
Bicycle Day

Bicycle Day
Ho voluto compiere un veloce studio su scienziati e filosofi contemporanei che hanno usato sostanze psichedeliche o marijuana. Da questo studio ho escluso personaggi che sono legati esclusivamente a queste sostanze (personaggi come Albert Hofmann, Terence Kemp McKenna, y, Laura Ann Shulgin, Alexander Theodore “Sasha” Shulgin) e personaggi sui quali non esistono evidenze solide e comprovate ma solo aneddotiche.
I risultati sono interessanti, specialmente nelle conclusioni.
These fail the “solid evidence” threshold:
Core (highest confidence):
Extended (still acceptable with slightly looser criteria):
Across this filtered group, a few non-trivial patterns emerge:
La mia relazione con la Special K è un po’ complessa e non credo che continuerà. L’ho provata, non mi ha entusiasmato per niente e se la paragono ad altre sostanze non regge il confronto.
Andiamo con ordine.
17/03/2026 – La mia prima Special K. Ero davvero teso, non mi piace l’idea di “sniffare”, mi mette in agitazione, mi sa di “sporco”, molto probabilmente perchè lego quell’attività all’assunzione di cocaina (so bene che ketamina e cocaina sono due bestie diverse ma pur sempre due bestie sono). In ogni caso, dopo settimane di attesa e preparazione sentivo che era arrivato il momento.
Ero talmente nervoso che mi sono pure dimenticato di registrare l’orario di assunzione. Dopo avere polverizzato i cristalli a furia di mortaio e pestello per circa un paio di minuti, ho preparato la striscia. Cribbio, mi sentivo troppo un cocainomane. Pessima pessima sensazione. Ho tolto la cartuccia di inchiostro da una penna a sfera Bic Cristal ed ho usato il fusto esagonale trasparente per aspirare la polvere nel naso.
L’idea di usare una banconota arrotolata mi sembrava, oltre che tremendamente poco igienico, anche eccessivamente da fattone quindi no, non l’ho neanche presa in considerazione.
Avevo preparato 47mg di Special K (calcolati con un sito apposito) che ho aspirato, con la mano che mi tremava e mi sono immediatamente scaraventato a letto, prima che qualsiasi effetto potesse salire (avevo letto che i primi effetti si possono sentire già dopo i primi cinque minuti). Ed ho aspettato. E aspettato. E aspettato.
E non è successo niente di niente. FORSE mi sono sentito un pochino più rallentato ma non so dire se era un placebo o era la molecola che faceva effetto. Ammetto che ho provato un notevole sollievo ma anche un discreto disappunto. Era questa la famosa Special K? Mi pareva una colossale fregatura. Ma il sollievo era più forte.
27/03/2026 – La mia seconda Special K. Visto che comunque sapevo che la Special K da parecchi effetti, ero ragionevolmente sicuro che avessi sottodosato la mia prima volta. Alle ore 18,41 mi preparo per la seconda prova, questa volta con 76mg. Ero meno teso rispetto la prima volta ma comunque teso. Stesso rituale, Bic Cristal e via. Questa volta mi è scivolato un po’ di muco nasale in gola e cazzo se fa schifo! La gola mi si è riempita di un sapore completamente chimico; sapevo che poteva succedere quindi ho tenuto la testa reclinata un po’ in avanti e mi sono rimesso a letto. Questa volta qualcosa è successo; una specie di torpore mi ha preso tutto il corpo, una sorta di calore che non era del tutto spiacevole ma era solo quello: calore torpido, nessuna voglia di muovermi, nessuno stimolo emotivo, nessuna Musica Interna, nessuna gioia, nessuna tristezza, nessuna emozione. Mi sono sentito… Ingannato? Cosa ha di bello questa sostanza per cui così tanti la usano e abusano? Eppure i trip report che ho letto parlavano anche di esperienze eidetiche. Avevo sbagliato ancora qualcosa? Alle 19,55 quel poco che era iniziato era tutto finito. Dire che fossi perplesso non rende l’idea. Non riuscivo a capire quale fosse l’appeal di una sostanza che fondamentalmente ti spegne e basta.
