Chi è uno Psiconauta? Sono uno Psiconauta?

Dopo poco più di un anno di utilizzo di sostanze psicoattive e dopo parecchie letture, mi è impossibile non farmi questa domanda.

Me la pongo con un certo timore riverenziale perchè questo sostantivo ha un suono che mi sembra piuttosto importante, per niente banale e questa importanza è ancora più evidente dopo quello che ho letto, sia riguardo la Psichedelia che riguardo gli Psiconauti.

Parto dalle basi: Il termine “psiconautica” (dal greco antico ψυχή psychē, “anima, spirito, mente”, e ναύτης naútēs, “marinaio, navigatore”) indica sia una metodologia volta a descrivere e spiegare gli effetti soggettivi degli stati alterati di coscienza, compresi quelli indotti dalla meditazione o da sostanze psicoattive, sia un gruppo di ricerca in cui il ricercatore si immerge volontariamente in uno stato mentale alterato al fine di esplorarne le esperienze associate.

Uno Psiconauta è quindi una persona che esplora stati alterati di coscienza, sia attraverso l’uso di sostanze psicoattive, sia tramite la meditazione o altre tecniche. Il termine è stato coniato da Ernst Jünger negli anni ’70 e da allora è stato utilizzato per descrivere una vasta gamma di persone interessate all’esplorazione della coscienza.

Cosa fa, uno Psiconauta? Come lo fa?

Le letture ad oggi mi hanno indicato che l’obiettivo di uno psiconauta è quello di intraprendere viaggi interiori per esplorare i confini più remoti e i livelli più avanzati della coscienza e trovare risposte a profonde domande spirituali.

Gli psiconauti sono interessati a esplorare i meccanismi interiori della mente e la natura stessa della realtà. Possono cercare di comprendere i propri processi psicologici o di acquisire una visione più profonda della realtà dell’universo nel suo insieme.

Non sono parole mie. Non sono concetti miei ma ho deciso di citarli qui per avere un paragone tra quanto la letteratura afferma e quanto ho invece imparato con l’esperienza e se c’è qualcosa in comune o meno.

Se vado a rileggere il mio diario, una delle prime cose che scrissi prima ancora di assumere qualsiasi sostanza psichedelica furono questi appunti:

Stato d’animo (set)
Ambientazione (setting)
Intenzione (intention)
Umiltà
Riflessioni

Erano i primissimi concetti che avevo fatto miei, che avevo studiato e che erano immediatamente diventati salienti. Ripeto, all’epoca ancora non avevo toccato alcuna sostanza se non alcuni derivati del THC che all’epoca erano legali in Italia.

Altre riflessioni:

Capire cosa può offrirmi la sostanza. Come funziono sotto effetto? Come funziono dopo l’effetto?  Mi aiuta con l’intenzione? Se si, ne vale la pena?

E ancora, piuttosto preoccupato per il “bad trip”, avevo approfondito l’argomento e ne avevo concluso (ancora all’oscuro da qualsiasi esperienza) che:

Il bad trip non è causato dalla sostanza ma dal mio set e come tale va accettato e compreso e soprattutto non dura per sempre.

Oggi non sono così matematicamente sicuro che un bad trip non sia causato dalla sostanza. Ne sono ragionevolmente sicuro ma non certo. Ad oggi posso affermare di non avere mai avuto un bad trip.

Più e più volte ho evidenziato due concetti:

UMILTÀ
RILFESSIONE

Umiltà nei confronti di sostanze che hanno la capacità di allentare e alterare (se non addirittura smontare) il default mode network (DMN) e quindi proiettarmi in uno stato mentale incredibilmente aperto, percettivo e malleabile.

Riflessione per elaborare da lucido quanto vissuto durante l’esperienza psichedelica, cosa che per un certo periodo di tempo avevo dato per scontata ma che si è rivelata sia più impegnativa di quanto credessi, sia più importante di quanto credessi. E decisamente più prolifera di quanto potessi immaginare.

Altri appunti:

Le sostanze psichedeliche sono un mezzo esplorativo e non un modo per promuovere o deificare il proprio ego.

Alcune regole che dovrebbero essere sempre tenute in considerazione quasi come leggi sono la “riduzione del danno e la sicurezza personale“, “non nuocere agli altri“, “la consapevolezza dell’ego“, “integrazione e riflessione“, “comunità e connessione“, “diverse prospettive ed esperienze“, “destigmatizzare ed educare“, “umiltà e rispetto nei confronti della sostanza usata“.

Queste erano le riflessioni fatte prima. Oggi posso dire che alcune le ho messe in pratica, in alcuni casi con successo, in altri con meno. Alcune ancora non sono riuscito a realizzarle come ad esempio la “comunità e connessione”, le “diverse prospettive ed esperienze” e “destigmatizzare ed educare”. La vita in pressocchè totale isolamento che ho vissuto fino a poco più di un anno fa non mi ha dato i mezzi per creare una comunità o connessioni che mi abbiano permesso di condividere le diverse prospettive ed esperienze. Non so se oggi questa cosa sta davvero cambiando; qualcosa si sta muovendo ma è ancora troppo presto per dichiararlo un cambiamento anche se sento che questa parte dell’esperienza psichedelica mi sta mancando molto.

Poi ho iniziato ad esplorare e da allora sto continuando, cercando di capire il senso di questo esplorare e le modalità nelle quali avviene.

Modalità che ho avuto modo di studiare, prima, e di applicare, dopo.

Quindi, cosa sto facendo di preciso?

Mi sto interessando agli stati alterati di coscienza. Sicuramente si. Non solo con l’uso di sostanze psichedeliche ma anche con la meditazione e la meditazione con uso di sostanze. Non ho la competenza clinica per capire cosa sia la coscienza, per questo mi devo fidare di chi ha dedicato la sua vita a questi studi. Quello che posso fare è a mia volta studiare la parte clinico/scientifica, alterare con attenzione la mia coscienza e comparare quello che ho vissuto con quello che è stato studiato. I risultati fino ad oggi sono stati a dir poco interessantissimi e in molti casi entusiasmanti.

Mi sto focalizzando sulla crescita personale e sulla scoperta del se. Ancora una volta, sicuramente si. Considero le mie esplorazioni degli stati alterati di coscienza come un mezzo per comprendermi meglio e, possibilmente, il mondo che mi circonda. Sto attivamente cercndo esperienze che mettano in discussione i miei preconcetti e le mie convinzioni e sono disposto ad accettare l’incertezza e l’ignoto. La decisione di mettere in gioco la mia idea di spiritualità ne è l’esempio più grande. Non so dove mi porterà questa esplorazione ma so che è una cosa che devo fare e sono pronto (almeno in teoria) a rivedere completamente le mie idee perchè so che potrebbe accadere. Forse no, forse si. Sul mondo che mi circonda, ancora non posso esprimermi se non con una semplice, minuscola osservazione: ad oggi, quello che ho percepito cambiato non è l’esterno, il mondo: è come lo interpreto io. Con un briciolo in più di compassione ma, ripeto e sottolineo, il mondo non è cambiato. Quello che faceva schifo prima continua a fare schifo, quello che era meraviglioso prima continua ad essere meraviglioso. E “solo” cambiato l’occhio dell’osservatore o meglio, la mente dell’osservatore ed è già tantissimo.

Sto attivamente cercando una apertura mentale. Un argomento interessante. In alcuni casi potrei dire che c’è stato un certo tipo di apertura mentale e in effetti sto continuando a cercarlo. In altri casi, questa “apertura” non è avvenuta. Alcune narrazioni tipiche della Psichedelia non sono attecchite anzi, mi hanno provocato un moto di rifiuto piuttosto netto e aspro. Alcuni argomenti come “la consapevolezza dell’interconnessione di ogni cosa nell’universo” oppure “mettere in discussione i presupposti alla base della scienza e della filosofia moderne e cercare prospettive e visioni del mondo alternative” mi provocano una vera e propria ribellione intellettuale. Non che non creda che non siamo in qualche modo connessi ma di sicuro non credo che lo siamo nel modo che percepisco come ingenuo e vagamente fiabesco come quello summenzionato. Mi risuona molto di più e trovo che sia anche molto più poetico e commovente quanto detto da Neil deGrasse Tyson: “We are all connected; To each other, biologically. To the earth, chemically. To the rest of the universe atomically.” affermazione basata su evidenze scientifiche e resa in forma di poesia. Questa è la mia forma mentis, questa è la mia poesia e come ebbe a dire Richard Dawkins, “La Scienza è la Poesia della Realtà”. Questa è la mia apertura mentale. Sufficente ad accogliere nuove prospettive ma non così esagerata da far cadere il cervello per terra.

Esplorazione della sfera spirituale. Qui il discorso potrebbe complicarsi a dismisura. Mentre da un lato rigetto e combatto fermamente qualsiasi religione organizzata, dall’altro sto iniziando a capire come gli stati alterati di coscienza possano portare ad un certo tipo di spiritualità. Una esperienza di estrema bellezza è molto simile ad uno stato di estasi. Se questa esperienza è poi condivisa (cosa che purtroppo ancora non ho avuto modo di esperire) come potrebbe essere quella dei riti sciamanici, capisco molto bene che può portare ad uno stato mistico e a far provare l’esistenza di una qualche entità superiore, spirito, divinità. Lo posso capire e posso capire anche il potere trasformativo di una esperienza del genere, nel cristianesimo ad esempio ci sono esempi piuttosto significativi di esperienze simili, vedi il fenomeno di Medjugorje. Ma proprio come Medjugorje questo non implica necessariamente la reale presenza di qualcosa di divino. Implica la “percezione” di qualcosa di divino, percezione che comunque è reale per chi la vive e che ha reali effetti e come tale dovrebbe essere rispettata, a differenza delle sovrastrutture che poi si creano attorno a tali esperienze, siano essere le religioni organizzate o venditori di sogni chimici e di irrealizzabili utopie che sanno solo speculare sulle persone in stato di necessità. La mia posizione a questo riguardo è ancora totalmente in divenire. Non ho mai ancora percepito niente di divino ma ho chiaramente percepito una bellezza “naturale” immensa, commovente. Secolare ma senza che questa secolarità opacizzasse il senso di meraviglia e lo stupore. Non so di preciso dove mi porterà questa strada ma non vedo l’ora di continuare ad esplorare.

Integrazione di intuizioni ed esperienze. Su questo sono ragionevolmente sicuro di si. L’aspetto più importante delle esplorazioni degli stati alterati di coscienza è l’integrazione delle intuizioni e delle esperienze acquisite. Considero questo processo di integrazione come il mezzo per comprendere meglio me stesso, probabilmente il mio posto nel mondo, probabilmente chi e cosa mi circonda nonché per apportare cambiamenti positivi nella propria vita e, possibilmente, quella degli altri. Questo in teoria. La pratica è diversa. Il lavoro su di me sta funzionando piuttosto bene; non altrettanto il lavoro di comprensione nei confronti degli altri e per apportare cambiamenti positivi negli altri. Questo perchè a conti fatti sono ancora incredibilmente solo, non ho praticamente conoscenze, ne posso considerare solo un paio in fase di buona crescita. La solitudine ma ancora di più l’isolamento non mi sta permettendo di crescere. E questa è una grande intuizione che ho maturato dopo un viaggio particolarmente intenso. Quindi direi che si, questo aspetto sta funzionando piuttosto bene.

Interesse per la creatività e le arti. Non dovrei neanche stare a discuterne. Ovvio che si. La Musica, soprattutto. Anche se, ovviamente, essere creativi o musicisti non significa automaticamente essere Psiconauti, è vero l’opposto (almeno dal mio punto di vista): essere Psiconauta implica necessariamente essere in qualche modo creativo. Non riesco a vedere come non potrebbe essere diversamente. Da quando ho iniziato ad usare queste sostanze mi sono accorto che la mia Musica è cambiata. Da un lato ho iniziato ad approcciare le mie composizioni in un modo più canonico, armonico, melodico, riscoprendo una vis creativa che temevo fosse definitivamente addormentata. Dall’altro sto approfondendo un metodo compositivo totalmente sperimentale, più incline al lato oscuro e cupo della Cyberdelia (anche se inizialmente non sapevo neanche cosa fosse la Cyberdelia), del Dark Ambient, Dark Industrial e Drone Music, studiando gli approcci musicali cibernetici alla David Tudor, Karlheinz Stockhausen e John Cage del quale sono sempre stato un grandissimo ammiratore. Questa dualità: da un lato armonie, melodie, ritmi che riflettono le mie emozioni più profonde, delicate, calde e struggenti, dall’altro analisi quasi assolutamente tecnica, ricerca quasi spasmodica, tensione e rifiuto di qualsiasi canone. È stata una scoperta meravigliosa. Qualcosa che ho fatto fatica ad accettare, all’inizio. Ma in fondo è questa la scoperta più importante (e probabilmente più banale perchè sono sicurissimo di non aver scoperto niente di nuovo se non per me stesso) che ho fatto grazie all’integrazione delle esperienze psichedeliche: la Musica è la perfetta fusione tra rigore matematico e anarchia creativa. L’uno senza l’altro non crea Musica perchè questa è un fenomeno emergente della nostra mente, della nostra coscienza.

Disponibilità ad assumersi dei rischi. Punto cruciale. Direi di si, anche qui ci sono ma vorrei approfondire questo tema. Da un lato c’è il rischio della volontà di sperimentare sostanze diverse o a dedicarsi ad attività che esulano dalla mia zona di comfort. Ed è un rischio reale, concreto. Mitigato con la consapevolezza dell’importanza della riduzione del danno, della sicurezza degli ambienti, del non nuocere ad altri. Dall’altro c’è il rischio legale, altrettanto reale e concreto. Le sostanze psichedeliche sono tutte illegali. L’utilizzo e il semplice possesso portano conseguenze che uno Psiconauta deve tenere in considerazione. La legge italiana è molto chiara e spesso subdola a riguardo perchè se da un lato le più recenti disposizioni non condannano l’essere sotto effetto di sostanze (ma condannano il possesso, la coltivazione, la diffusione di tali sostanze, anche in minime quantità), dall’altro implicano che se una persona è sotto effetto, necessariamente da qualche parte deve essere venuto in possesso di qualche sostanza, implicando quindi almeno il possesso. Sono pronto a correre questo rischio? Ad essere, a tutti gli effetti un fuorilegge pur di essere coerente con le mie ideologie? Purtroppo oggi la scelta di essere Psiconauti passa anche attraverso questo tipo di clandestinità e a nulla valgono le flebili proteste che ho sentito fare da alcuni. Non ci sono scappatoie, non ci sono alternative e non prevedo che mai ce ne saranno. David Thoreau insegna.

