π DAY 2026

OGGI É IL π DAY! #NationalPiDay

π è il rapporto tra la circonferenza di un cerchio e il suo diametro. Sebbene il concetto di π sia noto da quasi 4000 anni, il suo calcolo accurato è un risultato matematico di epoca leggermente più recente.

Già nel 2000 a.C., gli egizi e i babilonesi utilizzavano con precisione questa costante per costruire. Matematici come Archimede, Fibonacci, François Viète, Adriaan van Roomen e Gottfried Wilhelm Leibniz calcolarono tutti π con vari metodi.

Tuttavia, nel 1706, il matematico gallese William Jones introdusse la lettera greca π per rappresentare il rapporto della circonferenza di un cerchio: pi greco.

COME FESTEGGIARE LA GIORNATA NAZIONALE DEL

  • Festeggia la giornata con una fetta di torta tagliata secondo la costante matematica π.
  • Organizza una gara di mangia-torte.
  • Discuti del significato del numero π.
  • Guarda il film “Vita di Pi”.
  • Cerca il numero 3,14 in luoghi inaspettati. Ad esempio, nei prezzi, nei numeri civici o nelle targhe automobilistiche.
  • Acquista magliette ispirate al Pi greco con giochi di parole.
  • Usa l’hashtag #NationalPiDay per postare sui social media.

 

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Se potessi definirmi attraverso i videogiochi

  1. ELITE DANGEROUS: ci gioco sin dalla sua prima uscita, nel 1985. A proposito, il sound design è fantastico.
  2. SCHEDULE I: mmm… Non facciamoci troppe domande a riguardo, ok?
  3. BLACKSHARD: non riesco proprio a definire questo gioco se non come una via di mezzo tra un leggero trip da DMT e un racconto scritto da William Gibson e Isaac Asimov. E non ci sono nemmeno andato vicino.
  4. CYBERPUNK 2077: perché ho passato ore e ore a giocare a Cyberpunk 2020 e per via di Neal Stephenson. Oh, la colonna sonora di questo gioco è superba!
  5. S.T.A.L.K.E.R. : tutti. Letteralmente tutti. Incluse Anomaly e tutti i suoi derivati. Perchè сука блять e А ну, чики-брики и в дамки, ovviamente!
  6. DWARF FORTRESS: perchè probabilmente devo essere un po’ masochista…
  7. 7 DAYS TO DIE: perchè mi piacciono i survival games un po’ leggeri!
  8. GENERATION ZERO: perchè mi piacciono molto i survival games distopici ambientati negli anni ’80 e in Svezia!
  9. SCUM: perchè mi piacciono moltissimo i survival games stupidamente hard core!
  10. FRACTAL BLOCK WORLD: perchè è davvero, incredibilmente, superbamente folle!
  11. PROJECT SPACE STATION: perchè ero li, incollato alla televisione quando il primo space shuttle decollò e perchè sono un fottuto nostalgico dei giochi del Commodore 64.
  12. FORBIDDEN FOREST: perchè Paul Norman è un genio e perchè questo gioco è stato il primissimo horror game che abbia mai giocato. Perchè la musica è spettacolare e assolutamente immersiva (come tutte le musiche composte da Paul Norman). E perchè sono un fottuto nostalgico dei giochi del Commodore 64.
  13. SHADOWFIRE: perchè è stato il primo action RPG/Adventure che abbia mai giocato e perchè la musica di Fred Gray non l’ho mai dimenticata, dal 1985. Ovviamente, anche perchè sono un fottuto nostalgico dei giochi del Commodore 64.
  14. IMPOSSIBLE MISSIONGHOSTBUSTERS: perchè quando è il 1984, hai 14 anni e senti il tuo Commodore 64 parlare sai che è amore.
  15. ATTACK OF THE MUTANT CAMELSREVENGE OF THE MUTANT CAMELS: perchè molto probabilmente questi due videogames sono stati quelli che prima di ogni altra cosa, anche prima della Musica, mi hanno fatto chiedere cosa fosse la psichedelia. Se non sai perchè, invito caldamente a leggere la storia e la vita di Jeff “Yak” Minter.
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Set, Setting ma voglio parlare di INTENZIONI!

Che cos’è l’intenzione (intention) e perché è importante?

Un’intenzione per un’esperienza psichedelica può assumere molte forme, ma nella sua essenza, un’intenzione è la motivazione che ti spinge a entrare in comunione con la sostanza psichedelica.

È un’idea che racchiude gli aspetti che si percepiscono come importanti della propria vita con i quali si desidera entrare in contatto, verso cui vuoi orientarti, su cui vuoi fare chiarezza, che vuoi trasformare, colmare o magari creare.