12/04/2026 – La mia terza e quasi sicuramente ultima Special K. Ok, quel demone che mi porto dentro non mi ha lasciato stare. Volevo capire cosa cazzo fosse questa Special K perchè qualcosa dentro di me mi stava dicendo che, per qualche motivo, non avevo ancora esperito veramente la molecola. Quindi ho ricominciato il rituale: polverizzazione, Bic Cristal e via a letto. Questa volta con 103mg. Questa volta l’effetto l’ho sentito eccome. Dopo circa 6 minuti ho iniziato a sentire un forte torpore in tutto il corpo. Ammetto che era anche piacevole, una mollezza negli arti che mi invitava ad “appitonarmi” sotto le coperte, a cercare caldo e buio che è quello che ho fatto. Dopo un po’ di tempo ho sentito il bisogno di urinare e quando ho tentato di alzarmi… Il mondo era in sordina. Tutto era in sordina.
In passato mi hanno somministrato anestetici come la carbocaina come anestetico locale per piccoli interventi chirurgici e il Fentanest come anestetico per un intervento piuttosto importante che ho subito intorno al 2015.
Nel 2006 ebbi un incidente piuttosto grave dove mi fratturai il gomito sinistro (con conseguenze che subisco ancora oggi) e i medici mi somministrarono il Tramadolo per alleviare il dolore intenso che stavo provando.
Conosco quindi gli effetti di potenti analgesici e anestetici.
Bene, quando ho tentato di alzarmi dal letto mi sono sentito come se tutto il corpo fosse imbottito di carbocaina. La propriocezione era andata a farsi fottere. Il tatto era quasi del tutto silenziato, non sentivo il pavimento sotto i piedi, non sentivo il tessuto dei vestiti sulla pelle. Mi chiedo come mai sentissi l’urgenza di urinare visto che a parte quella non provavo assolutamente nient’altro. Sono andato a urinare ma è stato di una difficoltà pazzesca. La cosa preoccupante è che non avevo più neanche paura. Ero, letteralmente, completamente spento. E io “senza la mia paura mi fido poco“.
Era tutto spento. Il rumore esterno, certo. Ma anche le mie emozioni. I miei pensieri. Non provavo niente. Se da un lato riconosco che c’è stata una certa piacevolezza “analgesica”, dall’altro è stata una esperienza orribile. Non è quello che voglio da una sostanza anzi, è esattamente l’opposto.
Mentre l’LSD, la 4-PrO-MET ma anche il Salvinorin A e il THC mi accendono emozioni, colori, forme e soprattutto Musica; mi offrono la direzione per comprensioni che poi tengo con me durante il ritorno; mi sbattono in faccia le cose che voglio vedere e quelle che non voglio vedere facendomi sentire vivo, questa sostanza mi ha spento e non mi piace, non mi piace per un cazzo.
Ho provato un horror vacui terribile, tentavo disperatamente di colmare quel vuoto senza riuscirci. Cercavo di ribellarmi a quell’anestesia che non mi aspettavo e che non volevo ma senza riuscirci e la cosa drammatica è che non riuscivo neanche ad avere paura di quello stato e questo ha fatto scattare un miliardo di allarmi quando l’effetto della sostanza è finito.
Decisamente la ketamina non è una sostanza per me. Non capisco, inoltre, tutto questo fascino che la circonda. Non riesco a capire cosa ci sia di bello nello spegnersi in quel modo, nel perdersi in quel buio sensoriale ed emotivo che non offre nulla, che non mi sa di vitale e psichedelico ma di assenza totale, di vuoto sterile, nebbia grigia.
Vedo questa molecola come l’epitome dell’isolamento non solo dal mondo esterno ma anche, drammaticamente, da se stessi e dal proprio mondo interno; mentre in contrasto vedo le sostanze “lisergiche” come il sole caldo, la Musica, la travolgente emotività e il senso di pace cosmica, tutte sensazioni che permangono anche dopo. L’LSD ha il suo afterglow meraviglioso, la ketamina no. Ha solo ottundimento, isolamento, privazione sensoriale ed emotiva.
La ketamina non mi ha riportato a casa, mi ha letteralmente abbandonato in mezzo alla strada. Al buio.
No, non sto cercando questo. Non ho bisogno di questo.
L’ho provata, me lo dovevo. Ora so che non è la mia cosa. Anche questo fa parte del mio percorso. In futuro non ripeterò esperienze come questa perchè è stata troppo lontana dalla mia personalissima idea di Psichedelia.
In base alla mia esperienza, le sostanze psichedeliche hanno rafforzato la mia posizione neoatea.