Rispetto e cautela. Gli Psiconauti prorpiamente detti affrontano generalmente le loro esplorazioni degli stati alterati di coscienza con rispetto e cautela. Sono consapevoli che queste esperienze possono essere intense e potenzialmente pericolose, e adottano misure per garantire la propria sicurezza e quella degli altri. Possono cercare la guida e il sostegno di professionisti esperti o di comunità, e possono anche essere interessati a sensibilizzare sui rischi, ad adottare pratiche sicure e a ridurre i danni. Io? Da un lato ho sicuramente interiorizzato i concetti di riduzione del rischio e so mettere in pratica le misure per minimizzare il più possibile ogni fattore di rischio per la mia incolumità durante i miei viaggi. La domanda che devo pormi è “cosa ho fatto per gli altri? Mi sono adoperato per sensibilizzare le persone che so che stanno percorrendo il mio stesso percorso?” A questa domanda devo rispondere che non sto facendo praticamente niente, a parte forse tenere questo blog. Come ho già detto non ho una rete sociale quindi non posso fare niente. Per ora. Potrò fare qualcosa in futuro, se riuscirò a ricomporre quella famosa rete. Spero di non farlo da solo, sia perchè la solitudine che fino ad oggi ho cercato, inizia a starmi stretta e a fare male, sia perchè da solo non credo di potere. La Psichedelia è uno stile di vita che può funzionare in solitudine ma non in isolamento.

Dopo tutte questo, mi chiedo se e come posso rispondere alla domanda: sono io uno Psiconauta?

Si. Date queste premesse, io sono uno Psiconauta non riesco a considerarmi uno Psiconauta.

E mi suona strano, quasi pretenzioso dirmelo. Ma neanche troppo in fondo mi fa davvero piacere.

EDIT

Dopo 6 giorni da questo scritto, non riesco a considerarmi uno Psiconauta. Ci sto ripensando da allora e continua a risuonarmi troppo pretenzioso, una etichetta che mi tiene incollato ad uno stereotipo. Certo che mi farebbe piacere potermi adornare di questo sostantivo ma proprio non ci riesco. Niente in contrario a chi si considera tale, forse un pizzico di invidia perchè hanno una predisposizione che io non ho.

Si, esploro la mia psiche con sostanze pertinenti e senza sostanze ma… Non mi sento a mio agio con etichette e categorie. Soprattutto in una materia come questa.

Quindi ho deciso di mettermi la testa in pace e rigettare questa identità. Non sono uno Psiconauta, sono quello che sono sempre stato, un essere umano (fino a prova contraria) che ha deciso di intraprendere un viaggio. E tanto mi basta e mi fa sentire a mio agio.

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Thiel, Saruman, Objection e psilocibina: come perdere il sonno in pochi, semplici passi

Non so onestamente da dove cominciare. Sono confuso, incazzato e spaventato.

Scrivo perchè scrivendo spero di mettere ordine nel vespaio che mi si è acceso in testa ieri notte e ancora, non so da dove iniziare.

Provo a fare chiarezza iniziando dall’attore princpiale di questo film horror distopico: Peter Thiel.

Wikipedia cita un articolo di Roger Parloff del 2014 pubblicato su Fortune (oggi disponibile solo su archive.org e apparentemente oscurato) e lo definisce “perhaps America’s leading public intellectual today”.

Peter Thiel è un imprenditore, investitore e attivista politico conservatore che, tra le altre cose, ha fondato Founders Fund, il primo investitore istituzionale in Space Exploration Technologies (SpaceX) e Palantir Technologies, nonché uno dei primi investitori in Facebook.

I soci della società sono stati fondatori, primi dipendenti e investitori in aziende quali PayPal e Anduril Industries.

Gli investimenti dello studio includono Airbnb, DeepMind, Rippling, Ramp, Pudgy Penguins, Spotify, Stripe, Neuralink e Nubank.

Non solo. Thiel, oltre ad avere finanziato le campagne politiche di Donald J. Trump (1,25 milioni di dollari per la campagna del 2016) ha anche finanziato il movimento filosofico e politico chiamato Dark Enlightenment, apertamente antidemocratico, antiegualitario e reazionario.

Non solo. Thiel sta finanziando un progetto chiamato Objection.ai che mira a aggirare il sistema giudiziario tradizionale istituendo una «giurisdizione parallela» basata sull’intelligenza artificiale.

Screenshot dal sito ufficiale di Objection.ai

Screenshot dal sito ufficiale di Objection.ai

Permettetemi di ripetere questa frase, leggetela lentamente e con attenzione:

aggirare il sistema giudiziario tradizionale istituendo una «giurisdizione parallela» basata sull’intelligenza artificiale.

Di per se io non avrei particolari problemi con un sistema del genere. Se penso a quanta corruzione, inefficenza, mafia e mazzette ho visto in Italia e nel resto del mondo non potrei che applaudire un sistema che è al di sopra di queste parti.

La realtà però è terrificantemente diversa. Un computer, un qualsiasi computer, dal buon vecchio Vic 20 ai più sofisticati mainframes che gestiscono le AI funzionano in base ad un principio veramente semplice: GIGO, Garbage In, Garbage Out.

Questo significa che un sistema informatico di qualsiasi ordine di complessità non fa altro che restituire una elaborazione di quello che gli viene istruito di fare. É sempre stato così e lo sarà fintanto che, un giorno, un sistema informatico sufficentemente complesso non svilupperà una sua coscienza autonoma e indipendente dal fattore umano (si, sono così ottimista).

Questo mi terrorizza. Objection.ai non è un sistema autonomo, è un sistema che dipende completamente da quello che gli viene insegnato e i suoi “maestri” sono gente che segue delle idee politiche e filosofiche a dir poco sinistre, come il Dark Enlightenment. I suoi maestri sono gente come Alexander Karp che ha scritto una cosa come il manifesto di Palantir, che non mi ha fatto dormire ieri notte e che voglio riportare qui. Leggetelo con attenzione, lentamente:

1. Silicon Valley owes a moral debt to the country that made its rise possible. The engineering elite of Silicon Valley has an affirmative obligation to participate in the defense of the nation.

2. We must rebel against the tyranny of the apps. Is the iPhone our greatest creative if not crowning achievement as a civilization? The object has changed our lives, but it may also now be limiting and constraining our sense of the possible.

3. Free email is not enough. The decadence of a culture or civilization, and indeed its ruling class, will be forgiven only if that culture is capable of delivering economic growth and security for the public.

4. The limits of soft power, of soaring rhetoric alone, have been exposed. The ability of free and democratic societies to prevail requires something more than moral appeal. It requires hard power, and hard power in this century will be built on software.

5. The question is not whether A.I. weapons will be built; it is who will build them and for what purpose. Our adversaries will not pause to indulge in theatrical debates about the merits of developing technologies with critical military and national security applications. They will proceed.

6. National service should be a universal duty. We should, as a society, seriously consider moving away from an all-volunteer force and only fight the next war if everyone shares in the risk and the cost.

7. If a U.S. Marine asks for a better rifle, we should build it; and the same goes for software. We should as a country be capable of continuing a debate about the appropriateness of military action abroad while remaining unflinching in our commitment to those we have asked to step into harm’s way.

8. Public servants need not be our priests. Any business that compensated its employees in the way that the federal government compensates public servants would struggle to survive.

9. We should show far more grace towards those who have subjected themselves to public life. The eradication of any space for forgiveness—a jettisoning of any tolerance for the complexities and contradictions of the human psyche—may leave us with a cast of characters at the helm we will grow to regret.

10. The psychologization of modern politics is leading us astray. Those who look to the political arena to nourish their soul and sense of self, who rely too heavily on their internal life finding expression in people they may never meet, will be left disappointed.

11. Our society has grown too eager to hasten, and is often gleeful at, the demise of its enemies. The vanquishing of an opponent is a moment to pause, not rejoice.

12. The atomic age is ending. One age of deterrence, the atomic age, is ending, and a new era of deterrence built on A.I. is set to begin.

13. No other country in the history of the world has advanced progressive values more than this one. The United States is far from perfect. But it is easy to forget how much more opportunity exists in this country for those who are not hereditary elites than in any other nation on the planet.

14. American power has made possible an extraordinarily long peace. Too many have forgotten or perhaps take for granted that nearly a century of some version of peace has prevailed in the world without a great power military conflict. At least three generations — billions of people and their children and now grandchildren — have never known a world war.

15. The postwar neutering of Germany and Japan must be undone. The defanging of Germany was an overcorrection for which Europe is now paying a heavy price. A similar and highly theatrical commitment to Japanese pacifism will, if maintained, also threaten to shift the balance of power in Asia.

16. We should applaud those who attempt to build where the market has failed to act. The culture almost snickers at Musk’s interest in grand narrative, as if billionaires ought to simply stay in their lane of enriching themselves . . . . Any curiosity or genuine interest in the value of what he has created is essentially dismissed, or perhaps lurks from beneath a thinly veiled scorn.

17. Silicon Valley must play a role in addressing violent crime. Many politicians across the United States have essentially shrugged when it comes to violent crime, abandoning any serious efforts to address the problem or take on any risk with their constituencies or donors in coming up with solutions and experiments in what should be a desperate bid to save lives.

18. The ruthless exposure of the private lives of public figures drives far too much talent away from government service. The public arena—and the shallow and petty assaults against those who dare to do something other than enrich themselves—has become so unforgiving that the republic is left with a significant roster of ineffectual, empty vessels whose ambition one would forgive if there were any genuine belief structure lurking within.

19. The caution in public life that we unwittingly encourage is corrosive. Those who say nothing wrong often say nothing much at all.

20. The pervasive intolerance of religious belief in certain circles must be resisted. The elite’s intolerance of religious belief is perhaps one of the most telling signs that its political project constitutes a less open intellectual movement than many within it would claim.

21. Some cultures have produced vital advances; others remain dysfunctional and regressive. All cultures are now equal. Criticism and value judgments are forbidden. Yet this new dogma glosses over the fact that certain cultures and indeed subcultures . . . have produced wonders. Others have proven middling, and worse, regressive and harmful.

22. We must resist the shallow temptation of a vacant and hollow pluralism. We, in America and more broadly the West, have for the past half century resisted defining national cultures in the name of inclusivity. But inclusion into what?

Da dove cominciare? Intanto da un antiacido, un ansiolitico e un antiemetico.

Tra le tante cose che mi inquietano è che alcune suonano razionali e sensate e questo mi fa DAVVERO paura, la sensazione che ho è che siano state infilate apposta per dare un senso di legittimità in un contesto altrimenti completamente delirante. Il punto 2, ad esempio: come non essere d’accordo? Ma una analisi più attenta rivela quella che sembra proprio una clamorosa dissonanza cognitiva: da un lato il manifesto sembra condannare la “tirannia delle app” ma l’iPhone è un prodotto della Silicon Valley. Spotify è finanziato da Founders Fund. DeepMind è Google.

Quindi? Che succede? Da un lato la lancia in resta contro un certo tipo di tirannia ma dall’altra si finanzia a piene mani i fautori della stessa tirannia. É una stonatura che mi pare clamorosa.

Mi rendo conto che suono esattamente come un complottista ma non riesco a togliermi dalla testa questi pensieri.

Punto 3. “Free email”? Che cosa parecchio strana da dire. Non esiste NULLA di free nel Web. Chi se la beve ancora questa cazzata? Il fatto che per alcuni servizi non si paghi con soldi non significa che non si paghi in qualche altro modo. La lezione di Facebook a quanto sembra non è servita. E poi… “La decadenza di una cultura o civilizzazione sarà perdonata?” PERDONATA?? Da chi? Chi si arroga il diritto o il ruolo di PERDONARE UNA CIVILIZZAZIONE? Chi è in questa posizione?

Punto 5. AI come arma. Lo capisco. Palantir ha contratti milionari con eserciti, polizie, sistemi di controllo. Certo, è un arma. Ma non deve, non può essere solo un arma. L’enfasi messa su questo punto mi raggela. Anche perchè se una AI viene allenata per essere un guardiano, un guerrafondaio, un poliziotto e se chi lo allena ha delle idee completamente antidemocratiche il rischio è una distopia che neanche George Orwell o Philip Dick avrebbero mai potuto temere.

Punto 8. “I funzionari pubblici non devono necessariamente essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuissero i propri dipendenti come fa il governo federale con i funzionari pubblici avrebbe difficoltà a sopravvivere.” E tanti saluti al sistema pubblico. Quando, chi, come e perchè i funzionari pubblici dovrebbero diventare o essere visti come “sacerdoti”? Quindi, invece di finanziare e migliorare il sistema pubblico quale sarebbe la scelta più logica? Potenziare il settore privato? A che costo? Letteralmente e metaforicamente parlando.

Punto 9. Anche questo ha un’aura di ambiguità notevole. Da un lato sembrerebbe in contraddizione con il punto precedente, promuovendo una sorta di empatia nei confronti dell’amministrazione pubblica. Dall’altro invece mi sa tanto di una sorta di “tana libera tutti” per le monumentali stronzate fatte dalla stessa amministrazione pubblica, non ultima quella di Trump. Sono sinceramente sempre più confuso e preoccupato.

Punto 10. Non so se si coglie l’ironia di questo punto. “Chi guarda alla scena politica per nutrire la propria anima e il proprio senso di identità, chi fa troppo affidamento sulla propria vita interiore che trova espressione in persone che forse non incontrerà mai, rimarrà deluso.” Sto guardando a voi, Thiel, Karp, Trump e gentaglia simile.

Punto 14. Qui siamo nel delirio più puro, sfrenato e cieco. “Il potere americano ha reso possibile un periodo di pace straordinariamente lungo.” Semplicemente no. Il potere americano ha sparso guerre in tutto il mondo, costantemente. Di che cazzo stanno parlando questi fanatici? Quanti americani sono morti in guerre che non gli competevano (se non per questioni economiche)? Quanti alleati sono morti per accompagnare questi fanatici nelle loro guerre di “esportazione di democrazia”? Quanti innocenti sono morti per mano di questi “commercianti di democrazia al fosforo bianco”? Di quale periodo di pace stanno farneticando? Ma dove?