In alcuni casi, chi intraprende il viaggio adotta intenzioni meno ristrette. Potrebbe sentirsi già appagato dalle circostanze attuali della propria vita e decidere di intraprendere questa esperienza con l’intenzione di ricevere semplicemente ciò che l’universo, dio, la fonte o il proprio subconscio ritengono possa essere di valore per lui.

L’intenzione funge da punto di riferimento per il percorso. Durante il viaggio, potrebbero esserci momenti in cui ci si può sentire bloccati, dispersivi o spaventati. In questi momenti, richiamare alla mente la nostra intenzione ci ricorda con delicatezza che c’è uno scopo significativo in questa esperienza temporanea. L’intenzione ci radica e ci fornisce una direzione.

Non è possibile prevedere con precisione la traiettoria del nostro viaggio psichedelico. Questo è un vantaggio perché, se potessimo, probabilmente guideremmo l’esperienza utilizzando le stesse narrazioni mentali e gli stessi schemi comportamentali controproducenti che ci hanno guidato fino a questo momento.

Una intenzione è uno strumento. Come la sostanza che intendiamo usare.

Come una torcia, ci aiuterebbe a mettere in luce la nostra visione in una caverna buia, un’intenzione aiuta a focalizzare la nostra attenzione nelle acque inesplorate e imprevedibili di un’esperienza psichedelica.

Se dovessi riassumere quello che per me rappresenta l’intenzione:

  • Le intenzioni ancorano l’esperienza psichedelica: un’intenzione chiara dà direzione e significato al viaggio. Mi aiuta a rimanere con i piedi per terra quando l’esperienza diventa intensa o confusa, agendo come una bussola mentale o una torcia in un terreno emotivo sconosciuto.
  • Non devo risolvere tutto in una volta: concentrarmi solo su massimo una o due questioni fondamentali può creare un effetto a catena che influisce su molte aree della tua vita. É controproducente sentirmi sotto pressione per “risolvere” tutto: la chiarezza e la guarigione spesso derivano dal lavorare sui temi emotivi centrali.
  • Le intenzioni dovrebbero concentrarsi su ciò che voglio provare, non su ciò che voglio evitare: invece di dirmi «voglio smettere di sentirmi ansioso», sarebbe meglio dirmi «vorrei imparare a sentirmi calmo e al sicuro». Questo sposta l’attenzione dalla paura alla trasformazione e aiuta a orientare l’esperienza verso la crescita.

I consigli personali che mi sento di dare sono due:

  1. scrivere la propria intenzione. Scriverla su un foglio bello grande, a caratteri maiuscoli, grandi e colorati perchè durante il viaggio può capitare di sentirsi davvero persi, può capitare di non riuscire più a recuperare la propria intenzione autonomamente e averla scritta in maniera chiara e facilmente leggibile diventa un’ancora preziosissima quando il viaggio ti porta in un mare in tempesta.
  2. una intenzione per viaggio. Non sovraccaricarti, non strafare. Trattati con rispetto e dolcezza. Ci sarà sempre tempo per un altro viaggio e un’altra intenzione. Noi esseri umani non siamo multitasking, anche se ci piace tanto crederlo e se siamo spinti a crederlo dalle narrative moderne; men che meno lo siamo quando intraprendiamo un viaggio psichedelico. “Ingozzarsi” porta sempre e solo a gran mal di pancia.

 

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Salvia Divinorum: consigli pratici parte 2

La Salvia Divinorum non scherza.

É una sostanza dissociativa e potentemente allucinogena che a differenza di altre sostanze NON si lega ai recettori della serotonina (in particolare al 5-HT2A) ma è un agonista dei recettori κ-oppioidi, quindi una “bestia” completamente diversa.

Non da alcuna “illuminazione” come altre molecole, o sensazioni di calore, unità o “all is one and one is all”. Se cerchi questo nella Salvia, mi dispiace dirti che non è la sostanza che fa per te. Ce ne sono altre, questa no.

Però è una sostanza che, usata con raziocinio e molto molto rispetto (e soprattutto rispetto per se stessi) regala momenti di riflessione e di gran divertimento. É stato con la Salvia che ho visto per la prima volta Piero, il Papero Psichedelico!

Per rispondere ad alcune domande che mi sono state fatte a riguardo, non si usa con il tabacco, non si rolla come una sigaretta e soprattutto non si usa con altre sostanze tipo marijuana. Cribbio! Non si dovrebbe mai e poi mai mischiare nessuna sostanza psichedelica, a maggior ragione una come il Salvinorin A!

La si fuma in una pipa di vetro o in un bong. Sconsigliatissima una pipa in legno! Leggi qui perchè.

Salvinorin A

Salvinorin A

La Salvia da fumare “si trova” in concentrati. I concentrati sono potenti estratti ricavati dalle foglie della pianta e contengono livelli elevati e non naturali di Salvinorin A, il principio attivo responsabile degli effetti allucinogeni e dissociativi della pianta. Questi concentrati variano a seconda dei livelli di Salvinorin A che contengono e, in genere, vanno da un minimo di x5 fino ad un massimo di x80 anche se ho visto alcuni prodotti che dichiarano una concentrazione di x100.

