Racconto breve scritto il 12 Febbraio 2013
Questa è l’introduzione del romanzo di Fantascienza che sto scrivendo. È un romanzo piuttosto complesso e difficile da scrivere perchè, per mia scelta, ho deciso di ambientarlo molto in là nel tempo, almeno 30 secoli da oggi. Credo sia logico pensare che niente di quel che sappiamo, di quel che siamo e di quel che speriamo di diventare, oggi, sarà un passato remoto e dimenticato nell’anno 5000 d.c. sempre ammesso che “d.c.” avrà ancora un qualche senso…
L’inizio è un punto. Per un punto passano infinite rette.
Nessun’ essere umano poteva immaginare la profondità assoluta di quella verità e se questo era fuori portata dell’ homo sapiens sapiens, era sicuramente impensabile anche per l’orso polare che si aggirava in cerca di prede, sul terreno ghiacciato.
Era inquieto. Da tempo non riusciva più a trovare prede per sfamarsi. Inoltre, da qualche tempo, l’aria era pervasa da cupi rimbombi e rumori sordi e prolungati che gli davano fastidio. Non era sufficientemente intelligente da abbinare i rumori alla mancanza totale di prede ma era abbastanza sensibile da capire che stava rischiando di morire.
Era il 30 Ottobre del 1961, tarda mattinata. Il rumore veniva dall’alto ma l’orso non se ne curò più di tanto. Il brontolio del suo stomaco era più reale e reclamava la sua totale attenzione. Solo per un istante, alzando il muso nella gelida aria, notò un minuscolo punto nero contro il chiarore del cielo ma, ancora, non ci fece caso; non era commestibile, non aveva il succulento profumo della carne di foca. Raspò nel terreno con una zampa e poi venne polverizzato, sparendo dall’esistenza.
Alle ore 11,32, un oggetto chiamato AN602 detona ad una altezza di 10 chilometri e mezzo, creando una sfera di fuoco di 8 chilometri di diametro e facendo sentire i suoi effetti in tutto il mondo. La penisola di Novaya Zemlya trema, il padre ideologico dell’ AN602, Andrei Sakharov è chiuso nel suo studio e fissa il muro di fronte a se: un ordigno termonucleare da 50 Megatoni è appena stato fatto brillare. Fat Man e Old Boy a confronto sono poco più che petardi.
“Tutto sotto controllo”, riporta l’equipaggio del bombardiere TU-95. I centri di controllo a terra confermano che l’esperimento è stato un successo, niente è andato storto, tutto secondo i piani.
Niente di più falso ma nessuno avrebbe mai potuto prevedere o soltanto intuire quanto è accaduto. Soltanto molti secoli dopo, investendo una incredibile quantità di risorse di ogni tipo, una squadra di ricercatori riuscirà a capire cosa accadde quel giorno.
L’energia della bomba fu sufficiente per aprire uno squarcio infinitamente piccolo nella nostra brana, nel foglio multidimensionale dove la nostra realtà risiede. Si trattò di uno squarcio di pochi atomi di diametro ma fu sufficiente per piegare, strappare e scaraventare qualche particella della brana immediatamente adiacente nel nostro continuum, creando un paradosso quantistico. Il grumo di particelle esotiche impazzì. Il cosmo nel quale erano capitate non le voleva, stringhe anarchiche in un universo perfetto.
Lo squarcio si era chiuso, l’intollerabile eresia fisica era stata eradicata da ambedue le realtà e il seme di tale eresia iniziò a vagare nel nostro mondo. La gravità tenne il seme sul nostro pianeta, in un orbita affatto casuale, governata da leggi stravolte che mutavano a seconda della vicinanza del paradosso corpuscolare.
Forse quella minuscola entità influenzò cose e persone ma non se ne ebbe mai la prova; per lo meno fino al 2058, allo Sri Venkateshwara Engeneering College di Suryapet, nello stato federato dell’Andhra Pradesh indiano.
Brahma è il nome dato al primo computer quantistico di classe α, ovvero funzionale al 100% e non più considerato prototipo. La dottoressa Mandeline è seduta alla consolle principale, vicina al complesso di elaborazione che svetta di fronte a se. Il software di elaborazione dati è quasi del tutto caricato nel pre-processore.
Il ronzio delle apparecchiature è confortante, significa che tutto procede bene. I sistemi di controllo confortano l’equipe di scienziati che stanno lavorando attorno a Brahma. L’esperimento di oggi coronerà quarantasei anni di lavori ed aprirà una nuova frontiera per i computer e possibilmente per tutto il genere umano.
Il software è ormai caricato e Mandeline si alza in piedi, rivolgendosi ai suoi colleghi, per un breve discorso di ringraziamento.
Mandeline è una donna formidabile: crede fermamente che l’uomo ha un incredibile potere latente ancora non pienamente compreso e crede che i nuovi computer quantistici saranno il mezzo per poter permettere la comprensione e l’utilizzo di questo potere. Madeline crede anche molte altre cose ma non è questo il posto e il momento per esprimere idee e convinzioni estranee al grande evento che sta per compiersi. La donna si inchina, coperta da composti ma sentiti applausi; si siede davanti alla consolle di controllo e osserva, con infinita attenzione e dedizione il blocco centrale di Brahma, mentre sta per invocare il comando che permetterà al computer di iniziare ad operare.
Un corpuscolo infinitamente piccolo di particelle esotiche e atomi alieni attraversa i circuiti del pre-processore mentre la mano della dottoressa preme il tasto ENTER. Le correnti quantistiche si attivano, attirando il corpuscolo verso di esse. Brahma è sveglio e la prima cosa che percepisce è che le linee di controllo e i nanocircuiti sono sovraccarichi. Non va bene, eppure esita per qualche nanorosecondo.
Brahma percepisce la realtà oltre i suoi sensori, comprende l’eresia quantistica che si è infiltrata nel suo sistema di elaborazione ma invece di scartarla come errore, la osserva da infiniti punti di vista contemporaneamente e infine capisce. Brahma sa che le particelle esotiche stanno irrimediabilmente danneggiando il suo essere ma l’enormità della sua comprensione non deve andare sprecata.
L’eresia si trasforma in una epifania e quindi in una nuova comprensione che non può morire con se. Ha bisogno di un Osservatore: Madeline. Prima che l’onda di decoerenza quantistica percorra la brana locale modificandola per sempre, Brahma nomina Madeline come sua Osservatrice.
Il primo computer quantistico si disattiva, bruciando circuiti, processori e le delicate strutture molecolari. Pochi femtosecondi dopo, l’Universo è percorso da un fremito. Ogni fotone oscilla casualmente, buchi neri e quasar si fermano per un istante. In un tempo tendente a zero, l’Universo si è riconfigurato secondo i dettami del suo Osservatore.