Riflessioni su come le sostanze psichedeliche mi stanno cambiando

77 giorni fa ho scritto riguardo come le sostanze psichedeliche mi stanno aiutando a ricordare chi sono e sul concetto di “homecoming”.

Oggi ci sono nuovi spunti di riflessione iniziati con il trip del 27 Aprile 2026 e riemersi in seguito alle ricerche che sto facendo riguardo la Cyberdelia, per un progetto che sto portando avanti insieme ad una persona molto speciale.

Il 27 Aprile mi sono guardato allo specchio, come faccio quasi sempre durante i viaggi ma quella volta, a differenza delle volte passate quando vedevo il me bambino, ho visto anche il me adulto; il me presente. Non era mai successo prima. Procedo per gradi.

Più recentemente, ricercando informazioni per capire il movimento della Cyberdelia, ho scoperto come i generi musicali che li hanno identificato al meglio sono, tra gli altri, Goa Trance e Psytrance, due generi che mi erano completamente sconosciuti e soprattutto, quel poco che conoscevo, non mi piacevano per niente.

Per curiosità e per onestà intellettuale ho deciso di iniziare ad approfondire meglio di cosa si trattasse, in fin dei conti sempre di Musica si parla e quindi non vedevo nessuna ragione per non provare ad ascoltare, senza pretendere che dovessero per forza piacermi.

E in effetti non posso dire che mi abbiano entusiasmato, soprattutto il Goa Trance ma… Iniziando ad ascoltare più Psytrance mi sono scoperto ad apprezzare questo genere, soprattutto un paio di sue derivazioni conosciute come Prog Psytrance e Dark Psytrance.

Potrei fare una disamina tecnica su cosa sia la Psytrance e derivati ma non lo farò, non è lo scopo di questo scritto. Quello che invece voglio registrare e possibilmente integrare per il futuro me è come sto percependo un piccolo ma significativo cambio di rotta nella mia mentalità.

É presto per dire quanto e come questo cambio di rotta sarà permanente, per ora posso dire di averlo percepito ed è qualcosa, un inizio.

Rimanendo in ambito musicale, mi sono accorto come negli ultimi anni sono rimasto un po’ fermo al palo: con questo intendo dire che i miei gusti musicali non sono cambiati di tanto. Non si sono evoluti. Sono rimasti i gusti musicali con i quali sono cresciuto.

Non che ci sia niente di intrinsecamente sbagliato in questo ma, per quello che è il mio percorso, mi sono accorto che la Musica ascoltata negli ultimi 10 anni circa era la Musica che in qualche modo mi ricordava il passato, la Musica che usavo ascoltare e suonare quando tutto andava male, l’unica ancora di salvezza per mantenere una parvenza di sanità, l’unico porto realmente sicuro dove rifugiarmi quando il dolore e la paura non erano più tollerabili. Una Musica alla quale mi aggrappavo con passione e amore, certo ma anche con disperazione.

Negli ultimi 10 anni della mia esistenza ho avuto bisogno di quell’ancora. Il conforto che mi dava era lo stesso che provai nei decenni più cupi e dolorosi. Rigettavo automaticamente quasi ogni novità perchè mi sembrava pericolosa, la destabilizzazione di un ordine che mi rassicurava. Il granello di sabbia in un ingranaggio altrimenti perfettamente lubrificato.

Oggi, ascoltando questi “nuovi” generi musicali non li sento più come “pericolosi”. Sto forse trovando un equilibrio interno che mi consente di accogliere meglio le novità? Non lo so ancora, è troppo presto per trarre conclusioni ma i fatti sono chiari. 10 anni fa avrei rifiutato a priori di ascoltare Psytrance e se non ricordo male l’ho fatto. Solo un anno fa avevo rifiutato l’offerta di una persona che mi aveva proposto l’ascolto di qualche brano del genere.

Chiaramente questa cosa non implica necessariamente che da oggi in avanti il genere Psytrance mi piacerà. Implica che sono più disposto ad ascoltare senza pregiudizi o, per lo meno, che sono meno rigido. Alcuni artisti continuo a non sopportarli, altri invece li ho scoperti con molto interesse: Negative Time di Xenomorph mi piace decisamente anche se non sono sicurissimo che sarei in grado di ascoltarlo durante un viaggio… Stesso identico discorso per Freaks of Byron Bay di Aghori TanTriK.

Ho meno paura di mettermi in gioco. Ne ho sempre ma meno. Sono più disposto a rischiare. Nell’ambito della Musica ma, ragionevolmente, anche in quello sociale, uno degli aspetti più importanti della mia Ombra.