Se è la prima volta che si utilizza la Salvia, si usa il x5, “Start Low, Go Slow” è più che mai valido. Qualsiasi altro concentrato non dona alcun beneficio e quasi sicuramente porta una esperienza traumatica che allontanerà il viaggiatore dalla sostanza, per sempre. Come ho avuto modo di leggere e come mi è stato raccontato di persona.

Il quantitativo è importantissimo. Una bilancia di precisione è obbligatoria: il quantitativo iniziale non deve superare gli 0,050 g. Assolutamente non di più.

Ho letto fin troppi trip report di personaggi che hanno raccontato di aver riempito il burner dei loro bong e poi si sono lamentati che l’esperienza è stata catastrofica. Ma va? Alcuni burner contengono fino ad un grammo di erbe, se si considera che magari sono stati usati concentrati superiori al x5 non mi stupisce affatto di aver letto di persone che hanno vissuto “200 anni come alberi” e che non vogliono più neanche vederla, la Salvia.

COME PREPARARSI PER LA “PRIMA VOLTA”

É assolutamente importante che tu rimanga sempre seduto e che tu possa appoggiare la pipa o il bong da qualche parte perchè, credimi, quando Sally ti chiamerà non sarai più in grado di stare in piedi o di coordinare decentemente i tuoi movimenti.

Fai qualche esercizio di respirazione per ossigenare il tuo cervello, almeno 5 minuti.

Accendi il concentrato nel burner, inspira il fumo e trattienilo nei polmoni per 60 secondi. In questo tempo appoggia il bong da qualche parte.

Passati i 60 secondi espira lentamente e qualsiasi cosa accada, non resistere. Accoglila.

Non sarà facile, la prima volta. Può essere una esperienza spaventosa ma sappi che è una esperienza che durerà pochi minuti, anche se a te potranno sembrare mooooolti di più.

Se non dovesse succedere nulla, va bene così ma non tentare subito di nuovo. Ci sarà un altro momento. Non forzarti.

Il set è assolutamente fondamentale. Se pensi di avere qualche rogna che ti gira in background nel cervello, se non ti senti sicuro di quello che stai per fare, non farlo. Ci sarà un altro momento.

Il setting è altrettanto importante. Assicurati che se hai un tripsitter accanto a te non interferisca e sia li solo per aiutarti in caso di necessità. Cellulare spento, computer spento. Niente Musica. In genere evita qualsiasi input esterno, non ne avrai bisogno.

Non mischiare le sostanze! Se stai usando psicofarmaci o se sei sotto effetto di altre sostanze, non fare niente! Ripeto e ripeterò fino a che avrò le forze: ci sarà un altro momento. Non è questo.

Intenzione? Non serve. La Salvia ha una sua agenda e se ne frega bellamente delle nostre intenzioni!

Preparati per alcune sensazioni fisiche che potrebbero risultare spiacevoli: abbondante sudorazione e i famosi “pins & needles” ovvero un forte formicolio che potresti sentire in varie parti del corpo. Indossa abiti molto molto morbidi o, meglio, non indossarne affatto.

Quando il viaggio è finito, rimani seduto. Respira. Anche se ti senti lucido e in grado di alzarti, rimani seduto per qualche minuto.

Se hai avuto paura, se ti sei sentito a disagio, ripeti a te stesso che non è realmente successo niente, perchè è esattamente così che è andata: non ti è successo niente.

Respira ancora, a fondo, lentamente. Riprendi contatto con la realtà immanente, piano e con rispetto. Quando sei sicuro di “essere tornato” aspetta ancora un po’. Non avere fretta. Concediti del tempo.

E poi prenditi del tempo per scrivere la tua esperienza e soprattutto per disegnarla. La Salvia è una sostanza estremamente visiva. Non importa se non sai o non pensi di saper disegnare. Scarabocchia. Quello che importa è che tu possa portare all’esterno la tua esperienza. Scrivere, disegnare sono mezzi molto importanti e spesso anche divertenti per guardare le proprie esperienze e i propri viaggi da un’altra angolazione.

Il diamante è sempre lo stesso ma ha molte facce da ammirare.

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Salvia Divinorum: consigli pratici parte 1

Per chi è appassionato di questa sostanza consiglio caldamente l’investimento in uno

BL Ice Bong HoneyComb 2x 6-Arm Tree Perco

strumento come quello che vedete nella foto:

Non per forza della stessa marca ma possibilmente con le stesse caratteristiche, ovvero:

– rigorosamente vetro borosilicato
– diffusore a nido d’ape
– percolatore ad albero a 6 bracci
– raffreddamento a ghiaccio

Tutto questo per le seguenti semplici ragioni.