Punto 15. “La neutralizzazione della Germania e del Giappone avvenuta nel dopoguerra deve essere revocata”. Mi piace ricordare che “togliere le zanne alla Germania” è stato un atto dove gli Stati Uniti hanno attivamente partecipato. E che la neutralizzazione del Giappone è stato un gesto iniziato con lo sgancio di due bombe atomiche. Americane. Continuato con il loro beneplacito. Che un americano definisca la scelta del Giappone per il pacifismo come “teatrale” è vetriolico. Se non un vero e proprio insulto, vista la motivazione del Giappone a tale scelta.

Punto 17. “La Silicon Valley deve dare il proprio contributo nella lotta alla criminalità violenta”. No. Esiste la polizia per quello, che deve essere debitamente finanziata e supportata. Non delle società private. No. Se Robocop ha insegnato qualcosa è ESATTAMENTE questo.

Punto 19. Questo è un altro esempio di come affermazioni apparentemente ragionevoli siano inserite in un contesto altrimenti totalmente delirante per offrire uno spunto di pensiero: “Ecco vedi? Questa cosa è sensata, evidentemente anche le altre lo sono, no?”. La colossale fallacia però è intrinseca nella frase. “Chi non dice nulla di sbagliato spesso non dice granché” potrebbe essere vero ma, ad esempio, se io dico che “la Terra è piatta” dico qualcosa di clamorosamente, comprovatamente, scientificamente sbagliato e non dico assolutamente nulla di che! Dire qualcosa di sbagliato non significa automaticamente dire qualcosa di significativo, di rivoluzionario. Spesso significa solo dire qualcosa di sbagliato.

Punto 20. “È necessario opporsi alla diffusa intolleranza nei confronti delle credenze religiose che caratterizza certi ambienti”. Sono un neo-ateo. Questa affermazione mi crea un fastidio talmente profondo che devo mettere mano ancora una volta ad un antiemetico. No. Le religioni stiano fuori dai governi, dalle istituzioni, da qualsiasi cosa. Le religioni sono un cancro che sta divorando e putrefacendo l’umanità e affermazioni come questa ne sono la dimostrazione più chiara. É indispensabile essere INtolleranti nei confronti delle religioni, delle superstizioni, delle credenze di qualsiasi genere soprattutto quando queste si insinuano negli organismi sociali che sono predisposte a governare le popolazioni. Questa frase è sintomo di un fanatismo religioso che fa impallidire i talebani contro i quali tanto si sono scagliati i precedenti governi statunitensi.

Punto 21. Non so neanche come reagire di fronte a questo delirio. Quindi esistono culture superiori e culture inferiori. Le prime hanno fatto meraviglie, le seconde “si sono rivelate mediocri e, peggio ancora, regressive e dannose”. É ovvio che non tutte le culture sono uguali. É ovvio che le critiche NON DOVREBBERO essere vietate. Ma chi decide SE e QUALI culture sono superiori o inferiori? E in base a QUALI CRITERI? Chi decide questi criteri? Chi ha deciso che l’Occidente è superiore? Chi ha deciso che tutti “vorrebbero avere uno stile di vita occidentale” (che, tra l’altro, è dimostrato assolutamente insostenibile se non si cambiano alcuni paradigmi di base? Paradigmi che gli Stati Uniti continuano a perpetrare ostinatamente contro ogni evidenza razionale e scientifica?)? Ah, lo so chi lo decide: Objection.ai, giusto? Siamo proprio in un ventre di vacca.

Punto 22. “Dobbiamo resistere alla tentazione superficiale di un pluralismo vuoto e privo di significato”. Sono d’accordo. La soluzione però non è un monismo tecnocratico, fanatico religioso. É un pluralismo denso di significato, vivace e concreto. Difficile, certo. Che può fare paura, lo capisco. Ma quali alternative abbiamo? Lasciare che un manipolo di delinquenti fanatici decida per noi quello che dobbiamo fare, pensare, comperare, amare, odiare?

I punti che non ho toccato li ho saltati non perchè non abbia niente da dire a riguardo ma perchè quelli che ho esaminato mi hanno creato un maggiore malessere. Tutto il manifesto in se è un colossale generatore emicranie e di nausea.

Visto che a quella cricca piace tanto citare e abusare di Tolkien, mi viene da affermare che neanche Saruman il Bianco arriva ad essere così rivoltante come Alexander Karp. Infatti è incommensurabilmente peggio. Non so come Tolkien non si stia ribaltando nella tomba al pensiero che le sue creazioni siano state prese in ostaggio per prodotti di questo genere. Non so come la Tolkien Society abbia potuto permettere tutto questo. Mi viene da urlare di rabbia al pensiero che un gigante della letteratura mondiale sia stato letteralmente violentato in questo modo. Che il prodotto così prolifico e denso di significati che trascendono schieramenti politici, età e generazioni sia stato svenduto così vergognosamente. Non posso accettarlo eppure non ho alternative ed ho le mani legate.

E vorrei tanto che fosse finita qui, purtroppo non lo è.

Thiel, tra le altre cose, ha creato Thiel Capital che viene descritta “as a family office”. Come se fosse una impresa familiare che produce i biscottini per le girl scouts. La Thiel Capital finanzia, tra le numerose altre, anche Compass Pathways che nel loro sito affermano (cito testualmente): “We connect science and compassion to reimagine mental health care.
Millions of people across the world live with mental illnesses for which there are few good options. We are determined to change that. Our first major initiative is developing investigational COMP360 psilocybin treatment through a global phase 3 programme for people living with treatment-resistant depression.”

Permettetemi di ripetere questo concetto: Peter Thiel, finanziatore di Donald Trump, finanziatore di Palantir, finanziatore del Dark Enlightment, finanziatore di Objection.ai, creatore di un cancro economico, ideologico, filosofico, sociale, culturale, ha ritenuto il caso di mettere mano alle sostanze psichedeliche (la psilocibina, nello specifico) per “sviluppare un trattamento per le per le persone affette da depressione resistente alle terapie”.

Peter Thiel sta mostrando interesse nelle sostanze psichedeliche.

Non solo. Il 18 aprile 2026, l’amministrazione Trump ha firmato un decreto presidenziale volto ad accelerare la ricerca e l’accesso alle sostanze psichedeliche per il trattamento di gravi malattie mentali. Questo decreto rappresenta un cambiamento significativo nella politica federale riguardo all’uso delle sostanze psichedeliche in ambito medico.

Quando uno come Trump dimostra interesse in qualcosa temo fortemente per quel qualcosa. Vorrei fare una battuta di spirito, ce l’ho ma non riesco a tirarla fuori. Ho i brividi, letteralmente, a questo pensiero.

Mi vengono in mente echi di Project CHATTER, Edgewood Arsenal human experiments, MKUltra. Sto rileggendo quanto ho scritto e, ancora una volta, mi sembra di leggere un teorista del complotto ma quello che ho scritto sono fatti. Dimostrabili, dimostrati. Non mie supposizioni. É vero che all’epoca quei progetti fallirono ma non posso non pensare che in quasi 70 anni di tempo le tecnologie si sono evolute. Migliorate. Raffinate. E sono in mano a soggetti per nulla rassicuranti. Oggi peggio di allora.

Cosa devo pensare quando persone e apparati come quelli che ho indicato rivolgono la loro attenzione alle sostanze psichedeliche? Dovrei essere contento che finalmente la Psichedelia esce dall’ombra dell’illegalità? Oppure dovrei essere terrorizzato che sostanze così potenti diventino armi in mano a entità letteralmente senza scrupli di alcun genere?

Lo vorrei, che la Psichedelia fiorisse per le sue potenzialità: mediche, umanistiche, sociali, artistiche, scientifiche. Non voglio questo, però. Questo mi da una incredibile, angosciante sensazione di minaccia incombente. Qualcosa che deve essere combattuto ad ogni costo, con qualsiasi mezzo perchè la posta in gioco è enorme.

Già una volta è stata persa l’occasione di usare al meglio queste sostanze, affogando le migliori intenzioni in un guazzabuglio lisergico dove fu persa la rotta (per una serie di ragioni che sto ancora cercando di capire) e il potere costituzionale ebbe terreno facile, intervenendo violentemente e ignorantemente, punendo, condannando, criminalizzando senza ritegno o discriminante.

Oggi ho la sinistra sensazione che quello stesso potere sta guardando alle stesse sostanze con lascìvia e la bava alla bocca, senza vedere più un “nemico” ma un potentissimo alleato.

Non so cosa fare. Vorrei sbagliare, vorrei che qualcuno mi dimostrasse che sto sbagliando, che sto avendo dei deliri dettati da panico, insicurezza. Qualcuno mi rassicuri, per pietà. Preferisco sapere di star delirando piuttosto che avere conferme che questa è la realtà e che questo è il futuro verso il quale ci stiamo incamminando come ovini al macello. O peggio, come i ratti di John B. Calhoun nel suo Universe 25.

Nel frattempo, forse qualcosa posso fare. Iniziare a sganciarmi dai sistemi proprietari che sono nelle mani di certuni e optare per soluzioni il più possibili indipendenti, opensource, free o al limite europee.

Iniziamo così:

Gesto romantico? Forse. Utile? Non lo so. Mi fa sentire meglio? Si.

É un inizio. Un piccolo passo. Un respiro di sollievo, come se mi fossi tolto un piccolo peso dal torace. Ne seguiranno altri ma una azione è moralmente indispensabile.

Ancora non so di preciso quale. Ma qualcosa mi inventerò.

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La Musica nei trip: il mio punto di vista

Prendo spunto da una conversazione avuta con una persona, tempo fa.

Sono profondamente contrario a chi suggerisce cosa ascoltare durante un trip psichedelico, il che potrebbe suonare come una clamorosa contraddizione!

Spessissimo ho letto ed ho sentito suggerimenti del tipo “dovresti ascoltare…” seguito da alcuni classiconi come la Johns Hopkins Psychedelic Therapy Playlist oppure gli Shpongle.

Beh, no.

Per niente.

Prendo spunto proprio da questi due consigli. La Johns Hopkins Psychedelic Therapy Playlist è sicuramente una interessante compilation di Musica che probabilmente funziona per la maggior parte delle persone ma posso affermare con assoluta certezza che non funziona per tutti: affermazione banale, sicuramente, ma non tanto banale quanto potrebbe sembrare.

Per quel che mi riguarda, ad esempio, alcuni brani non riesco ad ascoltarli neanche da sobrio: “Om Namah Shivaaya” di Russil Paul mi annoia profondamente e la percepisco come un clamoroso dito nell’occhio all’interno di un gruppo di pezzi di musica classica occidentale. Stesso discorso per “Adiemus” di Karl Jenkins, che mi sa così tanto di “gnu eig”, plasticosa, artefatta e assolutamente null’altro.

Non potrei mai ascoltare quella compilation durante un trip perchè distruggerebbe irrimediabilmente il flow musicale.

Peggio che mai ‘sti Shpongle: non sono sicuramente la cosa peggiore che ho ascoltato in vita mia ma sono sicuramente nel novero dei gruppi più clamorosamente noiosi, banali, commerciali ed emotivamente piatti che abbia avuto la sfortuna di ascoltare.

La Musica, per quel che mi riguarda, è un mix di rigore matematico e caos creativo. É il meraviglioso paradosso di emozioni potenti stimolate da molecole che si muovono.

La Musica è Emozioni. Se non mi genera emozioni, non ci perdo tempo. Gruppi e compositori che non mi accendono qualcosa di intenso nel cervello non riesco neanche a registrarli. Capita molto di rado ma capita.

Quindi uno cosa dovrebbe ascoltare durante un trip?

Dovrebbe ascoltare la Musica che già gli piace da sobrio. Dovrebbe ascoltare quella Musica che gli accende emozioni già prima di assumere qualsiasi sostanza.

Non importa se non è trendy. Non importa se non è psy-qualcosa. Non conta un cazzo di nulla se non ci sono suoni di balene, droni trascinati per ore, sciamani che mugugnano qualcosa, gente con lo sguardo “illuminato” che picchia insistentemente oggetti di metallo. Non conta un cazzo di niente tutto questo.

L’unica cosa che conta è che la Musica ti faccia sentire qualcosa di vivo, di vero, di profondo. Che ti prenda dentro, in un modo o nell’altro.

Heavy Metal? Va benissimo! Musique concrète? Vai alla grande! Speedcore? Dacci dentro! E se per caso la Musica che fa ruggire le tue fiamme sono gli Shpongle (Shpongle e ruggire nella stessa frase è come dire “ghiaccio bollente” ma senza la vena poetica), va bene! Ma deve essere una tua scelta, non dettata da qualcun’altro che “sa”.

Perchè nessuno meglio di te sa cosa ti piace davvero, nessuno meglio di te sa cosa ti emoziona davvero. Nessuno si deve arrogare il diritto di dirtelo.

Vanno bene i suggerimenti di massima, un genere musicale (ma anche in questo caso i suggerimenti devono essere presi con le pinze). Va bene anche scegliere una trip list basata sul set e sull’intenzione che scegli per il trip: se decidi che sarà un trip rilassante (sempre ammesso che la sostanza che decidi di assumere te lo permetta…) è sensato sconsigliare un gruppo come Maximum the Hormone. Se decidi che ti vuoi divertire e scatenare, forse l’Adagio in Sol minore per archi e organo su due spunti tematici e su un basso numerato di Remo Giazotto non è la scelta migliore ma anche in questi casi, la cosa è assolutamente soggettiva. Valgono dei principi generali ma questi poi si devono confrontare ed eventualmente modificare con i gusti soggettivi.

Ascoltati. Da sobrio, prima di qualsiasi molecola. E poi scegli con attenzione, prendi il tuo tempo per fare una cernita, falla con cura, con amore perchè è la scelta che fai per te stesso, che ascolterai quando la tua mente sarà incredibilmente recettiva.

Questa è la mia posizione riguardo la Musica da ascoltare durante un trip psichedelico.

Questa è la mia playlist. Non ho la presunzione che ti possa piacere, ho la speranza che ti possa ispirare a trovare la TUA. Non quella che qualcun’altro ti ha suggerito.

 

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Amore: un autodafé

Ero in giro per la spesa quotidiana e mi guardavo intorno. Guardavo le giovani coppie che si scambiavano effusioni, quelle più anziane che camminavano piano tenendosi per mano.