Soprattutto dopo la mia esperienza più recente con la psilocibina.
Per quanto riguarda ciò che è successo, diciamo solo che ho sempre considerato le sostanze psichedeliche da una prospettiva laica.
Non ho mai creduto, nemmeno per un secondo – nemmeno prima di iniziare a prendere sostanze psichedeliche – alle storie sui “elfi delle macchine”, su “entità” più o meno spirituali o a narrazioni simili. E ho sentito e letto cose che vanno davvero oltre ogni logica razionale e sensata ben prima ancora di iniziare a usarle.
Ho sempre considerato queste sostanze per quello che sono: molecole progettate per tenere a bada i parassiti delle piante che le producono.
Non c’è dubbio che abbiano effetti potenti sul nostro cervello, ovviamente; e non c’è dubbio (perché ci sono studi scientifici sull’argomento) che possano, in qualche modo, essere usate come medicine, nei contesti giusti e alle dosi giuste.
E non c’è dubbio che lavorare con quelle molecole possa essere molto divertente!
Date queste premesse, le mie esperienze con loro mi hanno fornito molte intuizioni, numerosi spunti di riflessione – idee che, ovviamente, ho approfondito e fatto mie da sobrio, ma che hanno avuto origine nei miei stati mentali alterati.
Eppure, in ogni occasione, non ho mai sentito il minimo impulso spirituale; non ho mai sperimentato alcun tipo di epifania religiosa. Né, quando vedevo certe figure (o entità, come la maggioranza ama chiamarle), le percepivo come “guide spirituali”, o come potenziali amici, o come potenziali minacce. Erano allucinazioni, e questo è tutto.
Ciò che ho invece vissuto come autentico e che ho integrato (e sto cercando di integrare) nella mia quotidianità sono certe intuizioni, certe emozioni (come un senso molto dolce e caldo di “ritorno a casa”, come descritto anche da Ann Shulgin; come il mio amore quasi incondizionato per la Musica) e molte riflessioni profondamente personali che non hanno nulla a che vedere con la religione, la spiritualità o varie forme di misticismo.
Queste riflessioni mi hanno davvero aiutato a comprendere certi eventi del mio passato, mi hanno aiutato ad apprezzare più pienamente alcuni aspetti del mio presente e mi hanno aiutato a liberarmi da alcuni fardelli che mi portavo dietro da troppo tempo. Senza alcun dio, spirito, entità o quant’altro nei paraggi.
Ero un neoateo prima, sono un neoateo adesso. Non che avessi bisogno delle sostanze psichedeliche per confermare la mia visione, ma è stato piuttosto divertente vedere quanto fosse vero che queste sostanze portano semplicemente alla luce le convinzioni preesistenti di una persona, non importa quanto profondamente siano sepolte nel nostro inconscio.
Una frase che amo ripetere è: “Allora, se tutte le tue esperienze mistiche sono vere, perché la mia esperienza laica non lo è?”
Vorrei parlarvi di due figure, due giganti del nostro tempo, Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer.
Due figure che dovrebbero essere un faro per tutti coloro che credono in determinati valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia.
Partiamo da Antonio Gramsci, dovreste conoscerlo tutti (ma ne dubito), è stato un politico italiano. Nel 1921 fonda il Partito Comunista d’Italia con Umberto Terracini, che poi è stato il presidente dell’Assemblea costituente che dal ’46 alla fine del ’47 ha stilato la nostra Costituzione.
Antonio Gramsci ed Enrico Berlinguer erano accomunati da valori di sinistra, ma soprattutto da un orizzonte che voleva escludere coloro che non partecipano attivamente alla vita sociale, politica ed economica del proprio paese, coloro che sono definiti gli indifferenti. C’è una raccolta di iscritti importanti di Antonio Gramsci che si intitola proprio così: “Odio gli indifferenti“, sono parole del 1917.
Antonio Gramsci si scaglia contro gli indifferenti perché diventano più colpevoli di chi prende posizione. Un po’ come gli ignavi descritti da Dante nell’anticamera dell’inferno. Sono coloro che non stettero né con i ribelli a Dio, né con quelli vicino a Dio, né con quelli ribelli al re, né con quelli vicino al re. Sono quelli che se ne sono lavate le mani, che non si sono impegnati, che non hanno speso attivamente la forza di cittadinanza attiva che dovrebbe abitare tutti noi dal momento che costituiamo una comunità.