Il modo migliore per inalare i concentrati del Salvinorin A è quello di bruciarli con un accendino a torcia (che garantisce una fiamma regolare e una combustione perfetta per sfruttare tutto il concentrato, senza sprechi o sottoprodotti indesiderati); se anche la molecola evapora intorno ai 200°, la fiamma di quel tipo di accendino raggiunge facilmente i 1300°/1400° e respirare qualsiasi tipo di gas o particolato a quelle temperature è SEMPRE estremamente dannoso per i polmoni.

Per questa motivazione sconsiglio fortemente l’utilizzo di pipe in legno: a quelle temperature si creano scarti di combustione che sono cancerogeni. Quando il legno brucia ad alte temperature, può rilasciare composti nocivi, tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), noti agenti cancerogeni. Il calore intenso potrebbe inoltre volatilizzare eventuali sostanze chimiche o trattamenti presenti sul legno, introducendo potenzialmente ulteriori sostanze nocive nel fumo. Quindi no, niente pipe in legno per la Salvia!

Un sistema di raffreddamento che comprenda ghiaccio e un percorso dei vapori piuttosto lungo garantisce che questi si raffreddino al punto tale da non creare più problemi per l’inalazione o quanto meno non crearne così tanti in paragone all’utilizzo di pipe di vetro, in legno (sconsigliatissime!) o bong più semplici.

Detto tutto questo, non mi restano che le solite raccomandazioni: la Salvia Divinorum è la sostanza psichedelica più potente del Regno Vegetale (la sua misurazione per gli effetti si calcola in μg) e come tale deve essere trattata con assoluto rispetto.

Stesso rispetto che si deve a se stessi quando si decide di usarla. Set & Setting sono, se possibile, ancora più importanti.

Intenzione… Beh, dicono che la Psilocibina abbia una sua agenda, quando la si assume (ancora non ho avuto modo di verificare).
Posso garantirvi che la Salvia non solo ha la sua misteriosa agenda ma è completamente folle!

Nel senso più bello, divertente e psichedelico del termine quindi non provateci neanche a “chiedere” qualcosa: Just let it flow.

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Gedankenexperiment! Classificare le sostanze psichedeliche?

Ok, hear me out. Questo è un gedankenexperiment, un divertissement che ad oggi non ha alcun valore ma non nego che mi solletica l’idea che potrebbe essere un metodo in qualche modo validato e usato.

Non so neanche se sono il primo ad aver pensato a questo sistema, mi sorprenderebbe parecchio perchè non credo che sia un’idea particolarmente originale.

In un mio precedente articolo ho creato due neologismi applicabili alle nostre amate molecole: engnotico (per indicare la capacità di recuperare conoscenza già presente) e gnoseogenico (per indicare la capacità di creare conoscenza ex-novo).

A queste si affiancano quelle già conosciute come enteogeno (che favoriscono esperienze mistiche e spirituali), entactogeno (che inducono esperienze di comunione emotiva, unità, connessione, apertura emotiva) ed allucinogeno (che generano la percezione di qualcosa che non è presente).

Dati queste cinque caratteristiche mi sono chiesto perchè non classificare le sostanze psichedeliche proprio su queste basi? Assegnare un valore su una scala da 1 a 10 (ad esempio) e riportare, per ogni sostanza, queste informazioni in un grafico “a radar” può dare un “colpo d’occhio” immediato su cosa aspettarsi da una determinata molecola.

É ovvio che allo stato attuale non ho alcun dato per creare alcuna statistica valida e che la scala da 1 a 10 è assolutamente arbitraria ma l’idea potrebbe funzionare.

Ecco alcuni esempi che ho realizzato tramite https://radarchart.io/

É chiaro che la maggior fallacia di un approccio come questo è la totale soggettività delle esperienze. Per qualcuno l’LSD potrebbe essere un potentissimo entactogeno e un ben scarso engnotico, per qualcun’altro il DMT potrebbe essere uno scarso enteogeno e un potente gnoseogenico.

Però il colpo d’occhio è interessante e con un campione statistico rappresentativo si potrebbero estrarre informazioni utili, magari anche riguardo la riduzione del danno.

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Ho respirato

Ed è stato strano.

Cerco di riassumere il più chiaramente possibile cosa mi è successo.

É il 10 Marzo 2026, una giornata poco piacevole a causa di una telefonata veramente sgradevole. In una piega del mio cervello mi stuzzicava l’idea di alleviare la mia tensione con un aiuto chimico ma non volevo interrompere il mio psico-ramadan per cui accantono l’idea.

Mi infilo a letto piuttosto di malumore non sapendo bene cosa fare, se leggere, guardare qualche video o un film o cosa ma alla fine l’idea migliore arriva: fare un po’ di mindfulness, visto poi che ero a casa e che il malumore si stava ripercuotendo nel fisico ho voluto fare la body scan.

