INCIPIT 2

Racconto breve scritto il 13 Aprile 2005

Questo è il racconto che ho scritto per introdurre una campagna di giochi di ruolo. Il genere è horror, tendente allo splatter. Ci sono quattro inzi diversi, ogniuno dei quali era dedicato ad un giocatore, per quello l’effetto iniziale può essere straniante. Provate a leggere prima i quattro inizi e poi tutto il resto.

Questa storia inizia qualche mese fa.
A Marzo.
Fa ancora freddo ma l’occasione è di quelle che non capitano spesso. Al cinema Mexico proiettano “Evil Dead” di Sam Raimi e ci sarà un ospite speciale, niente di meno che Bruce Campbell!

[@ Giocatore 1: Serata tranquilla questa, per te e i tuoi amici.
Per cambiare un po’ avete deciso di andare a vedere un vecchio film horror che tutti descrivono come un capolavoro. Sarà ma è un film più vecchio di te e non sei particolarmente entusiasta.
La tua combriccola arriva giusto in tempo per l’apertura delle porte. Vedi una coppia che sgomita per passare davanti, un tizio con aria soddisfatta accompagnato da due belle ragazze, una varietà di persone che ti lascia del tutto indifferente.
Entrare nel cinema si rivela piuttosto fastidioso, gente che sgomita, spinge, urla. Ti chiedi se ne vale davvero la pena sopportare tutto questo per un vecchio film. Sei indeciso se lasciare qui i tuoi amici o prendere il biglietto ma sei anche lento: in pochi secondi ti trovi di fronte alla cassiera che ti guarda con aria irritata.
Tu ricambi lo sguardo, ti giri a guardare i tuoi amici che ti fanno dei gesti eloquenti dopo di che capisci che sei incastrato. Compri i biglietti con uno sbuffo e vai a prenderti i posti.
Sperando che questa serata si dimostri più vivace del mortorio che fino ad ora è stata.]

[@ Giocatore 2: Lo spettacolo inizia alle venti e trenta ma tu sei già li alle diciannove. La ressa è infernale, come te l’aspettavi; i tuoi amici non sono ancora arrivati ma fa niente, meglio. Ne approfitti per guardarti bene attorno. C’è una ragazza molto carina che sta ascoltando della musica. C’è un tipo che sta chiaccherando incessantemente su qualcosa che non riesci a capire ma che sicuramente deve essere mortalmente noioso.
Ti accendi una sigaretta, indeciso se andare a fare conoscenza con la ragazza carina oppure se continuare a farti i fatti tuoi. Alla fine opti per la seconda scelta.
Il cinema apre alle venti e i tuoi amici ancora non si vedono; beh, che si fottano. Sono sempre in ritardo ma questa volta non li aspetti. Sciami con il resto delle altre persone nel cinema e a fatica riesci a trovare un posto decente.]

[@ Giocatore 3: Scendi dalla moto e per un attimo resti ferma a guardarlo. Il tuo compagno probabilmente non se ne è accorto che lo stai fissando ma va bene così. La ressa fuori dal cinema è caotica e vociante e vagamente fastidiosa.
In tanti ti hanno parlato di questo cult movie e questa è stata l’occasione migliore per capire che ci trova la gente di tanto esaltante in questa pellicola. Il tuo compagno sgomita tra la folla e in poco tempo siete davanti alle porte del cinema.
Ti guardi un poco intorno, un tipo si guarda in giro nervosamente, una ragazza con gli auricolari fa finta di non vedere uno che la sta fissando insistentemente. Tutto normale, rassicurante.
Il cinema apre le porte e tu e lui correte a fare il biglietto. Qualcosa da bere e da mangiare e siete già seduti; non sono i posti migliori, qualcuno è stato più veloce di voi ma poteva andare peggio.]

