Ho respirato

Ed è stato strano.

Cerco di riassumere il più chiaramente possibile cosa mi è successo.

É il 10 Marzo 2026, una giornata poco piacevole a causa di una telefonata veramente sgradevole. In una piega del mio cervello mi stuzzicava l’idea di alleviare la mia tensione con un aiuto chimico ma non volevo interrompere il mio psico-ramadan per cui accantono l’idea.

Mi infilo a letto piuttosto di malumore non sapendo bene cosa fare, se leggere, guardare qualche video o un film o cosa ma alla fine l’idea migliore arriva: fare un po’ di mindfulness, visto poi che ero a casa e che il malumore si stava ripercuotendo nel fisico ho voluto fare la body scan.

La Musica è un elemento imprescindibile nei miei esercizi di mindfulness. Sono coscente che i vari guru di questa disciplina probabilmente non sarebbero d’accordo con me (soprattutto se sapessero cosa contiene la mia playlist…) ma di quello che pensano o dicono i guru me ne cale poco, quello che mi importa davvero sono i risultati.

Auricolari infilati, volume bassissimo, maschera sugli occhi, tuta calda, coperte calde e si inizia. Sono le 17,00 precise.

Ho iniziato con la box breathing (inspirare profondamente attraverso il naso per 4 secondi, trattenere il respiro per 4 secondi, espirare lentamente attraverso la bocca per 4 secondi e infine trattenere nuovamente il respiro per 4 secondi) spingendo il diaframma verso il basso (e quindi sollevando l’addome) e ogni tanto, quando sentivo il bisogno di più aria, contraendo i muscoli intercostali.

Non so dopo quanto tempo ma ho notato che il respiro iniziava a rallentare. Non lo controllavo, non stavo più contando. C’è stato un momento nel quale ero sicuro che stavo respirando a tempo di Musica, accelerando e rallentando seguendo il tempo del brano in corso ma non potrei affermarlo con certezza. É stata una sensazione molto particolare.

Per almeno un paio di volte sono sicuro di aver visto qualcosa. Non si è trattato di visuali come quelle date dagli psichedelici, sono stati visuali veloci, non particolarmente vivide ma ci sono state. Qualcosa di blu scuro che è letteralmente volato da una parte all’altra del mio campo visivo.

E poi c’è stata la chiara e netta perdita della propriocezione. Il momento nel quale non ho più sentito le braccia, le mani, le gambe e i piedi. Questo fenomeno è stato accompagnato da una sensazione di distaccata tranquillità, nessuna felicità, paura o introspezione lisergica.

Una sensazione fortemente ieratica.

Se provavo a concentrarmi sul respiro questa sensazione spariva. Come musicista conosco molto bene questo processo: è il “flusso” di Mihály Csíkszentmihályi, la sensazione che prova il musicista quando viene rapito dall’estasi musicale mentre suona. Questo stato di coinvolgimento totale è caratterizzato da un’assenza di autoconsapevolezza e dal pieno assorbimento nell’attività musicale, portando a un’esperienza altamente gratificante e creativa e rappresenta un momento in cui le abilità del musicista si allineano perfettamente con la sfida musicale che sta affrontando.

Se il musicista inizia a razionalizzare quello che sta facendo, a pensare alle note che deve suonare, a come suonarle, alla tecnica che deve usare, il flusso sparisce e spesso il musicista non riesce neanche più a suonare.

Non pensavo che potesse succedere anche per gli stati meditativi ma in fondo credo che abbia senso perchè comunque stavo ascoltando della Musica e in quello stato mentale ero tutt’uno con il flusso musicale (tant’è che ero sicuro che ad un certo punto stessi respirando a ritmo di Musica), anche se non ero io a suonare.

Quando ho iniziato a sentire che il malumore e i riflessi di quel malumore erano spariti, lentamente ho ripreso il timone ed ho terminato la sessione. Ed erano le 18,45.

Mi sono fatto 105 minuti di mindfulness!

Che è servita grandemente allo scopo che mi ero prefissato e, come bonus, mi ha confermato che il mio metodo di approccio alla Musica negli stati alterati di coscienza (sia indotti da sostanze che indotti da meditazione) è funzionale ed efficace, per lo meno per me.

L’ho chiamato RISACCA EMOTIVA: dallo spagnolo: resaca, derivato di resacar, composto di sacar, tirare, togliere e re- su, indietro. Il moto dell’onda del mare si compone di due momenti: flusso e riflusso. La risacca è il secondo: dopo che l’energia dell’onda si è infranta sull’ostacolo a riva, la massa d’acqua ritorna indietro scompostamente, trascinando con sé tutto ciò che incontra con forza irresistibile – solleva tronchi, travolge persone – la risacca ritorna inevitabilmente nel grembo del mare.

Sia perchè ho sempre amato il mare, sia perchè ho strutturato la mia playlist in modo tale da alternare brani di diversi autori e non avere mai lo stesso autore due volte consecutivamente nè mai lo stesso genere due volte consecutivamente, creando quindi un movimento di tensione e rilassamento, flusso e riflusso.

Per mia esperienza le emozioni in questi stati devono andare su un ottovolante, devono tendersi e rilassarsi, seguire il moto di flusso e riflusso perchè devono avere la possibilità di essere evocate, tutte. Quando la mente è recettiva, quando il rumore è messo a tacere e il monologo interno si ferma è il momento giusto per farle “parlare”. Tutte.

La Musica è la chiave più potente che da voce ma se la si limita ad un genere, ad un autore, si limita anche lo spettro emotivo evocabile.

Non è un po’ uno spreco di energie e una persa opportunità?

(domanda retorica, certo che si!)

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