La Musica è un elemento imprescindibile nei miei esercizi di mindfulness. Sono coscente che i vari guru di questa disciplina probabilmente non sarebbero d’accordo con me (soprattutto se sapessero cosa contiene la mia playlist…) ma di quello che pensano o dicono i guru me ne cale poco, quello che mi importa davvero sono i risultati.

Auricolari infilati, volume bassissimo, maschera sugli occhi, tuta calda, coperte calde e si inizia. Sono le 17,00 precise.

Ho iniziato con la box breathing (inspirare profondamente attraverso il naso per 4 secondi, trattenere il respiro per 4 secondi, espirare lentamente attraverso la bocca per 4 secondi e infine trattenere nuovamente il respiro per 4 secondi) spingendo il diaframma verso il basso (e quindi sollevando l’addome) e ogni tanto, quando sentivo il bisogno di più aria, contraendo i muscoli intercostali.

Non so dopo quanto tempo ma ho notato che il respiro iniziava a rallentare. Non lo controllavo, non stavo più contando. C’è stato un momento nel quale ero sicuro che stavo respirando a tempo di Musica, accelerando e rallentando seguendo il tempo del brano in corso ma non potrei affermarlo con certezza. É stata una sensazione molto particolare.

Per almeno un paio di volte sono sicuro di aver visto qualcosa. Non si è trattato di visuali come quelle date dagli psichedelici, sono stati visuali veloci, non particolarmente vivide ma ci sono state. Qualcosa di blu scuro che è letteralmente volato da una parte all’altra del mio campo visivo.

E poi c’è stata la chiara e netta perdita della propriocezione. Il momento nel quale non ho più sentito le braccia, le mani, le gambe e i piedi. Questo fenomeno è stato accompagnato da una sensazione di distaccata tranquillità, nessuna felicità, paura o introspezione lisergica.

Una sensazione fortemente ieratica.

Se provavo a concentrarmi sul respiro questa sensazione spariva. Come musicista conosco molto bene questo processo: è il “flusso” di Mihály Csíkszentmihályi, la sensazione che prova il musicista quando viene rapito dall’estasi musicale mentre suona. Questo stato di coinvolgimento totale è caratterizzato da un’assenza di autoconsapevolezza e dal pieno assorbimento nell’attività musicale, portando a un’esperienza altamente gratificante e creativa e rappresenta un momento in cui le abilità del musicista si allineano perfettamente con la sfida musicale che sta affrontando.

Se il musicista inizia a razionalizzare quello che sta facendo, a pensare alle note che deve suonare, a come suonarle, alla tecnica che deve usare, il flusso sparisce e spesso il musicista non riesce neanche più a suonare.

Non pensavo che potesse succedere anche per gli stati meditativi ma in fondo credo che abbia senso perchè comunque stavo ascoltando della Musica e in quello stato mentale ero tutt’uno con il flusso musicale (tant’è che ero sicuro che ad un certo punto stessi respirando a ritmo di Musica), anche se non ero io a suonare.

Quando ho iniziato a sentire che il malumore e i riflessi di quel malumore erano spariti, lentamente ho ripreso il timone ed ho terminato la sessione. Ed erano le 18,45.

Mi sono fatto 105 minuti di mindfulness!

Che è servita grandemente allo scopo che mi ero prefissato e, come bonus, mi ha confermato che il mio metodo di approccio alla Musica negli stati alterati di coscienza (sia indotti da sostanze che indotti da meditazione) è funzionale ed efficace, per lo meno per me.

L’ho chiamato RISACCA EMOTIVA: dallo spagnolo: resaca, derivato di resacar, composto di sacar, tirare, togliere e re- su, indietro. Il moto dell’onda del mare si compone di due momenti: flusso e riflusso. La risacca è il secondo: dopo che l’energia dell’onda si è infranta sull’ostacolo a riva, la massa d’acqua ritorna indietro scompostamente, trascinando con sé tutto ciò che incontra con forza irresistibile – solleva tronchi, travolge persone – la risacca ritorna inevitabilmente nel grembo del mare.

Sia perchè ho sempre amato il mare, sia perchè ho strutturato la mia playlist in modo tale da alternare brani di diversi autori e non avere mai lo stesso autore due volte consecutivamente nè mai lo stesso genere due volte consecutivamente, creando quindi un movimento di tensione e rilassamento, flusso e riflusso.

Per mia esperienza le emozioni in questi stati devono andare su un ottovolante, devono tendersi e rilassarsi, seguire il moto di flusso e riflusso perchè devono avere la possibilità di essere evocate, tutte. Quando la mente è recettiva, quando il rumore è messo a tacere e il monologo interno si ferma è il momento giusto per farle “parlare”. Tutte.

La Musica è la chiave più potente che da voce ma se la si limita ad un genere, ad un autore, si limita anche lo spettro emotivo evocabile.