[@ Giocatore 4: Il tragitto da Bergamo a Milano è allietato dalla compagnia delle tue due amiche. Non ti sembra neanche vero di essere riuscito a portarle al cinema ed a vedere un film horror, per giunta!
Arrivato nei pressi del cinematografo ti rendi conto che sarà un problema parcheggiare qui.
C’è gente da ogni parte, per strada e sui marciapiedi e non accennano a spostarsi quando passi.
Una luce arancione intermittente però sottolinea che qualcuno sta andando via e ti sta lasciando il posto, praticamente di fronte all’ingresso.
Parcheggi e scendi dal mezzo. A poca distanza da te si ferma una moto dalla quale scendono due persone, la folla è eterogenea e chiassosa ma a te questo piace.
Un bel film horror, due belle ragazze con te e il parcheggio di fronte al cinema: decisamente è il tuo giorno fortunato!]

Prima della proiezione c’è il solito discorso: “questo film è stato una pietra miliare e bla bla bla bla”, che noia. Dopo la solita predica il film inizia.

La pellicola è evidentemente datata. Quasi dozzinale. Però non manca una certa potenza evocativa e una notevole originalità , ti scopri a seguire il film con più attenzione di quanto credevi. Una pacca sulle spalle ti disturba di soprassalto; i tuoi amici sono arrivati e si sistemano negli unici posti liberi, davanti a te.

La proiezione continua. Non c’è che dire, il film nonostante tutti i suoi limiti è davvero bello e ancora una volta ti prende quel senso di estraniazione dalla realtà che ti prende ogni volta che ti immergi in qualcosa che ti piace davvero. I minuti passano veloci ma tu hai perso il senso del tempo, assorbito e compreso nella trama del film.

Il ritorno alla realtà è spiacevole: la pellicola si blocca, va a scatti, poi si ferma definitivamente. Un coro stonato di fischi inizia a levarsi dalla sala e l’ultimo ricordo normale che hai è il tuo amico che si gira verso di te e ti dice: “che pacco! Se non mi ridanno i soldi faccio un casino…”

Poi un lampo bianco, un fischio assordante nelle orecchie, puzza di bruciato e un sapore dolciastro e salato in bocca. Il respiro raschia la gola e quel sapore ti invade la bocca e il naso. Non vedi niente, non senti niente se non un acufene che sembra avere tutta l’intenzione di bucarti i timpani. Ti passi le mani sulla faccia che ti brucia ed è coperta da qualcosa di appiccicoso, in qualche modo riesci ad aprire gli occhi e vedi il tuo amico al quale manca mezza faccia.

L’occhio destro è quasi uscito dall’orbita, innaturalmente proteso verso di te, il cranio è per metà sparito così come tutto il resto del volto e della mandibola. Una scheggia di legno si trova al posto del naso e conferisce un aspetto grottesco a quello che rimane del tuo amico.

Il mondo si tinge di rosso, respirare ti fa male quindi decidi di non respirare più. Il fischio negli orecchi diminuisce e tu, con sollievo, ti lasci scivolare nel buio.

Il resto è storia.

Ti sei fatto sette mesi in ospedale.

Dai telegiornali hai saputo che quella sera, al cinema Mexico c’è stato un attentato anche se nessuno ha rivendicato il gesto. Tu sei tra i fortunati che si sono salvati. Dei centocinquanta spettatori che riempivano la sala quel giorno, se ne sono salvati solo nove, tre dei quali hanno avuto delle gravi mutilazioni.

Durante la degenza sei stato vistato anche da una donna che si è presentata come Miriam Givennelli, rappresentante della associazione delle vittime: tu l’hai guardata come si guarda un pazzo e l’hai mandata via.

Quando la tua situazione ha iniziato a migliorare, ti hanno affidato ad uno psichiatra, il dottor Murani che ti ha aiutato a metabolizzare il trauma. La terapia è andata avanti fino a Dicembre ma a te sembra che non sia servita a niente.

Ogni notte rivedi la scena, un incubo lucido e vivido, un incubo in slow-motion che non permette di svegliarti, nonostante una parte di te implora di tornare alla realtà.

