Le Letture Lisergiche ovvero Libri, Lussuria, LSD

Proposta al 90% seria che ho fatto ad un gruppo di persone e che è stata, giustamente direi, accolta un po’ con le pinze…

LETTURE LISERGICHE: LIBRI, LUSSURIA, LSD

Sostanze come il dietilamide dell’acido lisergico (LSD), 4-Po-DMT (Psilocibina), 4-propionyloxy-N-methyl-N-ethyltryptamine (4-Pro-MET), 12-metossi-ibogamina, (Ibogaina), Dimetiltriptamina (DMT), 5-metossi-N,N-dimetiltriptamina (5-Meo-DMT); quindi sostanze che contengono la struttura conosciuta come indolo e sostanze come la 3,4-metilenediossimetanfetamina (MDMA), la 3,4,5-trimetossi-β-fenetilammina (Mescalina) che non hanno la struttura indolica sono una classe di agenti allucinogeni che rivestono un’importanza culturale, spirituale e scientifica (McKenna, 1998; Nichols, 2016). L’etimologia del termine «psichedelico» deriva dalle parole greche ψυχή (psyche, «anima, mente») e δηλοῦν (deloun, «manifestare»). Pertanto, le sostanze psichedeliche sono «manifestazioni della mente/anima» e si ritiene che illuminino territori nascosti della psiche umana (Weil e Winifred, 2004).

“Psichedelici classici” è un termine generico che descrive una varietà di sostanze il cui meccanismo d’azione principale risiede nei recettori della serotonina (5-HT2A) nel cervello e che, a loro volta, producono profonde alterazioni della coscienza, comprese modulazioni del senso del sé, della percezione sensoriale e delle emozioni (Morris, 2008; Nichols, 2016; Speth et al., 2016).

É stato dimostrato come la psilocibina riduce in modo significativo la connettività funzionale (FC) all’interno della rete predefinita (DMN) e aumenta la connettività cerebrale globale. In particolare, è stato documentato un disaccoppiamento tra nodi chiave della DMN, quali la corteccia prefrontale mediale (mPFC) e la corteccia parietale posteriore (PCC).

L’LSD agisce sulla DMN in modo molto simile alla psilocibina. Ad esempio, l’LSD riduce la connettività all’interno della rete (in particolare nella parte mediale-posteriore della DMN) e aumenta le connessioni tra le reti.

Da qui la mia proposta: incontri basati sull’assunzione di LSD o Psilocibina, in quantità tali da non essere “invalidanti” ma comunque sufficienti per permettere un certo tipo di elevazione e apertura mentale, spirituale e artistica; incontri basati sulla lettura di poesie, letteratura preferibilmente ma non esclusivamente psichedelica (Hofmann, Huxley, Jünger, Leary per citarne alcuni), ascolto di Musica o, preferibilmente, produzione di Musica; discussioni e confronti aperti e liberi, senza giudizi o pregiudizi.


CAVEAT

1 – la partecipazione è subordinata all’assunzione di LSD o Psilocibina in quantità sufficiente da ricevere una adeguata apertura, ricettività e disponibilità alla condivisione ma non in quantità tale da creare situazioni di disagio, malessere, sofferenza o disturbo; per se stessi e per gli altri partecipanti.

2 – non ci deve essere alcun obbligo alla permanenza, se qualcuno non si dovesse sentire a proprio agio è libero di allontanarsi anche se dovrebbe essere un imperativo del gruppo rinunciare alla attività in corso per sostenere e aiutare chi si dovesse trovare in uno stato di necessità.

3 – quello che succede durante l’incontro rimane all’interno del gruppo. Dovremmo essere tutti consapevoli che si stanno usando sostanze illegali, in questo tempo e in questo spazio. Dovremmo anche essere tutti consapevoli che queste sostanze hanno la capacità di metterci a nudo, di una nudità ben più profonda rispetto quella fisica. Queste cose devono essere rigorosamente rispettate senza alcuna eccezione.

4 – non sono ammessi osservatori neutri. In virtù del punto precedente, per tutelare l’incolumità e la riservatezza dei partecipanti non possono essere accettate persone che non abbiano la seria e volitiva intenzione di contribuire all’esperienza comunitaria.

5 – non sono ammesse persone che non abbiano mai avuto esperienze con sostanze psichedeliche. Il gruppo non è un cerchio di integrazione, non è una “scuola di psichedelia” e nemmeno è un centro di distribuzione di sostanze. Chi partecipa deve sapere cosa sta assumendo, perché la sta assumendo e perché è presente agli incontri.