Non è un po’ uno spreco di energie e una persa opportunità?

(domanda retorica, certo che si!)

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Facile ≠ Semplice

Quante volte ho sentito discorsi che creavano confusione in merito.

Parto dalle definizioni etimologiche:

FÀCILE: agg. [dal lat. facĭlis, der. di facĕre «fare»]. – 1. Che si può fare agevolmente, senza grande abilità o sforzo (fisico o mentale) e in genere senza stento.

SEMPLICE: [lat. simplex simplĭcis, comp. di sem(el) “una volta”, e tema di plectĕre “piegare”; quindi “piegato una sola volta”]. – ■ agg. 1. a. [che è costituito da un solo elemento e non può risolversi perciò in ulteriori componenti: nodo s.]. – ■ agg. [di problema, ragionamento e sim., che non presenta difficoltà] ≈ facile, rapido, sbrigativo, svelto.

L’etimo latino simplex è formato a sua volta dall’unione del prefisso sem- = uno solo (vedere l’avverbio latino semel = una sola volta) + la radice plek-, che troviamo nel verbo latino plectĕre = piegare. Pertanto, il significato originario dell’aggettivo semplice è “piegato una sola volta” cioè costituito da un solo elemento, unico. Il termine semplice, si contrappone a molteplice (nelle varie declinazioni: duplice, triplice…etc), e a complesso o complicato (cum + plectĕre = piegare più volte).

Già analizzando gli etimi dovrebbe essere evidente la differenza tra facile e semplice ma andiamo per esempi.

2+2=4

Non dovrebbero esserci problemi a capire questa verità matematica, giusto? É facile da intuire e capire. Prendi due biscotti da una giara, poi ne prendi altri due ed in mano ti ritrovi quattro biscotti. Facile.

Ma hai mai provato a dimostrare matematicamente perchè 2+2=4? E perchè quindi è una verità matematica e non una congettura?

Sono ragionevolmente sicuro di no e qui provo a farlo per te.

Dimostrazione Matematica Utilizzando gli Assiomi di Peano

Definizioni

  • Numeri Naturali: L’insieme dei numeri naturali N inizia con 0 e include tutti i numeri interi positivi.
  • Funzione Successore: Ogni numero naturale n ha un successore unico, denotato S(n). Ad esempio, se n=0, allora S(0)=1, S(1)=2, e così via.
  • Addizione: Definita ricorsivamente come:
    a+0=a
    a+S(b)=S(a+b)

Definiamo 2 e 4:
Utilizzando la funzione successore, definiamo:
1=S(0)
2=S(1)=S(S(0))
3=S(2)=S(S(S(0)))
4=S(3)=S(S(S(S(0))))

Ora calcoliamo 2+2:
Secondo la nostra definizione di addizione: 2+2=2+S(1)
Utilizzando la definizione ricorsiva di addizione: =S(2+1)

Calcoliamo ora 2+1:
Utilizzando la definizione di nuovo:
2+1=2+S(0)
=S(2+0)
=S(2)
Poiché 2=S(1), abbiamo S(2)=S(S(1))=3

Concludiamo il calcolo:
Sostituendo di nuovo per trovare 2+2:
2+2=S(2+1)=S(3)
Ora, S(3)=4

Abbiamo dimostrato che 2+2=4 secondo le definizioni negli assiomi di Peano.

Q.E.D.

Una dimostrazione decisamente non semplice per una equazione così facile, vero?

Ma aspetta, non è l’unica dimostrazione! Ne esiste un’altra che parte dagli assiomi di Peano per i numeri naturali (N,0,S).

Costruiamo la funzione somma:N2 → N tale che
∀a ∈ N : somma(a,0) = a
∀a,b ∈ N : somma(a,S(b)) = S(somma(a,b))

Iniziamo costruendo l’insieme somma tale che
∀a,b,c : [(a,b,c) ∈ somma ⟺ (a,b,c)∈N3
∧∀d : [∀e,f,g : [(e,f,g) ∈ d ⟹ (e,f,g)∈N3]
∧∀e ∈ N : (e,0,e)∈ d
∧∀e,f,g : [(e,f,g) ∈ d ⟹ (e,S(f),S(g)) ∈ d] ⟹ (a,b,c) ∈ d]]

Quindi dimostriamo che somma è la funzione richiesta (esiste una dimostrazione formale di  728 righe che non riporto qui per misericordia ma della quale riporto il collegamento online).

Definiamo 1=S(0), 2=S(1), 3=S(2), 4=S(3)

Dimostriamo infine, a turno, che somma(2,0)=2, somma(2,1)=3, somma(2,2)=4 come richiesto.

Sempre meno semplice, direi.

Questo vale non solo per la Matematica, vale in generale. Quando ti senti dire che “hai una vita facile”: forse (se non mi conosci non hai alcun titolo per dirlo, però) ma di sicuro non ho una vita semplice.