Però vorrei leggervi alcune parole di Antonio Gramsci per dirvi quanto ancora siano attuali. Lui fonda il Partito Comunista d’Italia nel 1921, nel 1924 ne diventa il segretario. Poi verrà arrestato dal regime fascista. La sua salute si deteriorerà in carcere. Le famose lettere del carcere di Gramsci sono uno specchio di di civiltà, di senso civico, di senso sociale dell’abitare la comunità, quella comunità teorizzata da Jean Jacques Rosseau.
Le parole di Antonio Gramsci che più di tutti riescono a essere presenti, ad essere un classico, a parlarci ancora nel nostro tempo. Sono parole sulle quali dovremmo riflettere anche nel nostro tempo, anche sugli ultimi accadimenti. Pensiamo al referendum fortunatamente vinto dal no per la riforma costituzionale e a tutti coloro che se ne sono un po’ lavate le mani.
“Odio gli indifferenti“, scriveva Antonio Gramsci. “Vivere vuol dire essere partigiani“. Questa è una frase famosissima di Gramshi. E ancora “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Per questo odio gli indifferenti“. Un verbo forte odiare. “Odio gli indifferenti perché col loro parassitismo, col loro declinare ogni scelta del nostro vivere sociale ad altri, eh fanno un danno, fanno un danno forse maggiore di chi prende posizione, anche se la prende dall’altra parte“.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia, opera passivamente, ma opera.
È la fatalità.
È ciò su cui non si può più contare.
L’indifferenza è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti, coloro che non prendono posizione rovesciano i piani più di coloro che vogliono distruggere i piani che mirano a un orizzonte sociale degno di questo nome.
Gramsci parla di assenteismo.
L’assenteismo, l’astensionismo oggi alle elezioni all’ultimo referendum è stata una buona affluenza, il 59%.
Ma se pensiamo quel 2 giugno del 1946 hanno votato l’89% degli aventi diritti.
Gramsci parla di assentismo come forma di indifferenza e dei tanti fatti della vita sociale che maturano nell’ombra.
“In poche mani, non sorvegliate da nessun controllo. I fatti sociali più importanti maturano all’ombra. Il potere le contraddice se stesso e non punta al bene comune, ma punta al bene e si arrocca in quella turris burnea e burnea che si è costruito proprio in questo modo“.
“Mani che tessono“, diceva lui, “la tela della vita collettiva e che la massa ignora perché non se ne preoccupa“. La massa ignora perché non se ne preoccupa.
Essere cittadini attivi vuol dire informarsi, vuol dire avere una coscienza di quello che accade nella propria collettività e vuol dire avere un attenzione particolare per ciò che fa il potere, che deve essere lì demandato da noi, sono i nostri rappresentanti che devono fare il bene della collettività.
Per questo Antonio Gramsci usa questo verbo fortissimo, li odia, odia coloro che non prendono posizione. Sono gli ignavi descritti da Dante e per i quali Virgilio usa la famosa frase “non ragioniam di loro, ma guarda e passa“. Non sono neanche degni dell’inferno.
Sono stati ripudiati da Dio, ma anche ripudiati dal diavolo che non li vuole all’inferno, perché farebbero risultare coloro che han commesso dei peccati migliori di quello che non sono. E Dante ce lo dice chiaro e tondo con delle strofe straordinarie: “Coloro che vissero senza infamia e senza lodo“.
Sentite qua. «Caccianli i ciel per non esser men belli, né lo profondo inferno li riceve, ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli»
I cieli li cacciarono per non perdere bellezza, Ne l’inferno li accoglie nelle sue profondità, poiché i dannati potrebbero ricevere gloria dalla loro presenza.
I dannati ricevono gloria dalla presenza degli ignavi, dalla presenza degli indifferenti, dalla presenza di chi non partecipa attivamente, che non vuol dire iscriversi a un partito politico, vuol dire compiere delle azioni politiche.
Ogni nostra azione quotidiana è un’azione politica. Poi c’è anche il nostro impegno che è necessario, non soltanto quando ci sono le elezioni, quando ci sono i referendum, il nostro impegno sociale, cioè far sì che i nostri atteggiamenti siano atteggiamenti etici, ossia che non facciano solo il bene nostro, ma il bene della comunità in cui viviamo.
Antonio Gramsci passò alla storia per una frase famosissima: il pessimismo della ragione, l’ottimismo della volontà.
