Tra le cose più carine che si possono fare durante un lunedì (raramente) vuoto e libero da impegni c’è sicuramente un viaggio psichedelico.
C’è qualcosa di entusiasmante, forse non tanto nel viaggio in se ma tanto nella preparazione, nell’aspettativa. Nel preparare lo spazio, fisico e mentale. Quasi come quella emozione che si prova prima di incontrare la propria amata.
Ok, ho esagerato, quella sensazione rimane ancora qualcosa di unico e meraviglioso che nessuna molecola è riuscita a soppiantare ma credo di avere dato una idea di massima.

4-Pro-MET
Questo lunedì è toccato ad una delle mie droghe preferite, la 4-propionyloxy-N-methyl-N-ethyltryptamine, meglio conosciuta come 4-Pro-MET, una Designer drug relativamente nuova ma estremamente promettente.
Ho passato la mattinata a scegliere i brani musicali che volevo ascoltare e fondamentalmente a fare poco altro. Era una giornata libera, in tutti i sensi, e volevo godermela.
Avevo qualche pensiero per la testa ma niente di sgradevole, erano pensieri piacevoli che lasciavo girare in testa. Non ho particolarmente curato il setting, per una volta ho deciso di non essere così ligio. Neanche il set era stabilito: sapevo che la 4-Pro-MET è una sostanza che mi “ammorbidisce” (nel secondo trip report che scrissi sul mio quaderno, una nota riporta “mi sto orsacchiottando”…), mi rende estremamente ricettivo alla Musica e stimola molto le sensazioni tattili per cui l’idea di base era di lasciarsi cullare, complici i pensieri piacevoli che già stavano allegramente saltellando in testa, dalla Musica e dagli stimoli fisici.
Il pranzo è scarsissimo, un energy drink senza zucchero e un tozzo di pane, letteralmente.
h.17:40 – ingoio due compresse per un totale di 0,499g. La volta precedente avevo assunto poco più di 0,5g quindi non mi aspettavo molte differenze.
Per circa un ora non ho avuto alcun effetto. Lo cercavo, mi guardavo continuamente le mani nella speranza di iniziare a vedere qualche movimento sulla pelle ma niente. Tutto normale.
Ok, so per esperienza e per letture che è normale che ci voglia tempo perchè una molecola inizi a fare effetto. Non ho particolarmente fretta, in fin dei conti sono tranquillamente svaccato sul letto ad ascoltare Musica, non mi corre dietro nessuno, il telefono è spento, il computer anche.
Mi viene voglia di prendere la mia sigaretta elettronica che era sulla scrivania e quando mi alzo… Il mondo inizia a ondeggiare come se fosse fatto di gelatina! Sono colto di sorpresa, non me lo aspettavo e mi manca un po’ l’equilibrio! Come sempre trovo la cosa assolutamente ilare e inizio a ridere! Mi guardo intorno, è inequivocabile che le cose che mi circondano stanno sballonzolando lentamente da una parte all’altra!
Un pensiero mi si forma tra i neuroni: “molecole biricchine…” e scoppio a ridere perchè la frase mi sembra talmente sciocca e divertente allo stesso tempo!
Trovo divertente il fatto che camminare sta diventando una specie di avventura, metto un piede davanti all’altro molto lentamente, osservo come la realtà stia diventando viscosa, è una sensazione che mi piace sempre molto: so che non è reale, so che è il mio cervello che ha perso gli schemi ai quali è abituato e la cosa mi sa tanto di vacanza, si, una vacanza dal mio solito modo di percepire la realtà.
La Musica. Oh, la Musica è appena diventata qualcosa di più. La sensazione nuova, però, è che questa volta RICONOSCO cosa è diventata. É un altro “ritorno a casa”.
Spero di spiegarmi al meglio: ascoltare Musica con le sostanze psichedeliche è, ovviamente, una esperienza che eleva ben oltre l’ascolto da sobri. Una volta che il Default Mode Network (DMN) viene messo da parte, i suoni e i testi assumono nuovi significati. Questo stato alterato sta diventando, per me, una sorta di nuova modalità di ascolto. Non tanto perchè sta diventando una abitudine (tutt’altro, sto attivamente facendo in modo che non lo diventi mai) ma perchè so che oltre alla mia percezione di “default” posso entrare in questo stato di percezione alterato. Uno stato che sto imparando a riconoscere, ad apprezzare sempre di più e che mi sorprende sempre.