Per quanto riguarda poi il vedermi adulto nello specchio durante i viaggi, questo mi sta creando un senso di completezza e di salubrità. Ancora, è presto per definire più approfonditamente queste sensazioni ma mi ha fatto piacere vedere non solo il me passato ma anche il me presente. Non vorrei correre troppo avanti e crearmi false aspettative ma la sensazione che sto provando intensamente è quella di un imminente ricongiungimento. É una affermazione molto forte, ne sono consapevole ma non so come altro spiegarla. Soprattutto non ho chiarissimo in mente di che tipo di ricongiungimento si possa trattare.

All’inizio vedevo/percepivo solo il mio passato, era presente solo quello. Oggi c’è il mio passato e il mio presente. C’è una incredibile dolcezza e compassione per quello che sono stato e quello che ho vissuto; c’è anche una certa dolorosa consapevolezza per quello che sto vivendo o forse, meglio, per quello che ancora non sto vivendo; per le àncore che porto addosso e che mi appesantiscono, per le paure che mi sono avvinghiate attorno al cuore e che non so come gestire anche se sto tentando di capirle e possibilmente liberarmene prima che sia troppo tardi.

Paradossalmente, insieme al senso di completezza, sto provando anche una profonda sensazione di incompletezza. Guardare il me adulto/presente mi fa sentire incompleto. Come se una parte di me mancasse ed è strano perchè proprio ora che in qualche modo ho la sensazione di stare “ricomponendomi” dopo un lungo tempo di fratture, ecco che sento una mancanza, un vuoto. Credo di sapere cosa è anche se faccio davvero fatica ad ammetterlo, tanta fatica che non riesco neanche a scriverlo nonostante sia perfettamente chiaro nella mia mente. Quello che mi consola e in qualche modo mi rassicura è che, innanzitutto ne sono consapevole. Certo, forse sarebbe meglio se riuscissi a scriverlo ma intanto è già qualcosa che ne sia consapevole e che sappia di cosa si tratta, senza fingere e senza nascondermi. Altra cosa rassicurante è come questa sensazione di incompletezza non stia creando una “fame” cieca; non mi sta portando nella situazione per la quale “ogni buco è trincea”, una situazione che potrebbe portarmi ad accettare qualsiasi compromesso pur di non sentire più questo vuoto. Languore, si… Desiderio, eccome… Ricerca, ovviamente. Ma non rassegnazione. Non un appagamento superficiale. So cosa mi manca, non posso, non voglio e non devo accontentarmi. In fin dei conti ho già provato a me stesso di sapere vivere da solo; se non potrò raggiungere quello che sto cercando e crescerci insieme finalmente senza più le favole per ragazzini ma da uomo adulto con una compagna adulta, ebbene che sia solitudine. Non mi piace la prospettiva ma odio l’idea di rinunciare ad essere quello che sono per paura. L’ho già fatto, basta così.

C’è anche una grande gioia, per i cambiamenti che sento di avere messo in moto, per la polvere che sento di aver soffiato via e che offuscava le mie emozioni e alcuni miei pensieri. Grande felicità perchè mi sto riscoprendo a vivere alcune sensazioni ed emozioni che seppure mi fanno sentire vulnerabile, in qualche modo, sono il migliore indicativo del fatto che sono vivo e la vulnerabilità fa parte di questo sentirmi vivo, oggi vissuta meno come una minaccia e più come uno stato naturale e complementare da abbracciare esattamente come tutto il resto.

FORSE… Davvero la lezione dell’integrare le esperienze psichedeliche nel tempo come un processo lento e costante, per niente scintillante e scoppiettante ma difficile e che richiede pazienza e dedizione sta iniziando a dare i suoi primi, timidi frutti?

Quello che mi riempie di stupore gioioso è constatare come, lentamente, sto portando nella mia vita quotidiana le riflessioni e le emozioni vissute durante i viaggi. Piccoli pezzi alla volta, con tempo e pazienza, a volte con frustrazione perchè non riesco a dare parole a quello che ho vissuto, a volte con timore perchè quello che ho vissuto non mi è piaciuto particolarmente oppure mi ha fatto soffrire ma non posso non notare che, una briciola alla volta, tutto mi sta ritornando e sta andando al suo posto.

Ribadisco: ci vuole tempo, costanza, abnegazione, pazienza, amorevolezza, comprensione. Ci vuole tanto, è un processo lento e articolato ma porta i suoi frutti; per quel che mi riguarda mi sento come se l’inverno stia finendo e la primavera inizi a farsi sentire.

Tornerà l’inverno, è inevitabile. Ma posso giurarci, sarà diverso. La mia speranza è che sarà meno freddo.

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