle visuali è stato il viaggio emotivo che mi ha strapazzato per bene, che da un lato mi ha gratificato e dall’altro mi ha fatto davvero male ma tant’è: non è possibile pretendere che una esperienza psichedelica debba essere per forza ogni volta piacevole e pucciosa, se è una vera esperienza psichedelica, onesta e sincera.

E no, non è stato un bad trip, al contrario. É stato un viaggio meraviglioso. Difficile, certo. Doloroso, assolutamente si ma non posso davvero definirlo un bad trip. Ad oggi, a quasi un anno dall’inizio della mia esperienza psichedelica, non ho ancora mai esperito un bad trip. Forse non esiste un bad trip? Forse è come ci approcciamo noi all’esperienza che determina il bad trip e non il viaggio in se?

Forse. Non lo so davvero. So che fino ad oggi, nonostante tutto, ho ricavato solo benefici dall’assunzione moderata e in Scienza e Coscenza di queste sostanze.

Il che non è poco.

Se devo trarre delle conclusioni, paragonando le esperienze tra LSD e psilocibina, posso concludere (per ora) che:

  • LSD è decisamente più centrato sulla Musica, per qualche ragione.
  • LSD mi ha lasciato un potente e meraviglioso afterglow che la psilocibina invece non mi ha lasciato affatto.
  • la psilocibina mi ha dato una sensazione generale più di “freddo“, mentre l’LSD mi ha costantemente dato una sensazione di calore, coperta e soprattutto di “homecoming” che invece è completamente mancata con i funghi.
  • le visuali della psilocibina sono state decisamente più vivaci e divertenti ma non ho provato un dosaggio equivalente di LSD per poter fare un paragone efficace.
  • LSD mi ha dato una sensazione generica più tendente ad un certo tipo di “spiritualità” empatogena (intesa in senso molto lato e da prendere cum grano salis e non in senso letterale) mentre la psilocibina più ad una sorta di analisi razionale e secolare, il che non mi dispiace affatto.
  • La psilocibina è decisamente una sostanza engnotica, mentre l’LSD è più gnoseogenica, almeno per mia esperienza personale. Nessuna delle due è enteogena ed ho il sospetto che nessuna sostanza lo sia davvero ma devo ancora sperimentare la DMT.

A questo punto sono davvero curioso di capire il dosaggio equivalente di LSD, ovvero: date le ovvie variabili e la difficoltà di comparazione, un dosaggio di 26-51mg di psilocibina a quanti µg di LSD corrisponde?

Mi aspetta un altro, intensissimo viaggio, tra qualche mese.

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