Ogni notte, da quel giorno di Marzo, non fai che sognare i tuoi amici, il tuo compagno, che cerca di parlare con quello che è rimasto della sua bocca mentre l’occhio mezzo estroflesso ti fissa con dolorosa intensità.

Ogni notte sembra che l’incubo ti mostri un particolare in più, il torace della ragazza carina che si apre lentamente come un fiore di carne con pistilli di ossa, il corpo di un ragazzo che volteggia nell’aria mentre lascia dietro di se una scia cremisi e gialla di sangue e intestini dipanati.

Ogni notte qualcosa si aggiunge, ogni notte l’incubo diventa sempre più intollerabile. Sono soprattutto le immagini dei tuoi amici a perseguitarti con maggiore intensità .

Ogni notte ti scopri a urlare nel tuo incubo, pregando per risvegliarti, consapevole di stare sognando ma nonostante questo incapace di tornare nella rassicurante realtà , costretto a rivivere gli stessi momenti. Sei arrivato a chiedere di morire piuttosto che continuare questa oscenità ma sembra che le tue preghiere sono destinate a non essere ascoltate.

Ogni notte senti il sapore del sangue in bocca, consapevole che quel sangue non è tuo e che i pezzetti di ossa che ti hanno ferito il volto sono quelli di qualcun’altro.

Ogni notte.

Ogni notte.

Ogni notte.

Fino a questa notte. Questa notte il tempo è fermo e tu hai tutto il tempo che vuoi per poterti soffermare su ogni singolo particolare. L’ incubo ti sta dando la possibilità di muoverti nel suo spazio-tempo onirico e tu, con la coscienza in bilico tra sonno e veglia, ti aggiri nel cinema che sta esplodendo, fotogramma tridimensionale di un ricordo che non puoi cancellare.

Vorresti almeno chiudere gli occhi ma ti accorgi che le tue palpebre non ci sono più, strappate via dall’esplosione. Ti guardi intorno, non potento fare altro. E poi guardi un attimo lo schermo che si sta squarciando.

Il fotogramma superstite ti fa vedere una creatura gonfia e bluastra sospesa a mezz’aria, che punta un indice incancrenito verso di te.

Ci mancava solo quello.

No, aspetta. Si è mosso? Oddio si, si è mosso! Quel mostro, che dovrebbe esistere solo nella fantasia malata del regista sta scendendo dal telone divelto, prende consistenza e volume e si avvicina a te.

Non puoi muoverti e ti scopri a pensare “Ovvio, che incubo sarebbe altrimenti?”.
La creatura si fa sempre più vicina, talmente e palesemente finta che non sai che pensare. I suoi bubboni sono di silicone e il sangue è troppo viola e trasparente per essere vero, ciononostante il senso di odio e violenza appena trattenuta che trasuda dal volto è quasi tangibile e ti avvolge in spire gelide.

La creatura è di fronte a te, con una mano ghiacciata e umida ti apre la bocca e con l’altra ti prende la lingua, te la strappa e la mangia. Poi si porta l’indice davanti alla bocca, sorride e deglutisce il boccone.

Un’altra giornata. Ti guardi allo specchio, segui una cicatrice con un dito e all’improvviso ti senti più vecchio. Sei giovane ma quelle rughe intorno agli occhi e qualche ciuffo di capelli bianchi che non c’erano solo qualche mese fa sono eloquenti.

Il lieve tremito che scuote le tue mani mentre ti lavi sembrano un marchio che temi non se ne andrà mai via.

Esci di casa, per andare al lavoro, per andare a fare un giro, per continuare a credere che la vita nonostante tutto continua e non si ferma. Quasi casualmente il tuo sguardo indugia sulla cassetta delle lettere: oggi c’è una busta sopra la pila di pubblicità .

Pregando che non sia niente di grave la prendi. Non c’è mittente, è una busta leggera.

La infili in tasca distrattamente ed esci. La leggerai dopo.

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