Questi caveat non sono negoziabili.


PROPOSTA PRATICA

Considerando l’utilizzo di sostanze che oggettivamente impongono un certo tipo di sforzo mentale e possibilmente fisico, una proposta pratica è quella di effettuare gli incontri in un giorno che permetta a tutti di avere il giorno dopo libero, senza impegni, per poter recuperare mente e corpo.

Idealmente potrebbe essere un sabato tardo pomeriggio o sera.

Il setting dovrebbe essere quanto più confortevole possibile ma senza rinunciare ad un accento psichedelico: luci adatte, colorate, musica di sottofondo (se non ci dovesse essere nessuno che suoni) possibilmente niente roba ambient, psytrance/GOA e simili ma qualcosa di più in linea con il Rock Psichedelico o comunque con lo stile West Coast ‘60/’70.

Il set dovrebbe essere a questo punto chiaro ma lo ripeto: letture di poesie, letteratura, scienza, arte, spiritualità (NON religione), fare Musica, discutere o eventualmente non fare niente e lasciare che il flow ci accolga naturalmente.

La frequenza dovrebbe essere di una volta ogni 8/10 settimane, non di meno per permettere all’organismo di riassestarsi.


SCOPO DEGLI INCONTRI

Non è possibile non osservare un costante e neanche troppo lento deterioramento di un certo tipo di aggregazione, di condivisione e di pensiero. L’impressione che mi sembra fin troppo evidente è che si sta perdendo, se non è già perso, un approccio che sia al tempo stesso profondamente ribelle e anarchico; intimo e spirituale; tecnologico e scientifico. La tendenza che ho visto sorgere quasi in sordina venti anni fa è stata quella di un adagiamento pigro e inerziale (inteso nel senso secondo cui un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato. Vale per un corpo così come per una mente), refrattario ad ogni tipo di cambiamento che comporti uno sforzo. “Don’t Make Me Think” sembra essere stato il motto di questi ultimi decenni e la dimostrazione è lo sfacelo delle nuovissime generazioni, la perdita totale di qualsiasi capacità critica delle generazioni precedenti, la globalizzazione e omologazione culturale che ha portato ad una omogeneizzazione dei pensieri, appiattimento dei costumi, mancanza di azioni/reazioni, la completa sanitizzazione di qualsiasi pensiero ritenuto “politically incorrect”, “offensivo” e la conseguente marea montante del “pensiero” woke e della “cancel culture”. Sempre ammesso che pensiero e cultura abbiano senso in quei contesti.

La Psichedelia per sua natura è l’esatto opposto della tragedia che si sta consumando. Lo è sempre stata. Dagli albori, quando probabilmente in maniera ingenua ma genuinamente controculturale e ribelle si opponeva alla dittatura di un governo che non poteva accettare un pensiero critico e indipendente perché questo tipo di pensiero metteva in luce le profonde crepe, incongruenze e i palesi errori di scelte politiche rivelatesi poi, letteralmente mortali.

Da quando è stato dimostrato che certe sostanze hanno degli oggettivi benefici, non solo dal punto di vista umano ma anche dal punto di vista medico, sono state percepite come minacce (in realtà lo erano, minacce) ad uno establishment che basava la sua prosperità sulla pigrizia e sull’inerzia socioculturale delle persone. Benefici che dopo decenni di oscurantismo e proibizionismo completamente infondati sotto il punto di vista scientifico (sto pensando a te, Lyndon B. Johnson) stanno tornando, finalmente, nel posto che spetta loro di diritto.

La Psichedelia è quindi ancora quella chiave necessaria e indispensabile per aprire le “porte della percezione” di Huxley e per provare, quantomeno, a liberare la nostra mente dalle costrizioni che più o meno inconsciamente abbiamo addosso. Che lo vogliamo o meno, che siamo in grado di riconoscere o meno ma che, parafrasando e decontestualizzando Hippolyte Taine, abbiamo addosso come risultato di tre fattori: quello ereditario (race), quello dell’ambiente sociale (milieu) e il momento storico (moment).

Incontriamoci, dunque; liberiamo le menti e gli spiriti; lasciamoli volare insieme. Abbiamo i mezzi, abbiamo diversi contesti di partenza, diverse esperienze e probabilmente un fine e un obiettivo comune.

Vale la pena provare.

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