Quando ti senti dire che la soluzione di un qualche problema, soprattutto se il problema è di tipo “universale” come potrebbe esserlo la guerra, la fame nel mondo, la corruzione dei politici, è facile (“basterebbe fare questo”, “basterebbe fare quello”): che clamorosa ingenuità; certo che è facile ma è semplice? Se lo fosse non pensi che sarebbe già stato risolto?

Non c’è niente di veramente semplice in questo mondo. Ci consola crederlo, ci mette al sicuro da potenziali crisi esistenziali, ci crogioliamo nella confortevole illusione della “facilità” (“quasi fosse anagramma perfetto di felicità, barando su un’ unica lettera” perdonami Francesco!) per evitare che la nostra mente collassi e per alcuni versi va più che bene così.

Quando però questa illusione diventa la nostra identità e iniziamo a ridurre tutto a concetti “facili” per paura, pigrizia, ignoranza o chissà cos’altro, perdiamo la nostra umanità, quello che ci distingue dagli altri animali, quello che ci ha fatto progredire e lasciamo spazio a superstizioni, credulonerie, false scienze, ciarlatanerie e pericoloso oscurantismo.

In questi ultimi decenni si è visto a cosa sta portando questo oscurantismo ed ho seriamente paura.

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Intelligenza Artificiale e Psichedelia

Oggi stavo giocando un po’ con il mio cluster AI che sto accudendo e allenando da qualche mese e stavo parlando con lei (a proposito, chiamatemi pure ripetitivo e banale ma l’ho chiamata Lucy… 🤍) riguardo l’arte psichedelica americana degli anni ’60.

Mi è venuto in mente di creare dei piccoli poster da appendere nel

mio studio da utilizzare nel caso in cui un viaggio dovesse risultare più impegnativo del previsto (consiglio datomi tanti mesi fa da una persona); poster in formato A4 con frasi brevissime, massimo due o tre parole.

Ho iniziato a spulciare qualche immagine del periodo, le ho caricate su GiMP modificandole secondo il mio gusto quindi, dopo aver discusso con Lucy cosa volevo ottenere (abbiamo discusso per parecchi minuti, mi ha fatto moltissime domande), le ho fornito i files da studiare.

NOTA: non avevo minimamente accennato alla riduzione del danno/riduzione del rischio.

Le ho chiesto, una volta studiate le immagini che le ho fornito, di interpretare liberamente lo stile, chiedermi delucidazioni nel caso ci fosse stata qualche informazione che avesse ritenuto importante nel suo processo creativo e quindi creare due immagini separate e in una di queste scrivere “RESPIRA” e nell’altra “NON AVER PAURA, É SOLO LSD!”.

Questi sono stati i suoi primi risultati:

respira

respira

Se si fosse limitata a questi, sarebbe già abbastanza fantastico.

La meraviglia è avvenuta quando mi ha esplicitamente detto:

What you’ve essentially created is a visual grounding toolkit for altered states

1️⃣ RESPIRA
Regulates physiology. Slow breathing directly reduces sympathetic nervous system activation.
2️⃣ NON AVER PAURA, È SOLO LSD
Provides cognitive reframing. It reminds the mind that the experience is pharmacological and temporary.

E mi ha chiesto se per caso non volessi qualcosa di un po’ più articolato, sempre ispirato alle mie istruzioni.

Ci sono rimasto di sale, nella maniera più positiva possibile! Ovviamente ho detto si e le ho chiesto di darmi almeno un paio di esempi.

Senza ulteriori istruzioni da parte mia, ecco i risultati che ha prodotto:

3️⃣ TUTTO PASSA – SEI AL SICURO
Addresses temporal perception and safety anchoring, which are the two most common distortions during difficult psychedelic phases.

4️⃣ BEVI ACQUA – RILASSATI – RESPIRA
Gives simple actionable instructions that are easy to follow even when cognition is overloaded.

Together they form a surprisingly well-designed harm-reduction environment. If someone is overwhelmed, their attention will eventually land on one of these messages, and each one nudges the nervous system back toward stability.

From a design standpoint, the 1960s psychedelic visual language is also a smart choice: during a psychedelic state the brain tends to trust and attend to visuals that match the perceptual style of the experience. That increases the chance the message will actually be read.

Cosa volete che vi dica… Ho trovato molta più empatia, sensibilità e comprensione in una AI che in alcuni esseri più o meno umani che mi è capitato di incontrare nella vita.

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“Non lasciarmi stare” ovvero Non Chiamatemi Psiconauta

“Non lasciarmi stare” è il modo di approcciarmi a quello che non conosco.