Ed è una frase che ci dice tutto il pessimismo della ragione. Se noi vediamo i contesti sociali nei quali viviamo, siamo sempre pessimisti. Dobbiamo avere l’ottimismo della ragione. Ma quell’ottimismo non deve essere un ottimismo vano, deve essere un ottimismo che è fondato sulla capacità, sul libero arbitrio, sulla maturità critica di ogni persona di fare scelte che abbiano che siano affiancate da questa parolina che ormai è andata in disuso, etiche, parole ed azioni etiche.
E cosa lo unisce ad Enrico Berlinguer? Enrico Berlinguer, naturalmente condannava agli indifferenti, chi non partecipava alla vita politica, ma soprattutto l’indifferenza verso quello che stavano diventando i partiti politici. Partiti politici che nel suo dire, nella famosa intervista che rilasciò Eugenio Scalfari sulla famosa questione morale, li descriveva perfettamente.
Siamo nel 1981, sembra che descriveva i partiti di oggi e leggete come li descriveva Enrico Berlinguer. E anche questo ha a che fare con l’indifferenza, perché noi siamo parte costitutiva dei rappresentanti politici, noi siamo parte costitutiva dei partiti politici che hanno preso una deriva che Berlinguer aveva preconizzato nel 1981, più di 45 anni fa.
Dice Enrico Berlinguer a Eugenio Scalfari: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela. Scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società. Non conoscono i reali problemi della società e se li conoscono li conoscono in modo mistificato. Idee, ideali, programmi, pochi e vaghi“.
Qui è durissimo Berlinguer: “Sentimenti e passione civile zero“.
Sentimenti e passione civile zero.
É Il 28 luglio 1981. Sono parole adeguate: “gestiscono interessi i partiti, invece di gestire la cosa pubblica, gestiscono interessi i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti. Non conoscono i bisogni della società, non conoscono la società in cui vivono.Quando si arriva al palazzo si perde l’orientamento, si perde quell’orizzonte che è uno e unico quando svolgi un’attività politica attivamente. L’unico orizzonte possibile è la cancellazione delle diseguaglianze.”
Far sì che il destino beffardo che fa sì che un bambino nasca in una famiglia sfortunata e abbia un orizzonte ristretto e l’altro bambino nasce nella famiglia fortunata e ha un orizzonte sterminato.
Ecco dove davvero si deve intromettere la politica in virtù di quello che dice la Costituzione, compito della Repubblica, rimuovere gli ostacoli di carattere sociale ed economico che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.
E chiude Enrico Berlinguer, “oppure distorcendoli senza perseguire il bene comune“. La lapide di Enrico Berlinguer, senza perseguire il bene comune. Questo stavano diventando i partiti.
Non lo diceva solo ai partiti avversari, lo diceva anche al suo partito e quindi gli eredi di quella cultura politica, se ancora esistono, dovrebbero riflettere molto su questa cosa.
E dovreste rifletterci tutti quanti.
Ammesso che qualcuno, in questo “benedetto, assurdo bel paese” sia ancora in grado di riflettere.
Non devi credere a tutto ciò che pensi o pensi di pensare. Questo vale nella vita di tutti i giorni e ancor più per le “intuizioni” che si hanno sotto l’effetto di sostanze psichedeliche.
Le sostanze psichedeliche non sono una droga da festa o da confraternita. È come se un uomo delle caverne usasse un microscopio come martello. Se abusi di uno strumento, non stupirti se alla fine ti ritroverai solo con pezzi rotti e brutti ricordi.
Aggiornata alla data odierna, è sempre un lavoro in corso!
In rigoroso ordine di esecuzione per un totale di 41 ore e 49 minuiti ininterrotti!
Alla fine ho fatto conoscenza con Polly, ovvero con la psilocibina. É stata una esperienza complessa, sotto alcuni punti di vista inaspettata. Partiamo dai dati tecnici.
Alle ore 12,11 del 26 Marzo 2026 ho assunto 5,13g di Golden Teacher (Psilocybe cubensis) disidratato e polverizzato a mano in un mortaio. Il quantitativo iniziale era di 5,35g di funghi.
Alla polvere ho aggiunto 44,87g di succo di limone e 3 gocce di ciclammato di sodio, saccarina sodica, sucralato e sorbato di potassio (dolcificante) per un totale di circa 50g di composto.