Quindi so che cosa sta succedendo, lo aspettavo con trepidazione e mi lascio letteralmente andare, corpo e mente, in questo flow.
Ecco… Questa cosa è tra gli aspetti più piacevoli della Psichedelia: il lasciarsi andare. Entrare in uno stato di totale abbandono e farsi, letteralmente, prendere la mano. Dalle visioni, dalle riflessioni, dalla Musica. É una sorta di culla, calda e morbida, accogliente e luminosa che però può anche essere severa e spietata. Questa è Psichedelia. La mia Psichedelia e mi piace credere che lo sia anche per altri. Non puoi pretendere che sia tutto sempre e solo fiorellini e arcobaleni, c’è anche la parte serie che può essere incredibilmente seria fino al punto di essere dolorosa, spaventosa, terribile fino a farti implorare che finisca velocemente. Anche in questi casi l’unica soluzione è lasciarsi andare, abbracciare quello che viene con lo stesso amore perchè comunque, in ogni caso, qualsiasi molecola tu decida di usare, ricorda che sono “solo” una lente di ingrandimento di quello che sei e quello che ti porti dentro, sono “solo” una bussola che puoi decidere di seguire o meno, uno specchio che puoi decidere di guardare o no ma in ogni caso “Ogni resistenza è inutile” quindi tanto vale abbracciare, arrendersi con dolcezza.
Sono in pieno flow. Cazzo che meraviglia… Mi trovo ancora a sbadigliare parecchio, questa cosa succede spesso. La prima volta mi ha un po’ preoccupato perchè pensavo che fosse il mio cervello che avesse bisogno di ossigeno. Non so perchè sbadiglio così tanto ma ci sarà una sua ragione, quindi sbadiglio. Sento l’aria che entra nella trachea, sento i polmoni che si espandono, è incredibile! Sento quasi i muscoli che si muovono, gli aveoli che si gonfiano! É così piacevole respirare!
Sto strofinando i piedi tra di loro, mi da una curiosa sensazione, buffa, piacevole, vagamente sensuale. Ancora una volta sento netti gli odori del mio corpo: quello della pelle, l’odore vagamente muschiato delle ascelle; sento anche quello più pungente dell’incenso che sta bruciando nell’ingresso e che mi sta dando fastidio: lo trovo troppo forte.
Da qualche parte, tra i miei pensieri, emerge il concetto di Amore. Sento che se da un lato l’ho soddisfatto e lo sto soddisfacendo (Amore per la Musica, Amore per la Psichedelia, Amore per la Scienza), dall’altro c’è un vuoto che mi crea sia un languore che un dispiacere. All’improvviso mi sento incompleto. Mi devo alzare dal letto, questa sensazione mi sta creando una tristezza che percepisco come incolmabile.
Perchè in mezzo a tanta serenità è dovuto arrivare questo pensiero? Perchè mi devo sentire incompleto? Non so cosa fare, non ho soluzioni.
Rimango in piedi come una statua, ascoltando i miei rimuginii e la Musica che mi fa da colonna sonora. Eppure provo Amore. La risposta arriva lentamente, struggente, quasi dolorosa. Sono incompleto.
Vado in bagno e come ogni volta che mi sento in difficoltà durante un viaggio, mi guardo allo specchio. Lo sguardo che vedo è come di rimprovero. Questo stato nel quale mi trovo è una scelta, nessuno me lo ha imposto.
Un occhio è quello del me bambino, l’altro occhio è quello del me adulto. La sensazione è assolutamente surreale, tutti e due mi guardano con quello sguardo di rimprovero e non mi sembra tanto bonario… Mi sembra severo. Molto severo. Mi sto guardando severamente? Mi sto nascondendo qualcosa? E se si, cosa mi sto nascondendo? Cosa mi sta facendo paura?
Per un momento mi colpisce il fatto che questa volta ho visto me stesso bambino e me stesso adulto. É qualcosa sulla quale sento il bisogno di riflettere.