Qualcosa mi ruminava dentro e visto che non mi era chiaro cosa, mi sono seduto su una panchina ed ho lasciato che quel ruminio emergesse.

Sono riemersi ricordi. Il mio primo innamoramento (non corrisposto), la mia prima “fidanzatina”, le relazioni più o meno serie, la mia compagna con la quale ho condiviso dieci anni di vita, il periodo di libertinaggio pressocchè assoluto dopo che decisi di terminare la relazione con lei, la vita estremamente ritirata, appartata, quasi eremitica che ho vissuto negli ultimi nove anni.

Ho cercato di capire perchè sono emersi proprio quei ricordi. Cosa avessero in comune, perchè stessero reclamando la mia attenzione.

Non so di preciso quali connessioni profonde sono state smosse o perchè sono state smosse (ci tengo a sottolineare al me stesso futuro che leggerà queste righe che da un lato ero completamente sobrio e lucido, dall’altro ero ancora in pieno afterglow) ma dopo un po’ di tempo i motivi comuni sono emersi.

Praticamente in ogni relazione passata, a diversi gradi di intensità (maggiore durante la preadolescenza e adolescenza, minore durante l’adultità ma comunque sufficentemente presente da influenzare i miei comportamenti) ho quasi sempre cercato e agito i seguenti schemi:

  • la metà della mela: quanto ci ho creduto a questa cazzata. É una delle peggiori e deleterie menzogne che una persona possa raccontarsi. “Da qualche parte esiste la tua metà della mela, la tua anima gemella, il pezzo del puzzle che ti completa”. La cosa diventa letteralmente tossica quando è condita (e spesso lo è) dal corollario che se trovi questa fantomatica “anima gemella” tutto poi funzionerà. No. Non è vero. O meglio: questa leggenda potrebbe funzionare, scricchiolando e zoppicando parecchio, nella fase dell’innamoramento quando il cervello è zuppo fradicio di ossitocina e dopamina, un guscio di noce in una tempesta biochimica. Ma è innamoramento, non compatibilità. É una fase nella quale la ragionevolezza e la realtà vengono pesantemente alterati dalla suddetta tempesta biochimica; una bella fase se vogliamo ma senza alcun vero merito: è un evento che ci succede per una serie di ragioni e che ci fa vedere i difetti dell’altro come una serie di “adorabili eccentricità” che siamo disposti a giurare di amare. L’innamoramento però passa, gli ormoni tornano ad un livello normale e la realtà ritorna ad essere reale. E il vero lavoro inizia. Perchè la compatibilità è qualcosa che deve essere costruito, non cade dal cielo. É il momento nel quale si deve valutare l’altro per quello che è, non per quello che noi vorremmo che fosse: le sue abitudini, le sue manie, gli inevitabili attriti. Io e l’altro siamo due gomitoli di pregi e difetti e non si può pretendere di avere i primi senza i secondi: è una continua mediazione. Un reciproco adattamento continuo. La compatibilità innata intrinseca nella narrazione dell'”anima gemella” non solo non esiste ma se viene considerata vera porterà inevitabilmente alla fine del rapporto perchè si scoprirà che “siamo troppo diversi” o “non sei più quello di un tempo”. Se invece si ha il coraggio e la forza di sedersi ad un tavolo e negoziare in modo amorevole e di reciproco riconoscimento si può costruire una compatibilità duratura e solida. Oh, certo, questa negoziazione costa fatica, sudore, frustrazione (e bisogna essere maturi per tollerare questa frustrazione), sopportazione e comprensione dell’altro. Ma è l’unico vero modo per creare compatibilità. Non ne vedo altri. Nel mio passato ho spesso cercato la mia metà della mela, illudendomi e illudendo che fosse la soluzione. Scartando tutto quello che non corrispondeva a quella narrazione. Certo, ho anche subito lo stesso trattamento, sono stato rifiutato per la stessa motivazione ma mentre non posso pretendere di far cambiare idea al mio prossimo, credo sia doveroso cercare di cambiare la mia idea, la mia posizione. Oggi penso di stare cercando qualcuno che voglia costruire la compatibilità, fuggendo da chi pensa che la relazione debba essere facile, per definizione. Le cose di valore non sono mai facili. Le relazioni durature sono popolate da due persone che hanno deciso di non mollare alle prime difficoltà ma di usare quelle difficoltà come mattoni per costruire una casa solida e che duri nel tempo.
  • il gioco a somma zero: questo è più personale di quanto inizialmente volessi ammettere (da qui il titolo del post). Per una lunga serie di ragioni sono cresciuto ed ho vissuto con una colossale insicurezza. Un costante misurarmi con chiunque, il mio compagno di banco, il mio collega di università e di lavoro poi, la mia compagna, i miei amici. Questo mi ha portato a giocare un gioco che si chiama gioco a somma zero, un gioco in cui il guadagno di un giocatore è esattamente bilanciato dalla perdita di un altro, mantenendo la somma totale dei payoff pari a zero. Se la mia controparte vince, io perdo e viceversa. Se la mia controparte ha successo, la mia immobilità diventa fallimento e diventa più evidente. Questa modalità si esplicità in un comportamento comunissimo: quando le cose vanno da schifo, c’è bene o male sempre qualcuno che offre una spalla sulla quale piangere, disposto a consolarci, presente e disponibile. La posizione del consolatore pone, più o meno inconsciamente, quella persona in una posizione moralmente “migliore”, utile. Superiore. Il che di per se non sarebbe neanche negativo. Il problema esplode quando le cose vanno bene. Quanti sono sinceramente felici dei nostri successi? E quanti invece si sentono in quel gioco a somma zero, dove il mio successo implica necessariamente un tuo supposto fallimento? Quanti cercano di sminuire il successo ottenuto, il traguardo raggiunto con la scusa di “riportare alla realtà” o di “proteggerci”? Una persona che agisce in questo modo non ci sta riportando alla realtà. Non ci sta nemmeno proteggendo, l’unica cosa che sta disperatamente cercando di proteggere è la propria “comfort zone” mosso da invidia, paura di essere lasciato indietro, insicurezza. Il valore di un amico, di una compagna non si vede nel momento del bisogno ma nel momento del successo. Nel momento del successo, la persona giusta ci abbraccia, gli occhi le si illuminano e si rende disponibile. Eventualmente può discutere con noi (vedi il punto precedente) ma non cerca di trascinarci nelle sue insicurezze e fragilità perchè non ne ha. É la freudenfreude che si oppone alla schadenfreude. Quante volte mi sono sentito così. Sminuito dai successi di chi mi stava attorno. Abbandonato, quando l’altro sembrava spiccare il volo. Incapace, quando l’altro faceva qualcosa che percepivo superiore alle mie capacità. Quante volte ho cercato di sminuire il mio interlocutore per invidia? Quante volte, più spesso, l’ho fatto per insicurezza? Spero di non esserci riuscito ma so che in qualche occasione, purtroppo, ho avuto successo. E quanto me ne vergogno oggi. Era la mia insicurezza che guidava i miei sentimenti. Come già scritto, ho avuto a che fare con persone che hanno agito così nei miei confronti ma per loro non posso fare niente, quello che posso fare è lavorare su me stesso. In parte l’ho già fatto, ne sono ragionevolmente sicuro. Oggi sento il desiderio di circondarmi di persone che non vivono di invidia, persone che si sentano orgogliose di camminare al mio fianco e di quello che faccio, grande o piccolo che sia; così come provo il bisogno di sentirmi orgoglioso di qualcuno che sia al mio fianco, orgoglioso di quello che fa e di quello che è.
  • aggressività: non parlo di aggressività fisica. Parlo di aggressività psicologica. Quella che si accende in presenza di una osservazione, di un attrito. Quella che si manifesta con le chiusure, i “muri di gomma”. Quella che deriva da uno smisurato ego che non siamo in grado di gestire e che quindi si schianta alla prima difficoltà. Ogni critica è un attacco diretto, ogni osservazione è un insulto e quindi rispondo attaccando a mia volta per togliermi da una posizione di “inferiorità”. Inferiorità percepita tanto più grave quanto più l'”attaccante” è emotivamente vicino. Un ego immaturo reagisce sempre come se fosse in pericolo di vita ogni volta. É estenuante e logorante per chiunque coinvolto in questa dinamica. Il fatto è che in una relazione sana e matura l’altro è il nostro miglior specchio. É l’unico che può vedere i nostri “punti ciechi” e portarli alla nostra attenzione e quindi permetterci di crescere. Come si può soltanto pensare di crescere in una qualsiasi relazione se ci si circonda di “yes man” (o “yes woman”) o, peggio, di persone che hanno troppa paura delle tue reazioni per dirti la verità? Non sto dicendo che una critica o un attrito non diano fastidio, non sono così ingenuo. Sto dicendo che in una relazione sana e matura; in una persona che ha fatto un lavoro su di se, la reazione dovrebbe essere uno o due respiri profondi, prendere una distanza tra stimolo e reazione, ringraziare per l’osservazione e riflettere su cosa ha causato il comportamento che ha generato la critica. Questo è una delle chiavi per una relazione che funzioni. É necessario sia diventare persone così che cercare persone così. Perchè la critica in un porto sicuro non è una minaccia, è un feedback. È materiale che serve per “effettuare la messa a punto” e stare meglio. Insieme. Chi non sa ascoltare una critica è condannato a ripetere per sempre i propri errori, cambiando partner, ma portandosi dietro lo stesso identico copione, quello che non funziona. Questo l’ho vissuto fin troppo spesso, in passato. Incapace di accettare qualsiasi critica, incapace di leggerle come un aiuto. L’ho anche ferocemente subita, purtroppo; ne conosco il prezzo, il dolore, il senso di impotenza e di frustrazione che crea. Per anni è stato un feedback velenoso, il rifiuto creò insicurezza che a sua volta creò l’impossibilità di accettare le critiche che a sua volta creò fragilità e rabbia e così via.

Fino a portarmi a credere che le relazioni fossero prodotti di consumo che dovessero essere immediatamente perfette; se non lo erano si cambiava partner, così come si cambia uno spazzolino da denti troppo usato. Scarsa tolleranza, scarsa comprensione, sia nei riguardi della partner che nei miei.

Si ricadeva negli stessi schemi, negli stessi circoli viziosi attribuendo la colpa alla partner di turno.

Senza essere in grado di vedere che il comune denominatore ero io. La cosa più assurda è che questa riflessione mi fu fatta, almeno trentatrè anni fa da un mio ex collega universitario che mi disse esattamente questo: “se nessuna donna ti va bene, guarda che forse quello che non va bene sei tu”. Avevo ventitrè anni, credevo di essere un uomo.

Le relazioni non sono prodotti di consumo, anche se oggi mi sembrano trattate esattamente così.

Che cosa ho davvero imparato, seduto su quella panchina? Tre cose:

  1. sapere ascoltare le critiche senza sentirsi minacciati
  2. smettere di aspettare la compatibilità magica e iniziare a costruirla
  3. saper gioire per i successi dell’altro senza invidia

Forse lo sapevo già inconsciamente, forse era da tempo che questi pensieri scorrazzavano tra i neuroni e stavano solo aspettando l’occasione per emergere in maniera chiara e coerente. Forse è la primavera, forse è una serendipità di qualche tipo.

Ho imparato anche un’altra cosa però: che ho paura di essere in ritardo, di essere fuori tempo massimo e non avere più opportunità per mettere in pratica quanto ho scritto. Ed è una sensazione di freddo che mi fa rabbrividire e che mi si insinua minacciosamente sotto la pelle.

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Automi Cellulari, Simulazioni di Fluidi e altre delizie per gli occhi!

Vuoi farti del male (nel senso più buono del termine) durante un viaggio lisergico? Accendi il computer e carica, possibilmente prima di inziare il viaggio, un automa cellulare e lancialo.

E goditi l’esperienza.

Consiglio caldamente i seguenti software (online e offline):

E infine un articolo per chi ha un po’ di esperienza in programmazione che illustra come questi automi funzionano: Cellular Automata: How to Create Emergent Art From Simple Rules With Code

 

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Marijuana: come fumarla, come non fumarla (meglio non fumarla)

“Ci facciamo una canna”?

“Mi sono fumato un trombone”

Questi modi di dire mi hanno sempre fatto piuttosto ridere, anche perchè esistono diversi modi di inalare il THC. Cosa sarebbe, poi, di preciso una “canna”?

Come al solito ho fatto un paio di ricerche in giro e insieme alla mia esperienza, ecco i risultati:

  • SPLIFF: credo sia la forma più conosciuta di “canna”: usa carta per rollare e miscela tabacco e marijuana. A mio parere è da evitare sia perchè produce scarti di combustione che non fanno mai bene, sia perchè il tabacco è una sostanza altamente nociva e che crea dipendenza. Nah, no. Sconsigliatissimo.
  • BLUNT: questo è più raro: usa foglie di tabacco per rollare ed usa soltanto marijuana come prodotto. A volte è un sigaro imbottito di marijuana. Anche questo, a mio parere è da evitare in quanto mette a contatto con il tabacco.
  • JOINT: è tra le forme più “salubri” (relativamente parlando) di canna, sono costituiti da cannabis arrotolata in una sottile cartina ma come i due precedenti richiedono combustione e questo ai miei occhi non va bene, anche se non è presente il tabacco.
  • BONG: credo sia utile prima di tutto chiarire cosa è un bong. Un bong è un dispositivo di filtraggio utilizzato principalmente per fumare cannabis, tabacco o altre sostanze vegetali. È progettato per garantire un’esperienza di fumo più morbida, raffreddando e filtrando il fumo prima che venga inalato. É composto essenzialmente da un cestello che contiene la cannabis o il tabacco tritati; un tubo (downstem): collega il cestello alla camera d’acqua, consentendo al fumo di scendere nell’acqua; una camera d’acqua alla base del bong che contiene l’acqua che raffredda e filtra il fumo; un bocchino che è l’apertura nella parte superiore da cui l’utente inala il fumo e infine un carburatore (Carb), un foro che controlla il flusso d’aria, consentendo all’utente di liberare la camera dal fumo. Nell’ambito dell’utilizzo a combustione è il metodo meno dannoso in assoluto ma comunque non privo di effetti collaterali indesiderabili.