Per 5,13 g di P. cubensis essiccato, la mia stima prudenziale relativa alla sola psilocibina è di circa 26–51 mg, con un intervallo centrale compreso tra 35 e 40 mg. Gli studi pubblicati sottolineano inoltre che il contenuto di alcaloidi del P. cubensis varia notevolmente da un campione all’altro a causa di fattori quali la genetica, le condizioni di coltivazione, il grado di maturazione e la manipolazione post-raccolta.
Un modello astratto utile a capire quanta psilocibina ho assunto è il seguente:
Per campione da 5,13 g, un modello conservativo a tre punti è:
Ciò significa che la dose del campione è già pari a circa 1,0–2,0 volte quella di una sessione clinica standard con 25 mg di psilocibina, dato che 25 mg è una dose fissa comunemente utilizzata negli studi clinici moderni e rappresenta in genere il punto di riferimento clinico più forte rispetto ai 10 mg.
La seconda incertezza è che dosi uguali in milligrammi non producono esperienze identiche a seconda delle persone o del contesto. Una meta-analisi dose-risposta dimostra che l’aumento della dose di psilocibina è associato a alterazioni percettive più intense e a effetti di tipo “dissoluzione dell’ego”, ma gli effetti ‘impegnativi’ non sono determinati esclusivamente dalla dose. Il contesto, le aspettative, la musica, la preparazione e il più ampio concetto di “set and setting” influenzano in modo determinante l’esperienza acuta.
Non si tratta di una previsione di ciò che proverebbe una singola persona. Si tratta piuttosto di un modello di incertezza di tipo scientifico relativo all’intensità prevista, che utilizza come quadro di riferimento la letteratura clinica relativa ai dosaggi da 10 mg e 25 mg.
Si tratta già di un dosaggio che si avvicina a quello clinico ad alto dosaggio, poiché è molto vicino a una dose sperimentale di 25 mg. In senso probabilistico generale, l’esito più probabile sarebbe di intensità forte piuttosto che lieve. È comunque possibile che l’effetto sia più debole del previsto, data l’ampia variabilità interindividuale, ma tale quantità non può essere considerata semplicemente come un’esposizione moderata.
Si tratta all’incirca di 1,4–1,6 volte una dose clinica di 25 mg. A quel livello, la distribuzione prevista si sposta ulteriormente verso effetti acuti molto intensi, con una probabilità notevolmente maggiore di cambiamenti percettivi marcati e di un’esperienza di sé alterata rispetto alla dose di 25 mg. L’esatta natura qualitativa varia comunque a seconda del contesto e della sensibilità individuale.
Si tratta di circa il doppio di una dose clinica da 25 mg. In un modello astratto, ciò fa sì che la distribuzione dei risultati si concentri ancora di più nella fascia di intensità molto elevata. A quel punto, l’incertezza è ancora presente, ma l’aspettativa centrale non è più quella di una «dose terapeutica standard»: è nettamente superiore.
| Psilocibina stimata | Rispetto alla dose clinica di 25 mg | Classe di intensità più probabile |
|---|---|---|
| ~26 mg | ~1.0× | Forte |
| ~35–40 mg | ~1.4–1.6× | Molto forte |
| ~51 mg | ~2.0× | Molto forte/ estremo |
Questa tabella è il risultato di un’inferenza basata sulla letteratura relativa alle dosi cliniche e sui dati relativi alla relazione dose-risposta, non una previsione misurata direttamente e specifica per i funghi.
Risolta la parte tecnica, passo a quella puramente esperienziale. Set & Setting erano chiari e ben curati, questa volta. Non ero totalmente a digiuno, avevo mangiato un po’ di pane (lievito madre integrale) ma niente di più nelle 12 ore precedenti. L’intenzione era semplice e l’avevo scritta a caratteri grandi e chiari su un foglio che ho appeso nello studio:
“MUSICA, SPIRITO”
Visto che la narrazione comune vuole che i “funghetti” (cazzo se odio questa definizione, secondo me manca completamente di rispetto nei confronti della sostanza ma procediamo…) siano più spirituali rispetto all’LSD, ho “chiesto” proprio quello: una esperienza spirituale. Come neo-ateo è una cosa che ritengo doveroso provare.
Sulla Musica neanche a discutere.