Le persone dietro lo specchio non mi rispondono e io ho un cazzo di bisogno di risposte. Forse ma forse, in questo momento non sono in grado di darmele. Peccato. D’istinto chiedo scusa alle persone dietro lo specchio e torno in studio.
Mi sento un po’ triste, meno euforico, meno nel flow. Più riflessivo ma c’è qualcosa che sta bloccando le mie riflessioni e non capisco cosa sia.
Beh, sai che c’è? Non è il momento, chiaramente. Let it go. Breathe.
Mi siedo sulla poltrona e respiro, molto lentamente, molto profondamente. Chiudo gli occhi e quella sensazione di morbidezza e calore ritorna… Mi sento liquefare e per un momento, un breve meraviglioso momento sento che sto perdendo i confini di me stesso.
Non penso più. Non sono più. Non c’è più nulla. Sono dissolto.
Quello che mi irrita incredibilmente di questo stato è che appena “penso” questo stato, ritorna tutto. Il semplice atto di pensare che non sto pensando mi catapulta nella realtà immanente. Che nervoso! É talmente bello dissolversi in quel modo!
Anche il semplice provare piacere è sufficente per riportarmi indietro!
Non so che ore sono, so che la luce è ormai calata, in cielo ci sono poche nuvole sparse illuminate dal bagliore delle luci della città. Il senso di equilibrio sta tornando, il flow sta lentamente sublimando.
E mi viene in mente una idea, a posteriori una BRILLANTE idea. Prendo il mio “contenitore speciale” e tiro fuori il barattolino delle “erbe secche”… Ho preparato, tempo addietro, un misto di tre tipi diversi di marijuana perfetto per la meditazione. Carico il mio Black Leaf X1 con 0,05g di questo melange. Una quantità decisamente bassa e comunque molto più bassa rispetto l’ultima volta che ho usato marijuana con LSD (0,2g).
Lascio che il melange si scaldi e quando arriva a temperatura, inizio a inalare i vapori. Prima respiro i terpeni. Deliziosi! Sarà che sono ancora un po’ in effetto ma l’aroma è qualcosa di inebriante! Poi evapora il THC.
Per un po’ non succede nulla. Credo circa dieci minuti.
Poi il mondo esplode. Ed è qualcosa che non ho letteralmente mai visto prima. Era talmente meraviglioso che ricordo perfettamente la mia mandibola immobile, flaccida, in una espressione di ebete stupore.
Prendete il miglior film o il miglior cartone animato possibile che descriva le allucinazioni psichedeliche. Moltiplicatelo per un miliardo. Forse ci siete vicini a quello che ho visto.
Se mai ho esperito qualcosa di visivo che si avvicina al mistico è stata questa volta.
C’era una stella in cielo, circondata da filamenti luminosi sui quali viaggiavano scintille rosse e blu. I filamenti si muovevano lenti e maestosi nel cielo, come tentacoli di una medusa galattica. La stella (che a posteriori ritengo fosse Giove) pulsava di luce bianco perlaceo con sfumature rosse e azzurre ma quello che mi rapiva lo sguardo erano questi enormi filamenti e le scintille che zigzagavano su questi. Era qualcosa che dava l’idea di immenso, senza tempo, vagamente organico, assolutamente maestoso. Non riuscivo a staccare gli occhi da quello spettacolo. Era commovente, cosmico. Ogni tanto delle onde di luce si dipartivano tangenzialmente dai filamenti e donavano un’aura di assoluta bellezza surreale.
Poi è successa un’altra cosa, ancora più strana, assurda e divertene: le nuvole hanno iniziato a muoversi. Non in maniera subdola o a mala pena percettibile ma in maniera chiarissima, quasi sfacciata! Riccioli si formavano, tentacoli si allungavano e ad un certo punto sono emerse due figure, chiarissime, inequivocabili: il teschio di un gatto con gli occhi rossi e una figura umanoide, con delle ali enormi alle spalle che sbattevano come se le stesse usando per rimanere in aria.