Passiamo ora al sistema che ritengo migliore in assoluto:

  • VAPORIZZATORI: i vaporizzatori sono, a mio parere, il modo migliore per usare e apprezzare la cannabis, l’hashish, i concentrati e tutto quello che deriva dalle piante. Prima di tutto, non bruciano il materiale, non c’è combustione e questo elimina rischi e fastidi legati a quel processo. Vengono aspirati per primi i terpeni che hanno un punto di evaporazione più basso rispetto al THC e questo da una piacevole sensazione aromatica in bocca, dopo viene aspirato il THC in forma di vapore per dare l’effetto che tutti conoscono ma in maniera più gentile, senza quella tosse ridicola e senza lasciare quel caratteristico aroma che tradisce chi fuma marijuana. É tutta un’altra esperienza. Senza contare che, a meno che non ci sia una dipendenza psicologica pregressa, con i vaporizzatori si consuma molta meno sostanza rispetto ad una “canna” tradizionale (la camera di carico di un vaporizzatore non permette di usare più di tanto materiale) senza per questo avere un effetto meno interessante. Inoltre, con i vaporizzatori si possono usare anche erbe secche aromatiche come la menta piperita, la lavanda e altre che seppure non danno alcun effetto psicotropo, sono molto piacevoli da usare (parlo per esperienza) per rilassarsi e godersi qualche minuto di aromi naturali senza sensi di colpa…
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Le droghe che mi piacciono e quelle che non mi piacciono: una analisi inferenziale e chimica

Dopo un anno di utilizzo ragionato di sostanze psichedeliche sono arrivato al punto nel quale posso trarre alcune conclusioni.

Tra le più importanti c’è quella che definisce quali droghe mi piacciono, quali no e perchè. L’analisi fatta è ancora piuttosto grossolana soprattutto perchè mi mancano le conoscenze chimiche e quelle poche che ho maturato ad oggi sono incomplete quindi in un prossimo futuro ci sarà una seconda (o anche terza) parte di questo articolo, quando avrò studiato meglio come le “Drugs I Have Known and Loved” (chiedo perdono a Sasha Shulkin per la parafrasi…) agiscono al livello molecolare.

Partiamo con dati empirici: quali droghe mi piacciono e perchè. In ordine decrescente, da quella che più mi piace a quella che meno mi piace.

  1. LSD: la “mia” molecola! Un potente senso di calore, protezione, morbidezza fisica e mentale. Allucinazioni che salgono dolcemente ma che diventano potenti senza essere eccessivamente intrusive, coloratissime e divertenti. Un fortissimo senso di “homecoming” (“There is a coming home. A home base. Psychedelics help you reconnect with home.” – Ann Shulgin) che mi permette di osservare e analizzare il mio passato decisamente traumatico in maniera compassionevole e meno difficile di quanto avessi mai temuto. L’innalzamento della percezione musicale a livelli sublimi fino a stimolare, una volta finito l’effetto, nuovi percorsi creativi. Nuove connessioni tra testi, esperienze personali e quando possibile, storia personale degli autori (questo aumenta a dismisura l’apprezzamento della Musica da parte mia). Una notevole capacità engnotica e una discreta capacità gnoseogenica e infine un meraviglioso, dolcissimo e prolungato nel tempo afterglow.
  2. 4-Pro-MET: 4-propionyloxy-N-methyl-N-ethyltryptamine. É una droga sintetica di recente introduzione, si tratta di un profarmaco precursore della 4-HO-MET e in questo funziona come la Psilocibina che viene trasformata in Psilocina nello stomaco. La 4-Pro-MET viene ingerita e i suoi effetti sono piuttosto intensi, dal punto di vista visivo. Decisamente intensi. A differenza del dietilamide dell’acido lisergico, questa molecola mi rende la testa molto leggera e mi toglie un po’ di coordinazione. Anche questa mi regala un fortissimo senso di calore e morbidezza, fisica e mentale e aumenta la percezione auditiva ed emotiva della Musica a livelli veramente alti. Non quanto l’LSD ma alti. Dove questa molecola splende davvero sono le allucinazioni: incredibilmente vivide, animate, organiche (dove invece l’LSD regala panorami più geometrici e ordinati), vagamente caotiche ma con un indiscutibile ordine nel caos. Comunque incredibilmente divertenti. Non è una molecola che dona particolari spunti di riflessione, probabilmente dovrei approcciarla in modo più meditativo (ad oggi l’ho usata praticamente solo per avere esperienze musicali) ma ad occhio e croce non mi ha lasciato insight come invece l’LSD ha fatto. L’afterglow c’è ma è di breve durata, qualche giorno e poi evapora via.
  3. 4-PO-DMT: meglio conosciuta come Psilocibina. Il mio rapporto con questa sostanza è particolare. Mi verrebbe istintivamente da definirlo “freddo” ma non è esattamente così, non solo così. Da un punto di vista delle allucinazioni è decisamente divertente, emergono strutture organiche piuttosto complesse che si sovrappongono a quello che vedo creando una realtà estremamente fluida, dove i colori sono saturi (meno saturi rispetto all’LSD o alla 4-Pro-MET) e mutabili e dove, ogni tanto, appare qualche figura che riconosco, come ad esempio un teschio. Dal punto di vista degli stati di introspezione invece la 4-PO-DMT è incredibilmente potente e molto meno gentile dell’LSD. Gli spunti di riflessione che mi sono stati presentati durante le sedute con questa molecola sono stati veramente intensi, difficili per gli argomenti che sono emersi e ogni tanto dolorosi. Non spiacevoli, nel senso di un “bad trip”, affatto. Ma molto difficili. Sono emersi pensieri e ricordi che neanche credevo di avere ancora, sono emerse connessioni che, se per la maggior parte erano solo farfugliamenti lisergici, per altre parti erano invece pezzi importanti di me che stavano cercando un modo per ricollegarsi tra di loro e formare un qualcosa di coerente. Una sostanza complessa da gestire, direi. Da assumere con cautela ma interessante.
  4. THC: ah, il buon vecchio delta-9-tetraidrocannabinolo! Sebbene non sia una sostanza psichedelica propriamente detta, ha i suoi vantaggi e le sue applicazioni. Per quanto mi riguarda ho imparato ad usarlo come supporto per la meditazione e posso confermare che è un grande ausilio. Quieta il ruminio e il rimuginio e rilassa il corpo ponendomi nella situazione ideale per applicare gli esercizi di respirazione che poi mi portano in uno stato meditativo profondo. Uno stato di distacco pressocchè totale, dal corpo, dalla mente, da me. Non facile da raggiungere e da mantenere ma la pratica rende migliori. Durante una di queste meditazioni credo di aver esperito qualcosa di simile alla famosa “ego death”, talmente ero riuscito a distaccarmi dal tutto. Visivamente il THC non da quasi nulla. Emotivamente… Meh… Diciamo che se sto ascoltando della Musica mi rendo conto di essere più sensibile alle emozioni che questa mi offre ma non è paragonabile alle sostanze menzionate fino ad ora. Dove realmente splende, invece, (a parte la capacità di facilitare gli stati meditativi) è il potere di dare una “spintarella” agli psichedelici: ho avuto modo di usare del THC dopo aver assunto LSD e 4-Pro-MET e i risultati sono stati, in ambo i casi, incredibilmente interessanti! Nel primo, con l’LSD, ho decisamente ecceduto il quantitativo usando 0,20g di infiorescenze di Marijuana: l’effetto è stato intenso e piuttosto spaventoso, soprattutto perchè totalmente inaspettato e perchè ho fumato mentre il viaggio era ancora in piena fase. Nel secondo caso, ho usato il vaporizzatore quando il viaggio era in fase calante ed ho utilizzato 0,05g di Marijuana e l’esperienza è stata tra le più belle e divertenti che abbia mai avuto in questi 370 giorni di Psichedelia!
  5. Salvinorna A: questa è una “bestia” a se stante. Diversa da tutte le altre che ho elencato fino ad ora. La salvinorina A è un agonista dei recettori κ-oppioidi e recentemente si è scoperta una sua moderata affinità per alcuni sottotipi di recettori della dopamina, funziona quindi in maniera totalmente diversa rispetto al resto del gruppo e infatti è sostanzialmente un allucinogeno dissociativo. Non da alcuna possibilità di riflessione o meditazione se non a bassissime dosi e per bassissime dosi intendo intorno o al di sotto dei 200µg; siamo al livello dei dosaggi dell’LSD (è il più potente allucinogeno naturale conosciuto, forse soltanto il 5-Meo-DMT gli si avvicina e comunque la Salvinorina A è di origine vegetale, il 5-Meo-DMT è di origine prevalentemente animale, salvo qualche rara eccezione). Dove eccelle in maniera spettacolare sono le allucinazioni: batte qualsiasi altra droga senza nessun dubbio. Le visioni sono totali, coloratissime, geometriche fino all’inverosimile e assolutamente immersive. La realtà oggettiva sparisce per lasciare spazio ad un universo del tutto folle, meraviglioso e in movimento. Il senso del “Se” si liquefa, la propriocezione si altera in modi assurdi, la gravità sembra cambiare imprevedibilmente. L’onset è rapidissimo, pochi secondi. Così come l’offset. A mio giudizio è la perfetta droga per “staccare” per qualche minuto (l’effetto non dura mai più di 10 minuti anche se soggettivamente, per qualcuno, sembra che possano passare anni), per una momentanea, veloce evasione. Lo svantaggio maggiore che ho riscontrato è che la Salvinorina A ha un punto di fusione di circa 240° e uno di bollitura di 760,2°: questo significa che per essere inalata ha bisogno di essere bruciata con una fiamma sufficentemente potente, un accendino ma preferibilmente un accendino a torcia (ha una fiamma più consistente, più calda e quindi può essere usato per meno tempo). Questo può creare problemi per chi, come me, non fuma neanche le sigarette. Ci sono delle soluzioni, però, come ho spiegato in altri miei articoli.
  6. Ketamina: ad oggi è la droga che più mi ha deluso e quella che so che non utilizzerò mai più. Per essere chiari, non è stata una esperienza sgradevole e non ho avuto un bad trip. Ma è stata una esperienza molto molto lontana da quello che io definisco una esperienza psichedelica. Per me la Psichedelia è colore, calore, Musica, senso di homecoming, spunti di riflessioni importanti, voglia di ballare, voglia di imparare, in senso più ampio è Amore e forza vitale, piacere vivo e pulsante, luce, movimento, energia. La ketamina non è nulla di tutto questo. L’ho vissuta come una coperta calda ma pesante come tungsteno, un’ottundimendo dei sensi, voglia di sprofondare in un buco e seppellirmici dentro. Nessun colore, nessuna melodia, nessuna energia nel corpo e men che meno nella mente. Non mi ha spaventato, al momento mi andava bene. É stato dopo, da sobrio, che ho provato un senso di vuoto e inutilità; che mi sono chiesto “che cazzo ho fatto?” con una sgradevole sensazione di aver sbattuto via del tempo che avrei invece potuto investire in qualcosa di più produttivo e allegro.

Fatte queste considerazioni di natura esperienziale, mi sono chiesto quale è il denominatore comune che lega le droghe che mi sono piaciute? E perchè le altre non mi sono piaciute altrettanto? Ho accantonato il fatto di essere un LSD-Fanboi e mi sono concentrato sulla chimica di queste sostanze ed ho scoperto qualcosa di interessante. Di sicuro ho scoperto l’acqua calda ma per me è stata una scoperta enorme.

Guardiamo questo schema:

Quando ho visto per la prima volta la struttura di queste molecole all’inizio non ci ho fatto molto caso ma, guardando con più attenzione e riflettendo su quali di queste hanno gli effetti più interessanti e, tutto sommato, più efficaci per quello che sto cercando, il comune denominatore è balzato agli occhi:

Questa struttura si chiama INDOLO. Curiosamente il suo nome deriva dall’indaco, noto colorante azzurro-violetto e la sostanza in se ha un caratteristico odore di merda. Letteralmente. Se si guarda con attenzione, l’indolo è presente nelle molecole dell’LSD, della 4-Pro-MET e della 4-PO-DMT ma totalmente assente nel THC, nella Salvinorina A e nella Ketamina.

La struttura dell’indolo è costituita da un anello fuso di benzene e pirrolo, essenziale per l’attività di varie triptamine; la sua struttura molecolare influenza in modo significativo la potenza e gli effetti allucinogeni delle molecole nelle quali è presente.

Le sostanze che più funzionano su di me sono quelle che, a quanto pare, hanno l’indolo nella loro struttura.

Da questo posso provare ad inferire qualcosa, se esamino la struttura molecolare delle seguenti droghe che ho intenzione di provare:

É chiaro, no? La N,N-dimetiltriptammina (DMT) e la 5-metossi-N,N-dimetiltriptamina (5-Meo-DMT) hanno l’indolo e quindi è ragionevole pensare che queste due molecole possano avere un effetto a me in qualche modo affine. La letteratura scientifica e aneddotica è chiara, sono due molecole estremamente potenti (e mi piacerebbe tantissimo imparare perchè e in che modo differiscono dall’LSD, 4-Pro-MET e 4-PO-DMT) e questo non fa che aumentare la mia curiosità!

Sulla 3,4-metilenediossimetanfetamina (MDMA) ho invece qualche riserva. Ha una struttura molecolare completamente diversa da qualsiasi altra sostanza che abbia usato (e non usato) fino ad oggi ma la mancanza di quella struttura mi lascia un po’ scettico, nonostanze le narrazioni a riguardo siano quasi unanimamente entusiastiche.

Mentre la Salvinorina A si lega ai recettori κ-oppioidi dove il recettore kappa è uno dei quattro recettori correlati che legano composti simil-oppiacei nel cervello e sono responsabili nel mediare gli effetti di questi composti come alterazione della nocicezione, della coscienza, del controllo muscolare e dell’umore.

Il THC, per contro, lavora su recettori completamente diversi: quando il THC entra nel flusso sanguigno e raggiunge il cervello, si lega ai recettori dei cannabinoidi. Il ligando endogeno di questi recettori è l’anandamide, i cui effetti vengono imitati dal THC. Questo agonismo dei recettori dei cannabinoidi determina variazioni nei livelli di vari neurotrasmettitori, in particolare la dopamina e la noradrenalina, che sono strettamente associati agli effetti acuti dell’assunzione di cannabis, quali l’euforia e l’ansia. Alcuni effetti possono includere uno stato generale alterato di coscienza, euforia, rilassamento o riduzione dello stress, maggiore apprezzamento delle arti, compreso l’umorismo e la musica, giovialità, metacognizione e introspezione, miglioramento della memoria (memoria episodica) e aumento della sensualità, della consapevolezza sensoriale, della libido e della creatività. Sono tipici anche il pensiero astratto o filosofico, l’interruzione della memoria lineare e la paranoia o l’ansia (anche se non ho mai personalmente esperito queste ultime due).