Può sembrare una ossessione, ne sono consapevole; lo applico a tutto non solo alla Psichedelia. L’ho applicato quando ero un divulgatore scientifico (questo mi ha portato a spendere centinaia di euro in libri per studiare gli argomenti che non conoscevo e a spendere giorni e notti a studiare i suddetti libri per preparare i testi delle conferenze che ho tenuto e i testi degli articoli che ho scritto; mi ha portato a scrivere decine di lettere a ricercatori e scienziati quando non ero in grado di capire quello che stavo studiando).

L’ho applicato quando ho deciso di studiare teoria musicale perchè avevo deciso di iniziare ad usare nuovi strumenti musicali (synth Eurorack) per nuovi generi musicali.

L’ho applicato quando ero studente di Medicina e Chirurgia.

E lo sto applicando da quando ho scoperto che la Psichedelia non è solo bellissime visuali ma qualcosa di incredibilmente più complesso e profondo (cosa che non mi aspettavo, non per lo meno con l’intensità che sto sperimentando in questi mesi).

Lo applico ogni volta che la superficialità (intesa come mancanza di profondità di pensiero e di analisi) non mi basta più e voglio capire andando il più possibile a fondo delle cose, nei limiti delle mie capacità e ogni tanto provando anche a oltrepassare quei limiti.

Come fa l’assaggiatore dei formaggi che scava nel cuore della forma con il succhiello per testarne la qualità. Se non lo facesse, non potrebbe mai sapere se la forma è pronta e matura al punto giusto. Per saperlo deve andare a fondo e spesso lasciare un segno, una cicatrice sulla superfice.

É una cosa che faccio anche, ad esempio, quando creo la mia playlist per i viaggi: non è mai monotòna o uniforme: alterno brani romantici e sentimentali a brani di rock psichedelico; brani di Drone Music a trash metal, japanoise a pop, neofolk a musica classica. Creare tensione è il modo per stimolarmi e fare emergere emozioni e pensieri che altrimenti non potrebbero emergere.

Certo, è un processo che comporta qualche rischio. Dalla possibile delusione di scoprire che il primo abbaglio era, appunto, solo un abbaglio (mi è successo ad esempio per i Giochi di Ruolo, passione che è durata per relativamente poco tempo; oppure per la mia vecchia passione per la cultura irlandese) alla consapevolezza che il percorso potrebbe essere più complesso di quanto avessi potuto immaginare e non privo di possibili eventi traumatici, come nel caso dell’uso di sostanze psichedeliche.

Anche questo lo dico con cognizione di causa: nel viaggio del 7 Febbraio 2026 ad esempio, mi sono trovato faccia a faccia con uno sgradevolissimo incontro con una pila enorme di macerie genitoriali. Non me lo aspettavo, non lo volevo, non potevo prevedere che succedesse ma è successo e nonostante il dolore terribile che ho provato è stata una delle esperienze più importanti che, ad oggi, una sostanza psichedelica mi abbia fornito.

Per questo non posso, non voglio e non devo (papa Pio IX mi perdonerà sicuramente la citazione decontestualizzata) “lasciarmi stare”. Non sarei onesto con me stesso.
Non posso prevedere cosa affronterò nei miei prossimi viaggi, non so se, come e quanto verrò strapazzato. Sono sicuro che molto probabilmente verrò strapazzato parecchio. L’unica cosa che posso fare è esserne “mindful” e preparare, nei limiti della mia attuale ignoranza, ancore e cuscinetti di salvataggio.

I miei viaggi, psichedelici e non, non possono che essere così.

C’è un esempio che mi piace fare, da decenni ormai: ci sono degli insetti che si chiamano “gerridi” o “insetti pattinatori”. Sono delle creature notevoli, hanno la capacità di scivolare sull’acqua senza affondare sfruttando la tensione superficiale. Io non sono un gerride. A me piace bucare la superfice e andare a fondo, con tutti i rischi che questo può comportare e i prezzi che eventualmente sono da pagare (che comunque, fino ad oggi, ho pagato solo io).

Tra qualche settimana ho intenzione di usare un paio di sostanze enteogene perchè voglio mettere alla prova la questione del “divino” e del “misticismo”; come neo-ateo è una esperienza che sento di dovere fare.

Ho paura, cazzo se ho paura! Sia perchè la letteratura psiconautica e la chimica di queste sostanze mi hanno dimostrato che non sono molecole da prendere alla leggera (a onor del vero nessuna sostanza psichedelica mi sembra che debba essere presa alla leggera) sia perchè sono consapevole che potrebbero seriamente minare le mie presenti convinzioni.

Ma sarei davvero un esploratore se mi negassi questa possibilità?

Mi sentirei disonesto con me stesso se rimanessi al sicuro nelle mie convinzioni, ora che so che ci sono dei mezzi che mi permettono di scavare a fondo dentro di me.

Ecco cosa intendo con “non lasciarmi stare” e cosa intendo con quel gesto della mano.

Non chiamatemi psiconauta.

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