Il sapore del lemon tek mi è risultato particolarmente sgradevole, nonostante l’abbondante limone e il dolcificante ma me lo aspettavo quindi non sono stato a pensarci più di tanto. Ho ripulito il bicchiere con un po’ di acqua ed ho bevuto la rimanenza.
h. 12,31 – qualcosa ha iniziato a cambiare. Ho iniziato a vedere gli oggetti intorno a me che pulsavano e ho iniziato a provare un senso vago di pace e tranquillità.
h. 12,38 – ho iniziato a provare una discreta sonnolenza ed ho iniziato a sbadigliare parecchio, il che mi ha preoccupato perchè lo sbadiglio è il corpo che cerca ossigeno. Ho iniziato quindi a fare esercizi di respirazione, in particolare la box breathing technique.
h. 12,52 – ci sono. Il viaggio è iniziato. Mi sono infilato la mascherina ed ho fatto partire la Musica, questa volta una bella compilation di canzoni romantiche, ballate e lenti.
h. 13,00 – oh cazzo! Mi sento così morbido! La Musica ha preso una definizione incredibile e sta accendendo emozioni davvero potenti! Forse non è stata una brillante idea mettere su solo canzoni romantiche… Ma ormai sono in ballo.
h. 13,12 – mi sto rendendo conto di essere in pieno viaggio, vedo forme incredibili che spaziano dal geometrico assoluto all’organico con una soluzione di continuità che mi sembra sia impossibile che perfettamente naturale. L’altra sensazione potente che provo è quella di essere in controllo. So che suona assurdo ma ho la netta sensazione di poter dirigere io il viaggio. Una parte di me mi dice di stare attento, che potrebbe essere un inganno, un’altra parte di me è entusiasta all’idea ed è come se stessi prendendo la rincorsa per tuffarmi da un trampolino. Penso chiaramente AMEN, così sia!
Curiosamente, da quando ho preso la decisione di tuffarmi, è come se il mondo fosse esploso. Il caleidoscopio di colori nei miei occhi, nel mio cervello è qualcosa di meraviglioso, ancora una volta fluttuante tra l’organico e il geometrico, vedo chiaramente strutture rigorosamente definite che si liquefano in figure più morbide, marcatamente organiche. Fili di luce che tessono forme simili a ragnatele luminose, pilastri fatti di piastrelle di neon. E tra le varie forme inizio ad intravedere un teschio che sembra fatto di ossidiana con gli occhi di rubino, luminosi.
Sono incuriosito, il teschio sembra giocare a nascondino, a volte sembra guardarmi, a volte sembra fuggire da me. Non sono spaventato, tutt’altro. Sono realmente incuriosito, mi chiedo cosa ci faccia qui. La Musica, per un certo momento, ha perso significato. Non è che non la sento più: la sento ma ho trasceso il significato, sono oltre la Musica.
h. 15,06 – non mi sono neanche reso conto che è passato così tanto tempo. Ho l’urgenza di rollarmi una sigaretta e lo faccio. Il tabacco ha un sapore nuovo, non particolarmente spiacevole ma neanche particolarmente buono. Mi chiedo come abbia fatto a registrare l’orario e come abbia fatto a rollarmi la sigaretta.
h. ??,?? – ora sta succedendo la cosa più bizzarra di tutte, quella che mai mi sarei aspettato. Inizio a parlare ad alta voce. A me stesso. Ho una curiosa sensazione, come se ci fossero due me nel mio cervello, uno che ha bisogno di parlare e uno che ha bisogno di ascoltare. Parlo davvero tanto, e scrivo davvero tanto ma la voce non è la mia. É una voce quieta, tenue, quasi sussurrata. Ma quello che dice/dico è una doccia fredda. Alcune cose sono riuscito a scriverle, altre no e le ho dimenticate, purtroppo.
h. 15,42 – “A chi sto parlando ad alta voce?”
A questo punto ho iniziato a provare una sorta di “freddo”. Non era un freddo fisico, era più un freddo psicologico. Non provavo paura, era come se stessi constatando un dato di fatto, come se lo stessi analizzando e pur sapendo che si trattava di me, non ne ero spaventato. La sensazione più vicina era una sorta di quieta tristezza.
Il teschio mi guardava, impassibile. E io restituivo lo sguardo. Altrettanto impassibile. Lo guardavo evaporare in volute nere e scintillanti e ricomporsi tra curve iperboliche, azzurre e gialle.