Queste due sostanze hanno quindi dei recettori e delle funzioni ben specifiche. Soprattutto, da quanto ho capito, non hanno alcun sistema di ricaptazione.

Quello che mi preoccupa un po’ della 3,4-metilenediossimetanfetamina è che questa molecola è un agente che stimola il rilascio di serotonina, noradrenalina e dopamina (SNDRA). In misura minore, l’MDMA agisce anche come inibitore della ricaptazione della serotonina, della noradrenalina e della dopamina (SNDRI); mi da quindi l’idea di qualcosa che agisca su un ampio spettro di recettori, qualcosa di “poco delicato” e di molto caotico.

Magari sto sbagliando clamorosamente; ribadisco che non ho alcuna conoscenza di farmacologia o chimica o altro quindi sto quasi letteralmente andando alla cieca ma la sensazione è quella.

Prima o poi proverò queste tre molecole, sono le ultime tre che ho intenzione di usare per completare la mia esperienza psichedelica; altre come la 3,4,5-trimetossi-β-fenetilammina (mescalina) o altre sintetiche non mi interessano particolarmente a parte, FORSE, la 2C-B (4-bromo-2,5-dimethoxyphenethylamine) e la DPT (N,N-dipropyltryptamine), quest’ultima, a differenza della 2C-B, possiede il famoso indolo per cui potrebbe essere una esperienza più interessante ma, ancora una volta, I’m just poking in the dark.

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Trip Report: 27/04/2026

Tra le cose più carine che si possono fare durante un lunedì (raramente) vuoto e libero da impegni c’è sicuramente un viaggio psichedelico.

C’è qualcosa di entusiasmante, forse non tanto nel viaggio in se ma tanto nella preparazione, nell’aspettativa. Nel preparare lo spazio, fisico e mentale. Quasi come quella emozione che si prova prima di incontrare la propria amata.

Ok, ho esagerato, quella sensazione rimane ancora qualcosa di unico e meraviglioso che nessuna molecola è riuscita a soppiantare ma credo di avere dato una idea di massima.

4-Pro-MET

4-Pro-MET

Questo lunedì è toccato ad una delle mie droghe preferite, la 4-propionyloxy-N-methyl-N-ethyltryptamine, meglio conosciuta come 4-Pro-MET, una Designer drug relativamente nuova ma estremamente promettente.

Ho passato la mattinata a scegliere i brani musicali che volevo ascoltare e fondamentalmente a fare poco altro. Era una giornata libera, in tutti i sensi, e volevo godermela.

Avevo qualche pensiero per la testa ma niente di sgradevole, erano pensieri piacevoli che lasciavo girare in testa. Non ho particolarmente curato il setting, per una volta ho deciso di non essere così ligio. Neanche il set era stabilito: sapevo che la 4-Pro-MET è una sostanza che mi “ammorbidisce” (nel secondo trip report che scrissi sul mio quaderno, una nota riporta “mi sto orsacchiottando”…), mi rende estremamente ricettivo alla Musica e stimola molto le sensazioni tattili per cui l’idea di base era di lasciarsi cullare, complici i pensieri piacevoli che già stavano allegramente saltellando in testa, dalla Musica e dagli stimoli fisici.

Il pranzo è scarsissimo, un energy drink senza zucchero e un tozzo di pane, letteralmente.

h.17:40 – ingoio due compresse per un totale di 0,499g. La volta precedente avevo assunto poco più di 0,5g quindi non mi aspettavo molte differenze.

Per circa un ora non ho avuto alcun effetto. Lo cercavo, mi guardavo continuamente le mani nella speranza di iniziare a vedere qualche movimento sulla pelle ma niente. Tutto normale.

Ok, so per esperienza e per letture che è normale che ci voglia tempo perchè una molecola inizi a fare effetto. Non ho particolarmente fretta, in fin dei conti sono tranquillamente svaccato sul letto ad ascoltare Musica, non mi corre dietro nessuno, il telefono è spento, il computer anche.

Mi viene voglia di prendere la mia sigaretta elettronica che era sulla scrivania e quando mi alzo… Il mondo inizia a ondeggiare come se fosse fatto di gelatina! Sono colto di sorpresa, non me lo aspettavo e mi manca un po’ l’equilibrio! Come sempre trovo la cosa assolutamente ilare e inizio a ridere! Mi guardo intorno, è inequivocabile che le cose che mi circondano stanno sballonzolando lentamente da una parte all’altra!

Un pensiero mi si forma tra i neuroni: “molecole biricchine…” e scoppio a ridere perchè la frase mi sembra talmente sciocca e divertente allo stesso tempo!

Trovo divertente il fatto che camminare sta diventando una specie di avventura, metto un piede davanti all’altro molto lentamente, osservo come la realtà stia diventando viscosa, è una sensazione che mi piace sempre molto: so che non è reale, so che è il mio cervello che ha perso gli schemi ai quali è abituato e la cosa mi sa tanto di vacanza, si, una vacanza dal mio solito modo di percepire la realtà.

La Musica. Oh, la Musica è appena diventata qualcosa di più. La sensazione nuova, però, è che questa volta RICONOSCO cosa è diventata. É un altro “ritorno a casa”.

Spero di spiegarmi al meglio: ascoltare Musica con le sostanze psichedeliche è, ovviamente, una esperienza che eleva ben oltre l’ascolto da sobri. Una volta che il Default Mode Network (DMN) viene messo da parte, i suoni e i testi assumono nuovi significati. Questo stato alterato sta diventando, per me, una sorta di nuova modalità di ascolto. Non tanto perchè sta diventando una abitudine (tutt’altro, sto attivamente facendo in modo che non lo diventi mai) ma perchè so che oltre alla mia percezione di “default” posso entrare in questo stato di percezione alterato. Uno stato che sto imparando a riconoscere, ad apprezzare sempre di più e che mi sorprende sempre.

Quindi so che cosa sta succedendo, lo aspettavo con trepidazione e mi lascio letteralmente andare, corpo e mente, in questo flow.

Ecco… Questa cosa è tra gli aspetti più piacevoli della Psichedelia: il lasciarsi andare. Entrare in uno stato di totale abbandono e farsi, letteralmente, prendere la mano. Dalle visioni, dalle riflessioni, dalla Musica. É una sorta di culla, calda e morbida, accogliente e luminosa che però può anche essere severa e spietata. Questa è Psichedelia. La mia Psichedelia e mi piace credere che lo sia anche per altri. Non puoi pretendere che sia tutto sempre e solo fiorellini e arcobaleni, c’è anche la parte serie che può essere incredibilmente seria fino al punto di essere dolorosa, spaventosa, terribile fino a farti implorare che finisca velocemente. Anche in questi casi l’unica soluzione è lasciarsi andare, abbracciare quello che viene con lo stesso amore perchè comunque, in ogni caso, qualsiasi molecola tu decida di usare, ricorda che sono “solo” una lente di ingrandimento di quello che sei e quello che ti porti dentro, sono “solo” una bussola che puoi decidere di seguire o meno, uno specchio che puoi decidere di guardare o no ma in ogni caso “Ogni resistenza è inutile” quindi tanto vale abbracciare, arrendersi con dolcezza.

Sono in pieno flow. Cazzo che meraviglia… Mi trovo ancora a sbadigliare parecchio, questa cosa succede spesso. La prima volta mi ha un po’ preoccupato perchè pensavo che fosse il mio cervello che avesse bisogno di ossigeno. Non so perchè sbadiglio così tanto ma ci sarà una sua ragione, quindi sbadiglio. Sento l’aria che entra nella trachea, sento i polmoni che si espandono, è incredibile! Sento quasi i muscoli che si muovono, gli aveoli che si gonfiano! É così piacevole respirare!

Sto strofinando i piedi tra di loro, mi da una curiosa sensazione, buffa, piacevole, vagamente sensuale. Ancora una volta sento netti gli odori del mio corpo: quello della pelle, l’odore vagamente muschiato delle ascelle; sento anche quello più pungente dell’incenso che sta bruciando nell’ingresso e che mi sta dando fastidio: lo trovo troppo forte.

Da qualche parte, tra i miei pensieri, emerge il concetto di Amore. Sento che se da un lato l’ho soddisfatto e lo sto soddisfacendo (Amore per la Musica, Amore per la Psichedelia, Amore per la Scienza), dall’altro c’è un vuoto che mi crea sia un languore che un dispiacere. All’improvviso mi sento incompleto. Mi devo alzare dal letto, questa sensazione mi sta creando una tristezza che percepisco come incolmabile.

Perchè in mezzo a tanta serenità è dovuto arrivare questo pensiero? Perchè mi devo sentire incompleto? Non so cosa fare, non ho soluzioni.

Rimango in piedi come una statua, ascoltando i miei rimuginii e la Musica che mi fa da colonna sonora. Eppure provo Amore. La risposta arriva lentamente, struggente, quasi dolorosa. Sono incompleto.

Vado in bagno e come ogni volta che mi sento in difficoltà durante un viaggio, mi guardo allo specchio. Lo sguardo che vedo è come di rimprovero. Questo stato nel quale mi trovo è una scelta, nessuno me lo ha imposto.

Un occhio è quello del me bambino, l’altro occhio è quello del me adulto. La sensazione è assolutamente surreale, tutti e due mi guardano con quello sguardo di rimprovero e non mi sembra tanto bonario… Mi sembra severo. Molto severo. Mi sto guardando severamente? Mi sto nascondendo qualcosa? E se si, cosa mi sto nascondendo? Cosa mi sta facendo paura?

Per un momento mi colpisce il fatto che questa volta ho visto me stesso bambino e me stesso adulto. É qualcosa sulla quale sento il bisogno di riflettere.

Le persone dietro lo specchio non mi rispondono e io ho un cazzo di bisogno di risposte. Forse ma forse, in questo momento non sono in grado di darmele. Peccato. D’istinto chiedo scusa alle persone dietro lo specchio e torno in studio.

Mi sento un po’ triste, meno euforico, meno nel flow. Più riflessivo ma c’è qualcosa che sta bloccando le mie riflessioni e non capisco cosa sia.

Beh, sai che c’è? Non è il momento, chiaramente. Let it go. Breathe.

Mi siedo sulla poltrona e respiro, molto lentamente, molto profondamente. Chiudo gli occhi e quella sensazione di morbidezza e calore ritorna… Mi sento liquefare e per un momento, un breve meraviglioso momento sento che sto perdendo i confini di me stesso.

Non penso più. Non sono più. Non c’è più nulla. Sono dissolto.

Quello che mi irrita incredibilmente di questo stato è che appena “penso” questo stato, ritorna tutto. Il semplice atto di pensare che non sto pensando mi catapulta nella realtà immanente. Che nervoso! É talmente bello dissolversi in quel modo!

Anche il semplice provare piacere è sufficente per riportarmi indietro!

Non so che ore sono, so che la luce è ormai calata, in cielo ci sono poche nuvole sparse illuminate dal bagliore delle luci della città. Il senso di equilibrio sta tornando, il flow sta lentamente sublimando.

E mi viene in mente una idea, a posteriori una BRILLANTE idea. Prendo il mio “contenitore speciale” e tiro fuori il barattolino delle “erbe secche”… Ho preparato, tempo addietro, un misto di tre tipi diversi di marijuana perfetto per la meditazione. Carico il mio Black Leaf X1 con 0,05g di questo melange. Una quantità decisamente bassa e comunque molto più bassa rispetto l’ultima volta che ho usato marijuana con LSD (0,2g).

Lascio che il melange si scaldi e quando arriva a temperatura, inizio a inalare i vapori. Prima respiro i terpeni. Deliziosi! Sarà che sono ancora un po’ in effetto ma l’aroma è qualcosa di inebriante! Poi evapora il THC.

Per un po’ non succede nulla. Credo circa dieci minuti.

Poi il mondo esplode. Ed è qualcosa che non ho letteralmente mai visto prima. Era talmente meraviglioso che ricordo perfettamente la mia mandibola immobile, flaccida, in una espressione di ebete stupore.

Prendete il miglior film o il miglior cartone animato possibile che descriva le allucinazioni psichedeliche. Moltiplicatelo per un miliardo. Forse ci siete vicini a quello che ho visto.

Se mai ho esperito qualcosa di visivo che si avvicina al mistico è stata questa volta.

C’era una stella in cielo, circondata da filamenti luminosi sui quali viaggiavano scintille rosse e blu. I filamenti si muovevano lenti e maestosi nel cielo, come tentacoli di una medusa galattica. La stella (che a posteriori ritengo fosse Giove) pulsava di luce bianco perlaceo con sfumature rosse e azzurre ma quello che mi rapiva lo sguardo erano questi enormi filamenti e le scintille che zigzagavano su questi. Era qualcosa che dava l’idea di immenso, senza tempo, vagamente organico, assolutamente maestoso. Non riuscivo a staccare gli occhi da quello spettacolo. Era commovente, cosmico. Ogni tanto delle onde di luce si dipartivano tangenzialmente dai filamenti e donavano un’aura di assoluta bellezza surreale.

Poi è successa un’altra cosa, ancora più strana, assurda e divertene: le nuvole hanno iniziato a muoversi. Non in maniera subdola o a mala pena percettibile ma in maniera chiarissima, quasi sfacciata! Riccioli si formavano, tentacoli si allungavano e ad un certo punto sono emerse due figure, chiarissime, inequivocabili: il teschio di un gatto con gli occhi rossi e una figura umanoide, con delle ali enormi alle spalle che sbattevano come se le stesse usando per rimanere in aria.

Sono scoppiato a ridere. “Alla fine ci incontriamo, eh? Vi stavo aspettando!” è quello che ho detto ad alta voce. Ed era vero, o per lo meno così mi pareva. Volevo vedere delle “entità” ed ero stato accontentato. Teschio-Di-Gatto e Angelo si sono girati a guardarmi. Il primo, chiaramente ostile, cercava di soffiare come fa un gatto quando si sente minacciato, l’altro mi guardava e mi pareva che l’intento non fosse propriamente benevolo. Credevo di percepire una sorta di minaccia, anche se non sapevo esattamente quale, perchè o in che modo potesse attuarla.