Sono scoppiato a ridere. “Alla fine ci incontriamo, eh? Vi stavo aspettando!” è quello che ho detto ad alta voce. Ed era vero, o per lo meno così mi pareva. Volevo vedere delle “entità” ed ero stato accontentato. Teschio-Di-Gatto e Angelo si sono girati a guardarmi. Il primo, chiaramente ostile, cercava di soffiare come fa un gatto quando si sente minacciato, l’altro mi guardava e mi pareva che l’intento non fosse propriamente benevolo. Credevo di percepire una sorta di minaccia, anche se non sapevo esattamente quale, perchè o in che modo potesse attuarla.
“Bene, sono qui! Cosa avete intenzione di fare? VI SFIDO, voi due! Scommetto che non avete il potere di farmi nulla, siete solo allucinazioni, sono IO CHE COMANDO VOI!”, l’ho detto puntando l’indice verso di loro.
Le due allucinazioni hanno continuato, imperterrite. Una a cercare di miagolare e di avvicinarsi, l’altra… Beh, giurerei che l’altra mi stesse mostrando il culo. La cosa era talmente surreale e ridicola che ho iniziato a ridere fino alle lacrime!
“Tutto qui? É tutto qui quello che sapete fare?” E continuavo a ridere sempre più di gusto.
Era una spece di stallo: io che ridevo delle mie allucinazioni e quelle che tentavano in tutti i modi di spaventarmi.
Ho girato la testa, guardando un altro pezzo di cielo e li ho visto qualcosa che, se possibile, ha superato in surrealità quanto visto fino a quel momento: nelle nuvole c’era la figura di Frank Zappa che mi guardava sorridendo. Non ci potevo credere… Frank Zappa? Mi guardava, sorridendo, e io mi chiedevo che cosa ci stesse facendo tra le nuvole.
Giurerei che mi abbia detto “It’s alright man. It’s alright. Sono solo ‘sti cazzo di piccioni.”
Al che gli ho risposto “You died too soon, my friend” e mi sono sentito sinceramente desolato per quello.
Non mi ha risposto, ha girato la testa, dandomi le spalle, e lentamente si è trasformato in un cavallo bianco rampante. É stato commovente, profondamente commovente.
Quando sono tornato a guardare dove c’erano Teschio-Di-Gatto e Angelo, non li ho più visti. Al loro posto c’erano una testa di Papero (credo che i paperi siano un leitmotif dei miei viaggi più intensi…) e una creatura che poteva assomigliare vagamente ad un drago occidentale, di quelli che si vedono in film come Reign of Fire.
“HA! Alla fine avete rinunciato eh? So much per le entità spaventose, eh? Non avete potere se non ve lo do io, buffoncelli!”
Il Papero e il Drago si sono girati verso di me ma non hanno detto niente, non hanno fatto niente. La stella continuava a brillare, i filamenti continuavano a pulsare attraversati dalle scintille, tutto era mobile, mutevole. Mi sentivo parte di queste cose, sapevo che erano mie e che in qualche imprescrutabile modo io appartenevo a loro.
Ho inspirato a fondo, più a fondo che potessi. Volevo sentire i miei polmoni esplodere, riempirsi di aria. Volevo sentire ogni odore possibile. Volevo sentire il ciclo della respirazione.
Non volevo chiudere gli occhi, volevo guardare quelli spettacoli per sempre ma sapevo che non avrei potuto, sapevo che prima o poi sarebbe finito e non volevo una fina lenta.
Ho chiuso le persiane, le finestre, mi sono spogliato e mi sono messo a letto, a luci spente. Ho spento la Musica. Era ora di terminare l’esperienza, avevo chiesto tanto, avevo ricevuto più di quanto potessi immaginare e ne ero sinceramente grato ma ora era il momento di riposare.
Ho chiuso gli occhi e nonostante dietro le palpebre continuavano a danzare figure assurde e coloratissime, il sonno è stato clemente.
Non so che ore fossero. Ho dormito profondamente, ho sognato frammenti del mio passato, ho sognato amori che non ho mai vissuto.
É stata una esperienza unica. Forse con meno spunti di riflessione rispetto ad altre ma comunque con molto “cibo per la mente” da metabolizzare. Sicuramente una delle più imponenti dal punto di vista visivo. E una delle più divertenti, di sicuro.
Happy Tripping, and be safe!