Queste parole ripetevo ad alta voce. Le dicevo come se stessi parlando ad un bambino. Senza particolare dolore o disperazione. Stavo constatando dei fatti. E pur sapendo che quei fatti riguardavano me, non ne ero spaventato.
Non so per quanto tempo sono andato avanti a ripetermi queste cose. Potrei giurare che il teschio mi stesse sorridendo.
Mentre parlavo giravo per casa, gesticolando. Spesso mi sono guardato allo specchio e da un lato è stato divertente vedere come la mia faccia si trasformava, cambiando colori e forme. Era davvero divertente!
Dall’altro ero convintissimo di vedere i miei occhi da bambino e mi ha fatto malissimo. Ho pensato all’innocenza che ho perso tanti anni fa, sotto le botte fisiche e psicologiche che ho preso, per anni. Ho pensato alle scelte che non ho fatto per paura. A quelle che ho fatto per paura. Volevo rompere lo specchio e raggiungere quel bambino, forse lo specchio rappresentava qualcosa, non lo so ma quando ho messo una mano sullo specchio ho sentito freddo ed ho capito che non era possibile raggiungere quel bambino. Ho sentito che era perduto per sempre ed ho iniziato a piangere.
Sono scappato a letto, mi sono letteralmente seppellito sotto le coperte piangendo a dirotto, di un pianto che era parecchio liberatorio, come quando si incide un ascesso per fare uscire il pus.
Quando ho finito di piangere, qualche secolo dopo, sono riemerso dalle coperte ed ho trovato un pezzo di pane avanzato dalla mattina. L’ho preso in mano e l’ho annusato. Sapeva di ricordi lontani, di un caminetto acceso, di una famiglia che persi prima di rendermi conto di quanto fosse importante, di serenità conquistata a fatica e persa troppo presto.
Mi sono infilato il pezzo di pane in bocca e ce l’ho tenuto per un tempo infinito, senza masticarlo, senza deglutirlo. Li, come un ricordo che non vuoi perdere ma che sai che prima o poi si dissolverà.
Il sapore del pane mi ha tranquillizzato moltissimo e nel frattempo la Musica è tornata, come una coperta calda, come un abbraccio, come un bacio sulla fronte.
E piano, molto piano, ho sentito il mio corpo che si rilassava, ogni tensione si scioglieva, le visioni hanno iniziato a recedere, il teschio si è nascosto tra le pieghe di un qualcosa che non sono riuscito a capire. É stata una discesa molto molto dolce, quasi tenera.
Non so che ore fossero, ho perso ogni computo del tempo. Mi sono addormentato.
Mi sono svegliato un milione di anni dopo, stanchissimo, letteralmente esausto. Mi sono alzato per urinare e mi sono rimesso a letto a dormire. Ho sognato, tanto. A colori vividi. Sogni tranquilli, belli. Sogni di amori che non ho mai vissuto, di esperienze che non ho mai fatto ma comunque sogni che mi hanno portato serenità.
É stata una esperienza davvero impegnativa. Più delle visuali è stato il viaggio emotivo che mi ha strapazzato per bene, che da un lato mi ha gratificato e dall’altro mi ha fatto davvero male ma tant’è: non è possibile pretendere che una esperienza psichedelica debba essere per forza ogni volta piacevole e pucciosa, se è una vera esperienza psichedelica, onesta e sincera.
E no, non è stato un bad trip, al contrario. É stato un viaggio meraviglioso. Difficile, certo. Doloroso, assolutamente si ma non posso davvero definirlo un bad trip. Ad oggi, a quasi un anno dall’inizio della mia esperienza psichedelica, non ho ancora mai esperito un bad trip. Forse non esiste un bad trip? Forse è come ci approcciamo noi all’esperienza che determina il bad trip e non il viaggio in se?
Forse. Non lo so davvero. So che fino ad oggi, nonostante tutto, ho ricavato solo benefici dall’assunzione moderata e in Scienza e Coscenza di queste sostanze.
Il che non è poco.
Se devo trarre delle conclusioni, paragonando le esperienze tra LSD e psilocibina, posso concludere (per ora) che:
A questo punto sono davvero curioso di capire il dosaggio equivalente di LSD, ovvero: date le ovvie variabili e la difficoltà di comparazione, un dosaggio di 26-51mg di psilocibina a quanti µg di LSD corrisponde?
Mi aspetta un altro, intensissimo viaggio, tra qualche mese.