“Bene, sono qui! Cosa avete intenzione di fare? VI SFIDO, voi due! Scommetto che non avete il potere di farmi nulla, siete solo allucinazioni, sono IO CHE COMANDO VOI!”, l’ho detto puntando l’indice verso di loro.

Le due allucinazioni hanno continuato, imperterrite. Una a cercare di miagolare e di avvicinarsi, l’altra… Beh, giurerei che l’altra mi stesse mostrando il culo. La cosa era talmente surreale e ridicola che ho iniziato a ridere fino alle lacrime!

“Tutto qui? É tutto qui quello che sapete fare?” E continuavo a ridere sempre più di gusto.

Era una spece di stallo: io che ridevo delle mie allucinazioni e quelle che tentavano in tutti i modi di spaventarmi.

Ho girato la testa, guardando un altro pezzo di cielo e li ho visto qualcosa che, se possibile, ha superato in surrealità quanto visto fino a quel momento: nelle nuvole c’era la figura di Frank Zappa che mi guardava sorridendo. Non ci potevo credere… Frank Zappa? Mi guardava, sorridendo, e io mi chiedevo che cosa ci stesse facendo tra le nuvole.

Giurerei che mi abbia detto “It’s alright man. It’s alright. Sono solo ‘sti cazzo di piccioni.”

Al che gli ho risposto “You died too soon, my friend” e mi sono sentito sinceramente desolato per quello.

Non mi ha risposto, ha girato la testa, dandomi le spalle, e lentamente si è trasformato in un cavallo bianco rampante. É stato commovente, profondamente commovente.

Quando sono tornato a guardare dove c’erano Teschio-Di-Gatto e Angelo, non li ho più visti. Al loro posto c’erano una testa di Papero (credo che i paperi siano un leitmotif dei miei viaggi più intensi…) e una creatura che poteva assomigliare vagamente ad un drago occidentale, di quelli che si vedono in film come Reign of Fire.

“HA! Alla fine avete rinunciato eh? So much per le entità spaventose, eh? Non avete potere se non ve lo do io, buffoncelli!”

Il Papero e il Drago si sono girati verso di me ma non hanno detto niente, non hanno fatto niente. La stella continuava a brillare, i filamenti continuavano a pulsare attraversati dalle scintille, tutto era mobile, mutevole. Mi sentivo parte di queste cose, sapevo che erano mie e che in qualche imprescrutabile modo io appartenevo a loro.

Ho inspirato a fondo, più a fondo che potessi. Volevo sentire i miei polmoni esplodere, riempirsi di aria. Volevo sentire ogni odore possibile. Volevo sentire il ciclo della respirazione.

Non volevo chiudere gli occhi, volevo guardare quelli spettacoli per sempre ma sapevo che non avrei potuto, sapevo che prima o poi sarebbe finito e non volevo una fina lenta.

Ho chiuso le persiane, le finestre, mi sono spogliato e mi sono messo a letto, a luci spente. Ho spento la Musica. Era ora di terminare l’esperienza, avevo chiesto tanto, avevo ricevuto più di quanto potessi immaginare e ne ero sinceramente grato ma ora era il momento di riposare.

Ho chiuso gli occhi e nonostante dietro le palpebre continuavano a danzare figure assurde e coloratissime, il sonno è stato clemente.

Non so che ore fossero. Ho dormito profondamente, ho sognato frammenti del mio passato, ho sognato amori che non ho mai vissuto.

É stata una esperienza unica. Forse con meno spunti di riflessione rispetto ad altre ma comunque con molto “cibo per la mente” da metabolizzare. Sicuramente una delle più imponenti dal punto di vista visivo. E una delle più divertenti, di sicuro.

Happy Tripping, and be safe!

Posted in Divertissement, Letture, Psichedelia, Trip Report | Tagged , , , , | Comments Off on Trip Report: 27/04/2026

Trip Report: 19/04/2026

Il mio primo “Bicycle Day” degnamente festeggiato!

Ammetto che ero un po’ emozionato. Sia perchè era, appunto, il mio primo Bicycle Day sia perchè il dosaggio era “interessante”: 300μg di dietilamide dell’acido lisergico.

Set, setting & intention erano praticamente perfetti: casa tirata a lustro, qualsiasi cosa che potesse minimamente infastidirmi o potenzialmente distrarmi o farmi del male era stata accuratamente allontanata e messa in sicurezza. Questa volta ho optato per una dieta esclusivamente liquida, due succhi di frutta marca Yoga (scelta che a posteriori non è stata tra le migliori…).

Il set era in preparazione da giorni, sia quello mentale che quello fisico. L’intenzione questa volta era semplicissima:

DIVERTITI, TE LO MERITI

Volevo divertirmi e basta, qualsiasi altra cosa sarebbe stata presa come un regalo extra e non immaginavo che di extra ne avrei avuti a piene mani!

Dopo una bella doccia rovente ed essermi infilato la “tuta da psiconauta” ho messo un blotter da 100μg e uno da 200μg sotto la lingua ed ho fatto partire la colonna sonora. L’obiettivo era quello di creare il famoso “ottovolante emotivo”, alternando diversi generi per tenere le emozioni sempre vive e dinamiche.

h.08:30 – i due blotter sotto la lingua. Ero parecchio emozionato e anche un filino preoccupato. Come avrei reagito ad un dosaggio considerato medio alto? Lo avrei scoperto di li a breve…

h.09:17 – Si comincia! L’inizio è stato più lento e dolce di quanto avessi previsto. I colori hanno iniziato ad essere più saturi, la Musica più definita e ricca di significati, i testi più profondi. Per una incredibile botta di fortuna il cielo era moderatamente coperto di nuvole e lo spettacolo che mi si è parato davanti, aprendo le finestre, mi ha tolto il fiato. Non so quanto sono rimasto lì a guardare. I raggi di sole filtravano dalle nuvole con colori cangianti che fluttuavano tra il giallo canarino, il dorato e un arancione quasi metallico. Le nuvole poi erano delle forme morbide ondeggianti tra il viola, grigio pallido e bianco mentre ogni tanto si vedeva una chiazza di cielo azzuro turchese. Assolutamente glorioso e si, per un attimo non ho potuto fare a meno di pensare a qualcosa di sovrannaturale, inteso come fenomeno che si presume trascenda i limiti dell’esperienza e della conoscenza umana della natura e delle leggi della fisica. Gli uccelli che volavano di fronte a me (credo fossero gazze e piccioni) si stagliavano neri e nettissimi contro questo panorama surreale, i loro movimenti erano talmente ben definiti e chiari che per un momento mi sono venuti in mente i disegni di Leonardo da Vinci. Osservavo tutto questo in uno stato di stupore, di fronte alla finestra aperta, respirando l’aria fresca mentre la Musica cresceva in definizione e in bellezza. Per un momento mi sono sentito sciogliere e diventare una nuvola, mi sentivo ridere. Mi sentivo incredibilmente in pace.

h.11,?? – Mi rendo conto che questa volta faccio più fatica a tenere traccia del tempo. Faccio più fatica a trovare la voglia di scrivere, ho più l’urgenza di stare nel momento, di vivere l’esperienza e di lasciarmi travolgere. So che niente può farmi del male, ora. Mi sento avvolto da una meravigliosa coperta chimica ma è davvero una coperta chimica oppure sono io che mi percepisco in un altro modo? I Beatles stanno cantando “It’s All Too Much” e l’ironia di quella canzone mi fa ridere di gusto: “Show me that I’m everywhere and bring me home for tea”! Così deliziosamente surreale! Così meravigliosamente vero! Una parte di me sa cosa sta succedendo e il tutto di me ne è deliziato! Quella parte di me sta lasciando andare le redini del controllo e percepisco che sto scivolando in una nuova percezione. Non ho neanche voglia di chiedermi se ha senso quello che sto pensando, non ho voglia neanche di pensare, di coordinare ma di lasciare andare e lasciare che la fantasia prenda il timone. Mi sembra quasi di non avere più confini, fisici e mentali. Cazzo, non sto “sentendo” la Musica. SONO la Musica!

h.12:?? – Le allucinazioni stanno esplodendo. Se qualcuno mi avesse detto che sono così belle non gli avrei mai creduto. Percorro corridoi di luce circondati da colonne che si baciano, strutture che mi sembrano dei volti emergono da spazi toroidali, forse hanno gli occhi chiusi (nota dal me sobrio: ho capito giorni dopo che stavo rivedendo, riarrangate dalla mia mente sotto acido, le illustrazioni di Alex Grey per i CD dei Tool). Soffitti e pavimenti di esagoni verdi e gialli si perdono oltre un orizzonte che si piega in modi fantastici. I poster “di ancoraggio” che ho appeso nello studio respirano, vibrano e hanno assunto una profondità come se fossero finestre su un mondo illustrato da Victor Moscoso, come se fosse un numero di Zap Comix. Vorrei entrare in quei mondi, vorrei varcare quelle finestre: provo a toccarli e seppure la sensazione tattile è incredibile (i fogli sono plastificati, sotto i polpastrelli sento qualcosa che è talmente liscia e vellutata da essere quasi erotica) mi rendo conto di non poterlo fare. Dovrei essere triste? Non lo sono. Rimango li a guardare le forme e i colori che danzano a ritmo di Musica. Alzo lo sguardo e la mia collezione di lattine sta ballando, oscillando come danzatrici hawaiane. Mi è partita una risata clamorosa ed ho applaudito a quello spettacolo! Sto ballando anche io, con la grazia da pachiderma che mi contraddistingue ma chissenefrega! Tutto il mondo sta ballando, non vedo perchè io non dovrei! I colori ballano, le nuvole ballano, la mia mente balla! C’è un mondo che sta lentamente e letteralmente venendo alla luce, devo celebrare questa nascita in qualche modo! Il senso di gioia è esilarante!

h.12:56 – Sono sdraiato sul letto cantando ad alta voce e guardo il soffitto. In un istante realizzo che il soffitto è fatto di oobleck… Non ci posso credere! Un oceano di oobleck sulla mia testa? Lo vedo ondeggare in cerchi e dopo l’immensa felicità che questa cosa mi sta creando, si accende un faro nella mia mente: sto guardando gli orbitali elettronici!! Meraviglioso! É così BELLO! BELLO! BELLO! (nota dal me sobrio: in qualche modo il mio cervello ha associato quella allucinazione ad un video che ho visto qualche giorno fa creato dal content creator The Action Lab, intitolato This Simple Wave Explains Quantum Mechanics). Appena colta quella realizzazione, in qualche modo sono riuscito a spegnere la parte razionale e semplicemente godermi lo spettacolo del soffitto che si muoveva in onde stazionarie circolari… Sto letteralmente viaggiando attraverso visioni talmente belle e intense che le mie emozioni stanno esplodendo! Sto piangendo di gioia, sono in un mondo che sento talmente mio, così profondamente mio, così incredibilmente affine a me. Mi sento libero. Nel senso più assoluto del termine. É un mondo che mescola una forza creativa senza precedenti e il rigore della Matematica, lo sento che è così. Percepisco che in questo mondo le imperfezioni creative e la perfezione matematica sono armoniosamente una cosa sola. É il mio mondo e io gli appartengo. Un pensiero però si intromette: “Libertà da chi?”. É un pensiero talmente preciso e limpido che la risposta è immediata: “Lo so da chi ma ho terrore a dirlo”. Si, lo so bene da chi ma oggi questa risposta starà in un angolo. Oggi ho bisogno di carezze, ho bisogno di volare altrove. Ho bisogno di respirare. Ho visto. HO VISTO! La mia mente sta viaggiando e finchè potrà non ci saranno àncore che mi bloccheranno a terra.

h.??:??L’adagio per Organo e Violini in Sol Minore di Tomaso Giovanni Albinoni è qualcosa che mi ha devastato emotivamente. Ho pianto come un bambino durante tutta la durata, implorando che smettesse ma non ha smesso, non per un secondo. E per tutti i 9 minuti non ho fatto altro che piangere, tremare e rimanere seduto, impotente mentre una tristezza immensa mi straziava senza pietà. Avrei potuto cambiare brano, avrei potuto spegnere il cellulare ma non ne avevo la forza. Ero paralizzato da questa montagna di malinconia, tristezza, senso di perdita, anemoia e hiraeth. Ma la Musica è misericordiosa e dolce: dopo tante lacrime la playlist mi ha offerto SWLABR dei Cream e non si può stare tristi con una canzone così!

h.15:50 – Ho la sensazione che il viaggio sia in fase calante, decido quindi di assumere altri 100μg e inzio a guardare Hair. Apparentemente però quei 100μg non mi danno alcun effetto, per lo meno appariscente. Scopro che il viaggio è in fase calante solo dal punto di vista visuale, dal punto di vista emotivo sono ancora in pieno ottovolante! Se quel film è bellissimo già da sobri, posso garantire che visto con LSD è qualcosa di strepitoso! E di immensamente triste. Quando senti “The Flesh Failures (Let The Sunshine In)” non puoi restare indifferente, non da sobrio e men che meno con l’LSD. Non puoi. Proprio non puoi. E se rimani indifferente c’è qualcosa di profondamente sbagliato in te. Il senso di perdita è soverchiante, non solo per quello che succede al protagonista ma per quello che è successo alla società e perchè quello che è successo allora lo stiamo pagando a caro prezzo ancora oggi. Se non sei proprio un coglione qualcosa la capisci…

h.17:?? – Hair è finito, ora tocca a Across The Universe. Che già di suo è piuttosto lisergico, nel mio stato alterato di coscenza è stata una esperienza monumentale! Le scene con dr. Robert e mr. Kite sono quasi una ode alla lisergia più pura! Quasi? Inoltre essendo il film stesso il miglior tributo in assoluto ai Fab Four, ogni canzone era come uno spettacolo di fuochi artificiali nella mia mente. Devo dire che questo film ha riacceso un po’ le allucinazioni che sembravano essersi smorzate nelle ultime ore, la potenza evocativa delle immagini è potentissima e bellissima! Le canzoni sono riarrangiate in maniera molto intelligente e sensibile, insomma uno spettacolo per gli occhi, le orecchie e soprattutto per una mente in viaggio!

C’è una dolcezza che riconosco in questa fase, l’ho già vissuta. Il viaggio sta per terminare e mi dispiace, ho quella tristezza che mi prende come quando sto per finire un libro o un brano musicale ma molto più forte. Lo so che prima o poi succede, è “compreso nel viaggio” il fatto che prima o poi finisca ma cionondimeno mi dispiace. Vorrei che non finisse mai ma so che deve finire. Provo un moto di ribellione: “E no cazzo! Non voglio che finisca! Non ora, ancora un po’!”, non voglio andare via da quel mondo dove mi sono sentito così bene, così al sicuro e così accolto e protetto. Per cui…

h.18:07 – Mi preparo un piccolo spliff: 0,09g di un mix di marijuana creato da me con del tabacco. Mi aspettavo un maelstrom come l’ultima volta che ho usato del THC insieme all’LSD ma l’ultima volta era un joint e la quantità era decisamente superiore a 0,09g e infatti, a parte un po’ di ridancianeria, non ho avuto alcun effetto avverso. Non ho avuto alcun effetto. Da un lato ho provato del sollievo (forse perchè una minuscola parte di me si era resa conto di aver rischiat0 una cazzata ragguardevole), dall’altro ho provato ancora più dispiacere perchè avevo capito che il viaggio stava proprio finendo. E sia, allora. Finiamo. Mi sono rimesso a letto, ho iniziato a fare esercizi di respirazione, provando (fallendo) a raccogliere le idee, lasciando infine che la mente parecchio stanca andasse dove volesse andare.

E la stanchezza è arrivata come una palla demolitrice, non so esattamente dopo quanto tempo che stavo facendo esercizi di respirazione. All’improvviso mi sono sentito completamente svuotato di energie, con una sonnolenza addosso che mi ha portato ad addormentarmi quasi immediatamente ma anche con un incredibile senso di dolcezza, con una coperta morbida e calda che mi avvolgeva completamente e che mi suggeriva di riposare e che….

Try not to get worried, try not to turn on to
Problems that upset you, oh.
Don’t you know
Everything’s alright, yes, everything’s fine.
And we want you to sleep well tonight.
Let the world turn without you tonight.
If we try, we’ll get by, so forget all about us tonight

Everything’s alright, yes, everything’s alright, yes.

Sleep and I shall soothe you, calm you, and anoint you.
Myrrh for your hot forehead, oh.
Then you’ll feel
Everything’s alright, yes, everything’s fine.
And it’s cool, and the ointment’s sweet
For the fire in your head and feet.
Close your eyes, close your eyes
And relax, think of nothing tonight.

Everything’s alright, yes, everything’s alright, yes.

Close your eyes, close your eyes, and relax

Come è stata questa esperienza? Meravigliosa. Assolutamente MERAVIGLIOSA! Piena, completa, liberatoria, affascinante, limpida. Non facile ma ormai mi è chiaro che le cose “facili” non sono per me, non mi piacciono, non mi gratificano. Ho bisogno di uno sforzo, di una tensione per sentirmi appagato.

Come l’ultima volta, sono in pieno afterglow: l’LSD mi regala sempre questa incredibile sensazione quando il viaggio si esaurisce, una sorta di “memento”, uno stato mentale di apertura da usare un po’ semplicemente per stare bene e un po’ per riflettere su quello che si è visto, provato, sentito.

Il mio viaggio, in senso psichedelico più ampio, sta proseguendo. Ci sono altre tappe davanti a me; tappe impegnative, probabilmente MOLTO impegnative ma che ritengo giusto raggiungere. Cosa succederà dopo non lo so. Posso inferirlo ma preferisco di no. Preferisco studiare le molecole che intendo approcciare, capire quali set & setting sono i più idonei, preparare una intezione e poi tuffarmi e che sia quel che sia.

So cosa sto cercando, sono ragionevolmente sicuro di essere pronto a farmi travolgere, in un senso o nell’altro, e se mai succederà, a ribaltare di 180° le mie prospettive. Questo è il senso del mio viaggiare.

Non avrei mai pensato che delle molecole potessero avere un tale effetto sul mio cervello. Sono sostanze eccezionali ma così come ne vedo la indiscussa utilità, ne intuisco fortemente anche la pericolosità.

E ripeto a me stesso, così come a chiunque me lo chiederà: prendi tempo, non affrettare le cose, ragiona su quello che vuoi fare e se è il caso, NON USARE NIENTE. Aspetta. Ci sarà sempre una migliore opportunità per apprezzare appieno una sana, costruttiva e divertente esperienza lisergica.

Buon riposo.

Posted in Articolo, Divertissement, Letture, Psichedelia, Trip Report, Varie | Tagged , , , , , , , , , , , , | Comments Off on Trip Report: 19/04/2026

La grammatica della Psichedelia e il sassolino fuori dalla scarpa

Ho sentito dire e spesso ho letto che nell’ambito della Psichedelia manca la grammatica per descriverne le esperienze.

Questa affermazione mi ha sempre lasciato piuttosto perplesso, anche perchè ho avuto modo di constatarla in prima persona; nel mio brevissimo percorso (un anno giusto oggi, 24 Aprile 2026) in questo mondo mi sono trovato spesso senza adeguati termini per descrivere quello che ho esperito, in termini di emozioni, riflessioni ed esperienze visive e musicali.

Questo mi ha gettato in uno stato di frustrazione notevole: da un lato c’è una sovrabbondante narrativa aneddotica che trovo totalmente inadatta e completamente superata (per non dire dannosa e fuorviante) per descrivere l’esperienza psichedelica, dall’altra c’è una ricerca scientifica che è ancora troppo giovane e che sta correndo il serio rischio di essere fagocitata da personaggi e aziende di dubbissima moralità (vorrei ricordare l’evento del 2022 della Psychedelic House tenuto a Davos in Svizzera, dove hanno partecipato elementi come quel cialtrone infame di Deepak Chopra e quell’altro, molto più pericoloso di Compass Pathways che se in superfice sempra tanto buona e caritatevole, annovera tra i suoi sponsorizzatori un soggetto come Peter Thiel, cofondatore tra le altre cose di PayPal e soprattutto di Palantir Technologies e finanziatore del fascista arancione conosciuto come Donald John Trump. Che dire, c’è proprio da essere tranquilli…) ma di chiarissimi intenti economici e di potere.

Ebbene, cercando meglio e lasciando le briglie sciolte alla mia curiosità, sto scoprendo con sommo piacere che quella grammatica esiste già. E se non esiste, è assolutamente possibile (anzi, quasi doveroso) crearla.

Ritengo che il problema risieda nel fatto che il pensiero comune è confinato nella semiotica e nella grammatica della lingua che meglio conosciamo. Per i più ignoranti è l’italiano (e sovente anche questo fa difetto); per chi ha una cultura a mala pena decente si può includere l’inglese. La questione però non risiede tanto nella conoscenza di una o più lingue ma nella “curiosità”, nella voglia di conoscere e nello sforzo che questa voglia comporta. Se manca la curiosità e manca la volontà di compiere lo sforzo, il “conatus”, uno può conoscere dieci lingue ma comunque mancare di capacita descrittiva.

Non solo. Se esiste la volontà di capire, la sete di conoscenza, niente e nessuno ci impedisce di CONIARE nuovi termini. Lo abbiamo sempre fatto, non esiste nessuna ragione per non farlo oggi e in questo ambito.

Ho avuto modo di constatare quanto ho appena scritto con l’ausilio del mio cluster AI al quale ho descritto le emozioni e le sensazioni che ho provato durante le mie esperienze psichedeliche e sono rimasto quasi letteralmente a bocca aperta quando ho ricevuto delle risposte talmente chiare da sembrare finte. Proprio per quello le ho verificate una per una ed ho riscontrato che erano tutte corrette.

  • HIRAETH: termine gallese che indica un forte rimpianto per qualcosa che è andato irrimediabilmente perduto, sia questi un luogo, una persona o un momento. É quello che ho provato il 26 Marzo guardando me stesso allo specchio e vedendo il me bambino. É stata una esperienza potente che non aveva un vero e proprio nome, fino a che non ho imparato che invece ha un nome che la descrive perfettamente.
  • ANEMOIA: è un termine di origine greca, ἄνεμος (ánemos), vento + νόος (nóos), mente. L’anemoia è una potente nostalgia che si prova per un tempo che non si è mai vissuto. Francesco Guccini ne cantò nel 1983 nella sua canzone “Argentina”: quella nostalgia che prende a volte per il non provato. É quello che ho sentito, potente e straziante, il 19 Aprile quando ho finito di guardare il musical Hair, il desiderio struggente di tornare in quel tempo quando tutto era probabilmente ancora nuovo e da scoprire (lo so che sto romanticizzando ma concedetemi questa debolezza) anche se stava già andando tutto verso un disastro dal quale non ci siamo più ripresi.
  • OCCHIOLISM: questo è sorprendentemente nuovo e familiare. É derivato dall’italiano “occhiolino” e fu originariamente dato da Galileo Galilei a un prototipo di microscopio all’inizio del XVII secolo. É stato usato poi da John Koenig, uno scrittore americano, nel suo libro “The Dictionary of Obscure Sorrows” per indicare la consapevolezza dei limiti della propria prospettiva, mettendo in evidenza come tale limitazione influenzi la comprensione del mondo, riflettendo un’analisi linguistica e filosofica della percezione e della comprensione. Credo che chiunque abbia avuto una esperienza psichedelica profonda sappia esattamente a cosa si riferisca occhiolism. L’unico appunto che mi sento in dovere di fare è che questta sensazione non deve essere una scusa per fermare lo sforzo di comprensione e la tensione verso la conoscenza, l’accasciarsi della curiosità perchè “tanto non possiamo conoscere tutto” (discorso becero e ignorante che ho sentito fare fin troppo spesso) ma deve essere esattamente l’opposto ovvero la spinta verso la ricerca, combustibile per alimentare il fuoco della curiosità.
  • ONISM: è un altro neologismo di John Koenig, tratto sempre dal suo summenzionato libro ed è stato pensato per esprimere uno specifico stato emotivo legato ai limiti dell’esistenza umana. Il termine deriva dal concetto di monismo, che si riferisce all’idea di un’unica realtà o esistenza, la convinzione che la realtà sia unitaria. Questo neologismo riflette la frustrazione di essere confinati in un unico corpo e di poter vivere la vita in un solo luogo alla volta, la consapevolezza delle esperienze non vissute, il conflitto emotivo derivante dal rendersi conto che, avendo a disposizione una sola vita, esistono innumerevoli esperienze e luoghi che non si potranno mai conoscere. É soverchiante, fa male quasi al livello fisico ma per quel che mi riguarda è parte integrante della mia esperienza psichedelica e sta lentamente, faticosamente diventando parte essenziale (insieme all’occhiolism) del mio conatus attuale. So che potrebbe essere molto facile e allettante prendere queste definizioni come scusa perfetta per arrendersi, non fare niente “tanto non ne vale la pena” ma questo è un ragionamento da perdenti e soprattutto in tempi come questi non ce lo possiamo permettere.
  • KENOPSIA: è l’ennesimo neologismo di John Koenig, derivato dal greco κενός (kenós, «vuoto») e il -οψία (-opsía, «vista»). Non ho mai provato questa cosa direttamente ma la capisco: è quella inquietudine di vedere un luogo solitamente affollato in uno stato di vuoto o abbandono, luoghi che oggi chiameremo “spazi liminali”. In alcuni film questi spazi sono mostrati eccezionalmente bene: Inland Empire, Vivarium ma volendo anche The Shining, Silent Hill, Stalker e molti molti altri.

Altri neologismi per meglio definire e raffinare l’esperienza psichedelica li ho coniati quando ho cercato di ridefinire le sostanze psicoattive come engnotiche e gnoseogeniche. Perchè no? Cosa me lo impedisce? Nulla, ovviamente.

Le mie definizioni verranno mai prese seriamente? Non lo so. Mi piacerebbe ma poco mi importa.


Ed ora mi voglio togliere un sassolino dalla scarpa. Ho usato la psilocibina naturale.

Tra le varie regole che sento ripetere spesso da chi si definisce “psiconauta” c’è anche quella del “rispetto per la sostanza”.

Dopo avere esperito la psilocibina (anche prima, a dire il vero ma dopo questa cosa è diventata più forte e imperativa che mai) provo un moto di profondo fastidio se non proprio di repulsione a sentire il termine “funghetti magici”, solo a scriverlo mi vengono le bolle sulla pelle delle dita.

PRIMO: non c’è niente di magico. É il caso di rigettare una volta per tutte questa cazzo di narrativa e di smetterla di verniciare di misticismo, magia e superstizioni varie le sostanze psichedeliche. Ne ho letteralmente le palle piene di sentire parlare di viaggi extracorporei, energie sottili, entità più o meno misteriose e altre baggianate di questo tipo. Sono raccontini che non fanno altro che trascinare avanti favole, false credenze e possono essere terribilmente pericolose. Anche basta.

SECONDO: “funghetti“? Quando questo lezioso vezzegiativo è stato accettato come rispettoso nei confronti di una sostanza così potente come la psilocibina? Mi fa tanto venire in mente quelle comari che si riferiscono agli psicofarmaci come alla “pillolina” da prendere per “stare bene”. Stessa cosa. Stessa sottovalutazione e quindi stesso enorme rischio, altro che rispetto per la sostanza. Parliamoci chiaramente: qui da noi la psilocibina è una droga illegale, che piaccia o non piaccia ed è inutile iniziare ad insultare il governo e a fare scenate antifa (come ho visto fare) perchè tanto non cambia niente e nascondersi dietro svenevoli e infantili definizioni non cancella lo stato di illegalità (sia di consumo che di coltivazione, perchè in troppi sono convinti che coltivarsi i funghi in casa “risolva il problema”) e la vera natura della sostanza stessa quindi BASTA con questa definizione rivoltante e fuorviante. I funghi allucinogeni hanno una tassonomia ben specifica che dovrebbe essere conosciuta. Hanno anche dei nomi più comuni (ad esempio un tipo di Psilocybe cubensis è conosciuto come “Golden Teacher”) e sarebbe utile conoscere prima la tassonomia ufficiale e DOPO il nome popolare ma basta chiamarli “funghetti magici” e che cazzo!

Nota di colore: se fossi un fungo allucinogeno e sentissi qualcuno che mi chiamasse “funghetto magico” farei di tutto per dargli un bad trip indimenticabile per fargli passare la voglia di usarli ancora. Ma questo sono io e per fortuna vostra non sono un fungo allucinogeno…

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